LEGGE ELETTORALE. FASIOLO - CELOTTI (PD): FVG SENZA PREFERENZA GENERE
(ACON) Trieste, 23 mar - "Se la presenza femminile nei Comuni è
aumentata, il merito va ricercato nella possibilità di esprimere
la doppia preferenza di genere. Una questione che, invece, in
Consiglio regionale si continua a eludere. Visto che su un totale
di 48 eletti sono solo dieci le donne presenti nell'assise
regionale, una domanda dovremmo porcela tutti".
Lo affermano in una nota le consigliere regionali Manuela Celotti
e Laura Fasiolo (Pd) commentando il rapporto Anci dal quale
emerge che il 40,5% degli amministratori locali sono donne.
"Le Regioni italiane hanno ormai tutte introdotto la doppia
preferenza di genere nelle rispettive leggi elettorali per le
elezioni regionali. All'appello manca il Friuli Venezia Giulia
che, insieme alla Sicilia, appare sempre più distante dal resto
d'Italia" continuano le due dem ricordando che "più volte il Pd,
attraverso una proposta di legge, con primo firmatario il
consigliere Francesco Russo, ha sollecitato e chiesto all'Aula di
inserire nella legge elettorale regionale la doppia preferenza di
genere, e in ogni occasione, in maniera assolutamente
strumentale, il Centrodestra ha scelto di rigettare questa
proposta di buon senso e civiltà".
"Le donne rappresentano più del 50 per cento della popolazione
regionale e sono assolutamente sotto rappresentate all'interno
del Consiglio regionale - evidenzianto le consigliere -. Non è un
caso, che le politiche di conciliazione per raggiungere una vera
parità di genere stentino a essere affrontate con coraggio e
siamo convinte che solo una maggiore presenza di donne
all'interno dell'Assemblea potrebbe garantire una svolta".
"La doppia preferenza di genere - incalzano le esponenti del Pd
- rappresenta uno strumento per superare il disequilibrio
attualmente presente e i dati relativi ai Comuni non fanno che
confermare questa realtà, perché laddove è stata introdotta, la
preferenza di genere ha contribuito ad aumentare la presenza
femminile".
Secondo Celotti e Fasiolo "non si tratta semplicemente di
aumentare il numero delle donne, ma di aumentare la
rappresentanza di una parte della popolazione, puntando a
raggiungere una vera parità di genere sia nella presenza
all'interno delle istituzioni, che in tutti gli altri ambiti
della vita delle donne".
ACON/COM/sm