50 ANNI TERREMOTO. CR A MESSA ZUPPI: SOLIDARIETÀ FU LEVA PER RIPARTIRE
(ACON) Gemona del Friuli, 3 mag - "Impariamo a lavorare
insieme, impariamo a far nostro il dolore dell'altro: in questo
c'è sempre la rinascita, la ricostruzione, il guardare al
futuro". È il messaggio lanciato nell'omelia dal cardinale Matteo
Zuppi, che nel pomeriggio a Gemona ha presieduto la messa solenne
di ricordo e ringraziamento in occasione delle celebrazioni per i
50 anni dal terremoto del Friuli.
Nella città simbolo del sisma del 1976 si è rinnovata la memoria
di una delle ferite più profonde della storia del Friuli Venezia
Giulia. Tra i presenti, il presidente del Consiglio regionale
Mauro Bordin con i vicepresidenti Francesco Russo e Stefano
Mazzolini e molti consiglieri regionali, il governatore
Massimiliano Fedriga con parte della Giunta, il sindaco di Gemona
Roberto Revelant, oltre a numerose autorità civili e militari,
delegazioni provenienti da tutto il Fvg e da diverse diocesi
italiane e slovene.
Un momento di preghiera e riflessione in un luogo particolarmente
significativo come la caserma Goi-Pantanali, dove durante il
sisma morirono 29 alpini del Battaglione Gemona, travolti dal
crollo della struttura. Un momento capace di intrecciare memoria
e identità e che conferma un percorso di rinascita ancora oggi
alla base della coesione della comunità friulana dopo la tragedia
del 6 maggio 1976, quando una violenta scossa diede inizio al
disastro che devastò numerosi centri, soprattutto nell'area
collinare e pedemontana, causando 990 vittime, 2.500 feriti e
60mila sfollati.
Il Friuli, in quella tragedia senza precedenti, scoprì la forza
della solidarietà, si sentì come mai prima comunità. La cerimonia
di oggi è servita proprio per condividere e ricordare con quale
forza il territorio friulano seppe rialzarsi grazie anche alle
migliaia di persone giunte da ogni parte d'Italia per dare una
mano a scavare tra le macerie e ricostruire, mettendo le basi per
il modello operativo dell'attuale Protezione civile.
"Oggi - ha dichiarato Bordin - si celebra una ricorrenza che
richiama dolore e distruzione, ma anche l'orgoglio friulano,
capace di trasformarsi in energia e determinazione per
ricostruire il territorio. Fondamentale fu il ruolo della Chiesa
che, guidata dall'arcivescovo Battisti e dai sacerdoti, seppe
stare accanto alle comunità, mettendo al centro le persone prima
ancora degli edifici e contribuendo in modo decisivo a un modello
di rilancio oggi riconosciuto anche oltre i confini nazionali".
"Credo - ha affermato Russo, riferendosi alla celebrazione
liturgica - che sia il modo più bello per ricordare anche il
ruolo straordinario che la Chiesa ebbe in quei momenti difficili.
Come spesso accade nelle crisi, la Chiesa seppe esprimere una
sensibilità particolare. Fu proprio allora che venne indicata una
priorità chiara: prima le fabbriche, poi le case e solo alla fine
le chiese. In realtà, la comunità ecclesiale rappresentò la vera
infrastruttura che tenne insieme il territorio in tempi così
duri. E, da docente dell'Università di Udine, mi piace ricordare
che fu proprio la Chiesa a dare la spinta decisiva alla nascita
di quella che oggi è una delle istituzioni più amate del Friuli:
l'Università degli Studi di Udine".
"È stata una cerimonia intensa - ha commentato Mazzolini -. Il
cardinale ha ricordato quanto accaduto nel '76. Io ero bambino e
conservo ancora quei ricordi: penso anche ai bambini che
purtroppo non ce l'hanno fatta. Noi che siamo rimasti, però, in
qualche modo abbiamo continuato a stare insieme, persino a
giocare, mentre aspettavamo che gli adulti risolvessero i
problemi. Crescendo abbiamo compreso come il Friuli sia diventato
un esempio nel mondo per la capacità di ricostruire e ripartire
con tenacia e forza, caratteristiche tipiche del nostro popolo e
dell'intero Friuli Venezia Giulia".
"Una celebrazione importante non soltanto per il Friuli, per
Gemona e per tutti i Comuni colpiti cinquant'anni fa, ma per
l'intero Paese. I giorni successivi al terremoto, e poi alla
seconda scossa, furono giorni di straordinaria solidarietà, che
unì comunità, Chiese e territori". Così il presidente della Cei
che poi ha osservato: "Una solidarietà che non solo venne
offerta, ma fu anche ricevuta in egual misura. È questo il
messaggio che, a distanza di cinquant'anni, continua a
rinnovarsi: imparare a lavorare insieme, fare nostro il dolore
dell'altro. È da qui che nascono la rinascita, la ricostruzione e
la capacità di guardare al futuro, generando nuovi frutti, nuove
generazioni, nuovo domani".
La celebrazione, promossa dalla Regione Autonoma Friuli Venezia
Giulia e dall'Arcidiocesi di Udine, ha avuto numeri imponenti:
circa 200 coristi accompagnati da un'orchestra di 30 strumentisti
per la parte liturgica, 200 sacerdoti concelebranti e una ventina
di vescovi. Nell'area all'aperto della caserma Goi-Pantanali,
allestita con un palco con al centro l'altare, erano presenti
migliaia di fedeli insieme alle massime autorità regionali,
parlamentari e europarlamentari, sindaci dei 45 comuni coinvolti,
Protezione civile, alpini.
Accanto al presidente della Conferenza episcopale italiana hanno
concelebrato il cardinale Giuseppe Betori e una ventina di
vescovi provenienti dalla Slovenia e da diverse diocesi italiane,
tra cui l'arcivescovo di Udine monsignor Riccardo Lamba, i
vescovi di Gorizia Carlo Redaelli, di Concordia-Pordenone
Giuseppe Pellegrini e di Trieste Enrico Trevisi, l'arcivescovo
emerito Andrea Bruno Mazzocato e numerosi presuli. Presenti anche
delegazioni di 32 delle 67 diocesi gemellate con le comunità
della pedemontana udinese, cui si aggiungono 14 legate alla
diocesi di Concordia-Pordenone, a testimonianza della rete di
solidarietà che sostenne la ricostruzione.
ACON/RM-aa