50 ANNI TERREMOTO. BORDIN: LIBRO CAPUOZZO NUTRE IL VALORE DEL RICORDO
Per il giornalista-scrittore "oggi non saremmo in grado di ripetere
quanto fatto nel 1976"
(ACON) Udine, 5 mag - Toni Capuzzo lo definisce "Una piccola
guerra - Il 6 maggio del Friuli". Il titolo del libro scritto per
ricordare il terremoto del 1976, a cinquant'anni di distanza, non
lascia spazio a dubbi sulla portata della tragedia. Nelle pagine
interne scorrono i racconti della vita nelle tendopoli, con
annesse proteste, dell'impegno per la ricostruzione, di come ci
sia un "prima" e un "dopo" terremoto per tutti quelli che hanno
vissuto questo dramma. Autore compreso.
"Ricordare quanto accaduto è un dovere per il popolo friulano e
Toni Capuozzo lo fa sempre con grande maestria e
professionalità", ha dichiarato il presidente del Consiglio
regionale, Mauro Bordin, intervenendo alla presentazione del
libro alla Casa della Contadinanza di Udine. Un evento promosso
dalla Pro Loco Città di Udine "che ringrazio - ha aggiunto
Bordin, rivolgendosi al presidente Marco Zoratti - anche per
l'ampio spazio dedicato alle attività culturali".
"Ricordare e raccontare quella tragedia ci rende tristi, ma allo
stesso tempo anche orgogliosi di ciò che il Friuli è diventato -
ha sottolineato il presidente del Cr Fvg - ed è soprattutto
fondamentale per non disperdere un patrimonio di grande valore
fatto di gesti, sentimenti ed emozioni. Spero che chi si troverà
a celebrare il 6 maggio tra cinquant'anni possa farlo con la
stessa intensità e partecipazione con cui viviamo noi oggi questa
ricorrenza".
E in questo ci può aiutare la memoria, personale e collettiva.
Capuozzo comincia proprio dal suo ricordo della sera del
terremoto per raccontare "come un'intera comunità, in pochi
secondi, è passata da un mondo a un altro. Una trasformazione
improvvisa, positiva per certi aspetti, che altrove ha richiesto
decenni". Il terremoto del '76 ha segnato anche il suo percorso
personale: "È stato il momento in cui sono diventato adulto - ha
spiegato -. Mi ha costretto a interrogarmi su cosa fare nella
vita e mi ha fatto scoprire un legame con il Friuli più profondo
di quanto immaginassi".
Durante l'incontro non è mancata una riflessione sul presente:
saremmo oggi in grado di ripetere ciò che è stato fatto allora?
"D'istinto verrebbe da dire di no - ha risposto Capuozzo -. Negli
anni '70 c'era una generazione di persone forti, con grandi
competenze manuali. Anche le istituzioni sono cambiate. Ma è nei
momenti difficili che tutti riescono a dare il meglio di sé", ha
concluso il giornalista, lasciando aperta la porta della speranza
soprattutto per una solidarietà che, come ricordato dallo stesso
Bordin "in Friuli, anche in tempi recenti, non è mai mancata".
ACON/AA-fc