CARCERI. SBRIGLIA: SERVONO LAVORO E PERCORSI ALTERNATIVI A DETENZIONE
(ACON) Trieste, 10 ago - "Provate a versare due litri e mezzo
d'acqua in una bottiglia da un litro e mezzo, senza che si
disperda, bagni il tavolo e le vostre mani o vada sprecata: se ci
riuscite, siete straordinari".
È l'immagine scelta dal Garante regionale dei diritti della
persona, Enrico Sbriglia, per descrivere la situazione del
carcere triestino del Coroneo, dove a fronte di una capienza
prevista di 150 detenuti erano presenti 255 persone, tra uomini e
donne. La riflessione arriva a margine delle funzioni religiose
celebrate nella casa circondariale Ernesto Mari dal vescovo di
Trieste, Enrico Trevisi, insieme al direttore della Caritas
diocesana, padre Giovanni La Manna, e al cappellano del carcere,
padre Silvio Alaimo.
"Ogni volta che mi trovo tra quelle mura - afferma Sbriglia -
provo un senso di inquietudine come cittadino, padre, nonno e
Garante. Ma garante di cosa, spesso mi chiedo?. In una Regione
bella e civile come la nostra non riesco ad accettare che non si
riescano a trovare soluzioni diverse dal carcere per tante delle
persone detenute che incontro, le cui storie raccontano sempre
più spesso disagio sociale, dipendenze, fragilità e marginalità".
"Certo - osserva il Garante - ci sono anche i criminali
strutturati, e persone che hanno commesso reati gravi, ma chiedo
di distinguere le situazioni e di utilizzare strumenti diversi
quando il carcere non rappresenta la risposta più efficace. Ma
davvero si ritiene utile questa modalità di governo delle persone
detenute, che può apparire come una forma strisciante di vendetta
di Stato? Ma davvero pensiamo che comprimendo quei corpi, in
carceri spesso prive di personale sufficiente, educatori,
psicologi, assistenti sociali, insegnanti, formatori, medici e
infermieri, si faccia sicurezza e si riduca la commissione di
nuovi reati?"
"Tutti - prosegue Sbriglia -, ricordiamolo, torneranno in
libertà, se non moriranno prima. Ma cosa troveranno fuori se
saranno senza lavoro, casa, affetti e considerazione sociale? Il
carcere è un luogo innaturale ed è ancora oggi la prima risposta
che diamo alla delinquenza. Ma non può essere il principale
rimedio, peraltro fasullo, con cui illudersi di fare sicurezza".
Tra le priorità indicate dal Garante c'è "il rafforzamento dei
percorsi terapeutici per le persone con problemi di
tossicodipendenza. Il Governo sembra aver compreso questa
necessità, ma dove sono le comunità? Quelle presenti sul
territorio non potranno mai farcela da sole. Il numero delle
persone che potrebbero avere bisogno di questi percorsi è troppo
elevato".
"La Regione potrebbe assumere un ruolo di regia pubblica -
propone Sbriglia - finanziando e controllando progettualità
serie, sostenendo percorsi di formazione, lavoro e reinserimento
e collaborando con la magistratura di sorveglianza. Il lavoro e
l'attribuzione ponderata di spazi di responsabilità controllata
vanno assicurati a questo esercito altrimenti di perdenti,
investire nel reinserimento significa anche investire nella
sicurezza della comunità".
"Aiutando e favorendo percorsi alternativi per le persone
detenute innocue, malate o profondamente fragili, la Regione
aiuterebbe anche sé stessa". Sbriglia lancia quindi un appello
alle istituzioni e al territorio: "Perché, allora, non provarci?
So per certo che qualcosa sta maturando e che vi sono decisori
politici coraggiosi. Perciò, avanti".
"Un ruolo importante - conclude Sbriglia - può essere svolto
anche dal volontariato, sano, forte, serio, laico e religioso,
presente sul territorio. Questa è una terra che ha conosciuto gli
effetti terribili dei terremoti naturali e ha dimostrato di
sapersi rialzare. Potrebbe essere d'esempio anche contro i
terremoti sociali, offrendo aiuto ed esercitando controllo. In
questa Regione, al di là degli schieramenti e delle sensibilità,
le cose buone e giuste si sanno fare".
ACON/COM/rm