MIGRANTI. MASSOLINO (PAT-CIV): NEGARE PASTI NEL WEEKEND UMILIA TRIESTE
(ACON) Trieste, 19 ott - "È un'umiliazione, per Trieste, finire
ancora una volta agli onori della cronaca italiana per una scelta
che calpesta la dignità delle persone e impedisce persino di
distribuire un pasto a chi ne ha bisogno. Vietare alla rete di
associazioni e volontari che da anni garantisce assistenza alle
persone migranti, colmando le inadempienze delle istituzioni, di
distribuire cibo e beni di prima necessità in piazza della
Libertà, per non turbare lo svago cittadino, è una decisione che
racconta molto delle priorità di chi governa questa città".
La consigliera regionale del Patto per l'Autonomia-Civica Fvg
Giulia Massolino interviene sulla notizia, riportata da alcuni
giornali, "dell'ordinanza della Questura che vieta nel fine
settimana all'associazione Linea d'Ombra e alle realtà della
società civile di distribuire pasti e coperte nella piazza della
stazione. La scusa che l'organico delle Forze dell'Ordine sarebbe
impegnato alla gestione della sicurezza per le partite di basket
o di calcio è piuttosto inverosimile".
"Se davvero il problema è la disponibilità di personale per
garantire i servizi e la sicurezza - prosegue Massolino nella sua
nota -, si facciano scelte diverse, a partire dall'impiego delle
risorse attualmente impegnate a mettere in scena inutili
controlli ai confini che sono pura propaganda invece di garantire
condizioni dignitose e una gestione seria delle situazioni sul
territorio. Non si può continuare a invocare la sicurezza per
giustificare qualsiasi misura, senza valutarne l'efficacia e
ignorando le conseguenze umane".
"Siamo arrivati al punto di considerare un pasto offerto a una
persona affamata un ostacolo allo svago cittadino. È difficile
immaginare una rappresentazione più brutale del rovesciamento
delle priorità: chi offre solidarietà diventa un problema, mentre
la presenza di persone in condizioni di estrema fragilità,
abbandonate dall'inadempienza delle istituzioni che ne hanno la
responsabilità, viene trattata come qualcosa da allontanare,
rendere invisibile, nascondere. Ma la fame e la sofferenza -
commenta ancora l'autonomista - non si mettono in pausa durante
una partita o per l'orario degli aperitivi. Questo per di più
viene fatto all'inizio della stagione fredda che, ricordiamo,
l'anno scorso ha visto tre persone morte di freddo in regione".
"Trieste sembra voler diventare sempre più una Disneyland
turistica: una città-vetrina, da vendere e promuovere, dove tutto
deve essere bello, ordinato e consumabile. Ma dietro le cartoline
ci sono persone in carne e ossa, bisogni reali e responsabilità
istituzionali che non possono essere cancellate con un'ordinanza.
La cosa più grave è che i problemi sociali sembrano meritare
attenzione soltanto quando possono essere utilizzati per fare
campagna elettorale, alimentare paure o costruire consenso.
Quando invece si tratta di garantire risposte, assumersi
responsabilità e mettere in campo politiche di accoglienza e
inclusione, si preferisce spostare il problema altrove - aggiunge
la consigliera - o semplicemente toglierlo dalla vista. La
sicurezza e la convivenza non si costruiscono vietando la
solidarietà, ma garantendo diritti, servizi, assistenza e
condizioni dignitose, affrontando le criticità con politiche
pubbliche serie".
"Fratellanza e solidarietà sono principi cardine della
Dichiarazione universale dei diritti umani e della nostra
Costituzione. Chiediamo che si individuino soluzioni che
consentano di proseguire l'assistenza senza interrompere una rete
di solidarietà fondamentale. Una città si misura anche da come
tratta chi è più fragile - conclude la Massolino -, non dal
numero di turisti che attira o dai locali pieni. Trieste non
merita di essere ricordata per aver impedito di dare da mangiare
a chi ha fame".
ACON/COM/rcm