SERVIZIO IDRICO TS. PELLEGRINO (AVS): SERVE COMMISSARIAMENTO AUSIR
(ACON) Trieste, 5 nov - "Nel giugno scorso ho presentato
un'interrogazione alla Regione per denunciare una situazione
ormai insostenibile: a dieci anni dalla sua istituzione, Ausir
non ha ancora approvato il Piano d'Ambito regionale, lo strumento
fondamentale per programmare, organizzare e governare il servizio
idrico integrato. Per questo ho chiesto alla Giunta regionale di
procedere al commissariamento dell'ente. A oggi,
quell'interrogazione è ancora senza risposta". Così in una nota
Serena Pellegrino, consigliera regionale di Alleanza Verdi e
Sinistra e vicepresidente della IV Commissione.
"Quanto sta emergendo in queste settimane - prosegue Pellegrino -
sulla prospettiva di una gestione pubblica del servizio idrico a
Trieste conferma purtroppo la fondatezza delle nostre
preoccupazioni. È certamente positiva l'intesa tra Acquedotto del
Carso e Cafc, così come la scelta di approfondire la possibilità
di affidare a Cafc anche la gestione del servizio idrico
triestino. Tuttavia, i ritardi di Ausir nell'adempimento delle
proprie funzioni impediscono di valutarne concretamente la
sostenibilità economica".
"È infatti indispensabile - sottolinea l'esponente rossoverde -
conoscere il valore di rimborso spettante al gestore uscente,
AcegasApsAmga. Senza una quantificazione certa di tale importo,
qualsiasi valutazione sulla fattibilità del subentro resta
inevitabilmente incompleta. Nessuno può assumere decisioni
responsabili senza conoscere i costi effettivi dell'operazione,
tantomeno la Regione, che potrebbe essere chiamata a sostenere
finanziariamente il percorso di ripubblicizzazione e a reperire
le risorse necessarie a garantirne la sostenibilità economica".
"La Convenzione di servizio sottoscritta tra l'Ausir e
AcegasApsAmga - spiega Pellegrino - stabilisce infatti una
precisa scansione temporale per l'avvio delle procedure di
subentro. Almeno diciotto mesi prima della scadenza della
concessione, e quindi entro il 30 giugno 2026, l'Ausir avrebbe
dovuto avviare la procedura. Entro i successivi sessanta giorni,
ossia entro il 30 agosto 2026, AcegasApsAmga avrebbe dovuto
formulare la propria proposta di quantificazione del valore di
rimborso. Infine, entro sessanta giorni dal ricevimento della
proposta, quindi entro il 30 ottobre 2026, l'Ausir avrebbe dovuto
approvare tale quantificazione, da trasmettere successivamente ad
Arera per le verifiche di competenza. Siamo ormai a novembre e,
consultando il sito istituzionale dell'Ausir, non risulta
adottato alcun atto relativo alla determinazione del valore di
rimborso".
"A questi ritardi - continua la consigliera di Avs - si aggiunge
ora la messa in discussione delle ultime due delibere da parte
dell'Assemblea regionale, che alimentano un clima di sfiducia nei
confronti dell'autorità d'ambito. Una situazione che rischia di
compromettere la programmazione delle scelte future su un
passaggio strategico per il territorio. A distanza di un anno, la
situazione resta sostanzialmente ferma al punto di partenza,
senza decisioni concrete né certezze sul futuro della gestione.
Il problema, tuttavia, è ormai strutturale. Alla mancata
approvazione del Piano d'Ambito regionale, dopo dieci anni di
attività, si sommano ritardi e criticità nella gestione di un
passaggio decisivo per il futuro del servizio idrico triestino.
Elementi che evidenziano l'inadeguatezza di Ausir nell'esercizio
delle proprie funzioni e rafforzano la necessità di un
commissariamento dell'ente. Una situazione che solleva inoltre
possibili profili di danno erariale, già portati all'attenzione
della Corte dei conti".
"La Regione - incalza Pellegrino - non può continuare a voltarsi
dall'altra parte. Deve assumersi la responsabilità di
intervenire, ristabilire condizioni di efficienza nella
governance del servizio idrico e garantire che l'interesse
pubblico torni a essere la priorità. L'acqua è un bene comune e
un diritto fondamentale, non una merce. La sua gestione deve
essere orientata esclusivamente all'interesse collettivo,
garantendo trasparenza, equità, controllo pubblico e qualità del
servizio".
"La prospettiva - conclude la consigliera - di riportare il
servizio idrico triestino sotto una gestione pubblica rappresenta
una scelta di grande rilevanza politica e sociale, che non può
essere rallentata o compromessa da ritardi e inefficienze
amministrative. Sull'acqua non si fanno passi indietro: la
gestione pubblica è una scelta di principio, di democrazia e di
giustizia sociale, non una semplice opzione amministrativa".
ACON/COM/rm