INDUSTRIA. PELLEGRINO (AVS): MASSIMA ALLERTA SULLA CRISI ELECTROLUX
(ACON) Trieste, 4 lug - "L'assessore Bini è certamente ben
informato sulla crisi Electrolux, visto che la sua azienda
impegna nello stabilimento di Porcia una sessantina di persone,
addette alle operazioni di pulizia e logistica. Tuttavia ho
difficoltà, insieme ai circa 3.100 fra dipendenti e lavoratori
dell'indotto, a sentirmi rassicurata dalle generiche promesse dei
vertici aziendali sul mantenimento dello stabilimento senza
depotenziamenti. Oppure da quelle della proprietà che, ricordo, è
la stessa di Wartsila che dice di voler continuare a investire
nel nostro Paese, o da quelle del ministro Ciriani che non
esclude il ricorso ai poteri straordinari del Golden Power per
proteggere l'azienda dall'ingresso massiccio di azionisti
stranieri, preservandone tecnologia e occupazione".
Lo afferma in una nota la consigliera Serena Pellegrino (Alleanza
Verdi Sinistra), dopo aver interrogato l'assessore alle Attività
produttive, Sergio Emidio Bini, illustrando la situazione di
un'Electrolux "stretta tra due fronti: da una parte, la crisi
congiunturale del mercato; dall'altra, le incognite e i silenzi
su possibili cessioni, al momento congelate".
"I lavoratori dello stabilimento di Porcia e dell'indotto,
rappresentati questa mattina in Consiglio regionale da una
delegazione, lamentano e temono grandemente questa situazione di
incertezza, sulla quale - spiega l'esponente di Avs - dominano
sia il ricorso alla cassa integrazione che lo spettro della
chiusura. Intanto, però, i proprietari delle multinazionali si
fanno sponsorizzare dallo Stato con la solita dinamica di rendere
collettivi gli oneri e privati gli utili, strategia che consente
di sopravvivere e comunque fare cassa".
"L'assessore Bini - conclude Pellegrino - ha definito prive di
fondamento le voci su una trattativa per l'acquisizione di
Electrolux da parte della cinese Midea, già socio di minoranza
nella proprietà dell'azienda. Ne prendiamo atto, con il dubbio
che comunque sia in corso una strategia simile a quella attuata
per lo stabilimento Wartsila di Trieste. Quante volte si è detto
'dobbiamo attrarre capitali dall'estero' ma, se non poniamo delle
condizioni stringenti per la nostra salvaguardia, finisce che gli
investitori stranieri, al primo starnuto, fanno armi e bagagli e
se ne vanno. Non vorrei che ci trovassimo in una condizione
simile, qualora dovessimo approvare la realizzazione
dell'acciaieria con tre quarti di capitale ucraino".
ACON/COM/db