FINE VITA. PELLEGRINO (AVS): EGOISMO NEGARE AUTODETERMINAZIONE MALATI
(ACON) Trieste, 10 lug - "Sul tema del fine vita il dibattito
politico è acceso, soprattutto dopo che la mozione dell'intera
Minoranza è stata rimandata in Commissione a causa dell'evidente
spaccatura nella Maggioranza".
Lo afferma in una nota la consigliera regionale Serena Pellegrino
(Alleanza Verdi Sinistra), facendo riferimento alle "parole
pericolose del consigliere Andrea Cabibbo che vuole rimandare al
legislatore nazionale le decisioni sul tema del suicidio
medicalmente assistito, definendo questa pratica come una visione
crepuscolare, con il timore che la nostra regione venga
riconosciuta quale luogo della morte".
"La saggezza, il giudizio e l'operare di un legislatore -
prosegue l'intervento - dovrebbero essere scevri da interessi e
convinzioni personali. È quindi necessario innalzare le decisioni
legislative a una dimensione più vasta del sé stesso e
considerare ogni individuo nella sua infinita complessità. Chi
occupa certi posti istituzionali dovrebbe scindere quello che può
essere considerato un proprio desiderata e innalzarsi a un
rapporto che coinvolga la persona umana in senso lato. Le
responsabilità condivise dal capogruppo di FI in Consiglio
regionale, Cabibbo, impongono di elevarsi ad autore di leggi le
più omnicomprensive possibili e non rimanere ancorati al livello
che tuteli solo le proprie convinzioni".
"La dimensione etica - chiarisce Pellegrino - dovrebbe superare
la superficie morale del singolo. Sentire dire che le istituzioni
dovrebbero curare le sofferenze e non eliminare i sofferenti e
che, sempre parole di Cabibbo, non vogliamo che il Friuli Venezia
Giulia diventi meta di un macabro turismo della morte, denota non
solo insensibilità verso gli esseri umani che vivono una tragica
esperienza (quella del dolore estremo e dell'annullamento della
propria individualità), ma anche incapacità di coniugare il modo
e il tempo dei verbi vivere e morire nel contesto in cui si
manifesta il diritto della persona a non subire il supplizio".
"Dal canto suo - conclude l'esponente di Avs - il consigliere
Cabibbo si arroga il diritto di vietare al malato terminale di
decidere del proprio futuro. Ciò denota assoluto disprezzo per
l'altro e un egoismo così grande da far dubitare che sia compreso
cosa sia la sofferenza estrema imposta dalle più crudeli
malattie".
ACON/COM/db