ASSESTAMENTO. MASSOLINO (PATTO-CIV): NO UFFICI A PORTO VECCHIO MA TRAM
(ACON) Trieste, 28 lug - "La Maggioranza, in Consiglio
regionale, conferma una scelta incomprensibile e anacronistica,
ampiamente malvista dalla cittadinanza, quella dello spostamento
degli uffici regionali di Trieste in Porto Vecchio, per il quale
con l'assestamento di bilancio si sono aggiunti ben 137 milioni
di euro. Soldi pubblici che potrebbero trovare destinazioni
decisamente più utili, come quella di un moderno tram. Solo così
si renderebbe compatibile la visione di una città più a misura
dei propri abitanti con quella di un'area viva, vissuta e ricca
di attività".
Lo afferma in una nota Giulia Massolino, consigliera regionale
del Patto per l'Autonomia-Civica Fvg, dopo la bocciatura
dell'emendamento all'Assestamento di bilancio, sottoscritto anche
dal suo capogruppo Massimo Moretuzzo, che proponeva "la
realizzazione di una linea di tram sostitutiva dell'idea inutile,
impattante e insostenibile dell'ovovia".
Quella della Giunta, invece, è, per la Massolino, "una misura
priva di visione, che condanna il Porto Vecchio ad allontanarsi
sempre di più dalla sua intrinseca vocazione produttiva, che
sarebbe potuta diventare 'eco' con produzioni a basso impatto ma
ad alto valore aggiunto, capaci di offrire lavoro di qualità. Il
presidente Massimiliano Fedriga e la sua Giunta decidono così di
appiattirsi sulla mancanza di visione strategica del sindaco di
Trieste, Roberto Di Piazza, deciso a spostare in Porto Vecchio
funzionalità diverse e difficilmente compatibili. Per le
triestine e i triestini, Porto Vecchio deve mantenere la sua
vocazione produttiva e guardare al futuro".
"Lo spostamento previsto dalla Maggioranza - incalza l'esponente
civica - creerebbe enormi vuoti urbanistici in città, alcuni dei
quali in palazzi recentemente ristrutturati, come quello di via
Carducci 6, inaugurato nel 2017 e tutelato dalle Belle arti.
Edifici per cui sono state già spese ingenti risorse pubbliche e
che saranno difficili da alienare, come dimostrano i tanti a
disposizione sul mercato, e che dunque sarebbero soggetti a un
veloce deterioramento con conseguente perdita di valore".
La consigliera si chiede, quindi, se si sia tenuto conto "della
difficoltà nel vendere quegli edifici, nel risparmio prospettato
dal presidente Fedriga, che peraltro avverrebbe dopo ben 10 anni.
È da miopi non vedere quanto la città si stia trasformando anche
a causa dei grandi contenitori urbani, i cui compratori, quando
si trovano - chiosa la Massolino -, sono spesso catene
alberghiere che trasformano Trieste da città vissuta a città
consumata".
ACON/COM/rcm