CULTURA. MASSOLINO (PAT-CIV): GRAVE CHE L'OSSERVATORIO NON SIA ATTIVO
(ACON) Trieste, 30 gen - "La Regione Friuli Venezia Giulia si è
dotata per legge di un Osservatorio regionale della cultura nel
lontano 2014, ma non lo ha mai attivato. Nel frattempo, però,
affida valutazioni strategiche a incarichi diretti senza un
quadro condiviso, trasparente e stabile di analisi".
Lo afferma, in una nota, la consigliera regionale del Patto per
l'Autonomia-Civica Fvg Giulia Massolino che denuncia, a margine
dell'apertura dei bandi annuali e della pubblicazione degli esiti
dei bandi triennali, insieme alla componente del Consiglio
direttivo del Patto per l'Autonomia Eleonora Sartori, una
situazione opaca, su cui ha presentato un'interpellanza, un
emendamento e un ordine del giorno, accolto più di un anno fa, in
merito alla mancata attivazione dell'Osservatorio regionale della
cultura previsto dalla legge regionale 16/2014.
"L'Osservatorio - ricorda Massolino - avrebbe dovuto raccogliere
dati, elaborare studi comparabili a livello nazionale ed europeo
e supportare le amministrazioni pubbliche nella definizione delle
politiche culturali. Ad oggi, però, la Regione è priva di
strumenti strutturali per valutare l'impatto sociale, economico e
culturale delle attività finanziate. Su questo ho presentato
un'interrogazione e un emendamento alla finanziaria nel 2024.
L'assessore e vicepresidente Anzil mi ha invitata a ritirarlo per
la presentazione di un ordine del giorno, ma oltre un anno
dall'accoglimento dello stesso nulla è cambiato".
"Eppure, in questo contesto, nel novembre 2019 PromoTurismo Fvg
ha proceduto a un affidamento diretto da quasi 90mila euro per la
'creazione di un sistema per l'analisi degli impatti degli eventi
culturali', incarico assegnato senza bando al professor Guido
Guerzoni, in quanto 'ideatore del metodo' e ritenuto unico
operatore disponibile sul mercato. Non è in discussione il
profilo accademico del professor Guerzoni - precisa la
consigliera delle Opposizioni -, ma il metodo con cui la Regione
costruisce le proprie politiche culturali: affidamenti diretti,
concentrazione delle competenze, assenza di confronto pubblico e
totale marginalizzazione degli operatori culturali e dei
direttori dei musei".
"Infatti - ricorda l'esponente autonomista -, dall'accesso atti
che ho effettuato risulta che l'incarico è stato affidato non
all'Università Bocconi dove Guerzoni è Professore, bensì a
un'impresa di cui risulta amministratore unico. Ma quello che
salta più all'occhio è che l'analisi è stata svolta sui festival
del cinema nel 2020 e su 18 musei e spazi espositivi nell'estate
del 2021, con una raccolta di questionari coordinata da
PromoTurismo Fvg. Peccato che nel 2020 i festival si sono tenuti
tutti online per l'emergenza pandemica, che perdurava anche nel
2021, quando nei musei vigevano obbligo di green pass,
mascherine, ingressi contingentati, visite guidate e scolastiche
sospese, e il turismo internazionale era quasi azzerato".
"Quale validità può avere un'analisi sugli impatti di festival e
musei in queste condizioni? Perché non è stato utilizzato lo
storico dei dati in possesso dei musei rientranti nello studio in
merito alla profilazione degli accessi? La scelta del campione ci
appare poco significativa nel contesto di un'analisi aggregata
dei dati - mette in evidenza Massolino - e poi avere i dati
solamente di qualche mese è davvero poco significativo rispetto
all'evoluzione delle dinamiche nel tempo, che dovrebbero appunto
essere analizzate in modo continuativo e coerente da un
Osservatorio permanente anche attraverso tavoli di consultazione
partecipati da tutti gli attori culturali del territorio,
opportunamente profilati e aggregati per settori e
caratteristiche sostanziali".
"La filiera culturale disegnata dalla legge regionale 23/2015
dovrebbe rappresentare un sistema di valutazione su cui basare i
finanziamenti, peccato che poi il museo della moda ITS, che non è
stato oggetto dell'analisi affidata esternamente, abbia ricevuto
oltre 7 milioni di euro regionali in due anni con emendamenti
puntuali a bilancio, extra bando. Anche in questo caso, non si
tratta di mettere in discussione la qualità del lavoro di ITS, ma
il metodo incomprensibilmente discriminatorio di assegnazione dei
finanziamenti, che induce conflitti tra i diversi operatori
culturali che dovrebbero invece cooperare e collaborare per il
bene del territorio. A Trieste - incalza la consigliera regionale
- dopo l'abbattimento della Sala Tripcovich Trieste ha una sete
di spazi senza per la fruizione e la produzione culturale
cittadina. Anche su questo nell'ultima manovra finanziaria
abbiamo presentato un emendamento per trovare e ristrutturare uno
spazio adatto, in considerazione dei numerosi edifici regionali
in dismissione. Purtroppo anche questa proposta è stata bocciata
dalla Maggioranza".
"A Gorizia la Dag è paradigmatica - aggiunge Eleonora Sartori,
consigliera di Noi Mi Noaltris Go. Il tema non è se l'iniziativa
culturale sia 'un male' o 'un bene', ma se essa sia compatibile
con la destinazione d'uso del bene demaniale e con un atto
amministrativo tuttora vigente. L'accordo di concessione della
Galleria Bombi prevede espressamente l'uso per finalità di
viabilità e il transito delle biciclette. Su questo punto, ad
oggi, non risultano modifiche formali dell'accordo né
autorizzazioni rilasciate dall'Agenzia del demanio. La galleria
Bombi è inserita nei documenti comunali e regionali come elemento
di connessione della rete ciclabile, e il contratto di
concessione ne prevede il transito. Per non parlare del fatto che
l'accesso a quello spazio pubblico è interdetto a determinate
categorie fragili: persone con disabilità uditiva, visiva o
intellettiva. A ciò si aggiunga una valutazione sul senso
dell'opera nel contesto in cui è inserita: nell'anno di Go!2025
dell'abbattimento dei confini ne hanno creato uno in città. La
galleria non è più un collegamento ma una barriera. Questo
tralasciando il notevole impatto ambientale dell'uso
dell'intelligenza artificiale, degli schermi e dell'energia
necessaria. L'impianto ha infatti una potenza di 680 kw, che
corrisponde alle luci di 226 appartamenti accese giorno e notte.
L'impatto ambientale si somma ai costi economici: ricordiamo la
stima di 200mila euro solo per l'elettricità", conclude la nota.
ACON/COM/mv