FOIBE. PELLEGRINO (AVS): SENZA FONTI LA STORIA È PROPAGANDA
(ACON) Trieste, 7 feb - "Ho partecipato alla presentazione del
libro 'Solo perché italiani? Un ricordo truccato' di Sandi Volk,
edito da Kappa vu, in collaborazione con Jugocoord, sulle
tragiche e complesse vicende del confine orientale, avvenute
durante e dopo la seconda guerra mondiale. Il lavoro di Volk si
concentra su quanti e chi fossero gli 'infoibati' a oltre
vent'anni dall'approvazione della legge 92 del 30 marzo 2004, che
ha istituito in Italia il Giorno del Ricordo 'in memoria delle
vittime delle foibe, dell'esodo giuliano-dalmata, delle vicende
del confine orientale e concessione di un riconoscimento ai
congiunti degli infoibati'".
Così, in una nota, la consigliera regionale Serena Pellegrino di
Alleanza Verdi e Sinistra, a margine dell'incontro svoltosi ieri
presso il Circolo della stampa di Trieste.
"Un importante lavoro di ricerca e di approfondimento che
manifesta in modo chiaro che la ricerca storica vive di fonti, di
metodo - evidenzia Pellegrino -. Quando, invece, le chiacchiere
vengono elevate a fonte storica, quando basta scrivere una cosa
sui giornali perché diventi vera, allora la storia smette di
essere ricerca e diventa costruzione politica".
"Ci avviciniamo al 10 febbraio, Giorno del Ricordo. Dovrebbe
essere un'occasione di responsabilità, di studio, di rispetto del
contesto. E invece - continua l'esponente di Avs -, sempre più
spesso, diventa il momento in cui qualcuno prova a usare la
storia come clava identitaria, a piegare la realtà per un proprio
tornaconto e interesse, verso una narrazione unica, una
semplificazione comoda e chi chiede fonti e verifiche viene
trattato come un problema".
"La storia, lo sappiamo, spesso la scrive la politica, la scrive
chi vince. Ma oggi - aggiunge la consigliera - vediamo anche
altro: chi ha perso e poi ha ripreso potere, tenta di ribaltare
la narrazione e di imporne una sola, la sua, dentro la quale
persino fare domande diventa sospetto e fastidio da eliminare,
non una garanzia di democrazia. Il punto non è negare il dolore
di nessuno. Il punto è pretendere chiarezza quando lo Stato
certifica una memoria ufficiale. Se un riconoscimento pubblico
finisce per includere anche persone compromesse con il fascismo o
con il collaborazionismo, allora la memoria si capovolge: non
illumina la storia, la distorce. In quel caso non stiamo
commemorando vittime in senso storico, ma stiamo costruendo un
pantheon pubblico dove alcune figure vengono presentate come
'martiri' a prescindere dalle responsabilità che hanno avuto, è
la riabilitazione dei fascisti".
"Durante l'incontro - prosegue l'esponente regionale - è emersa
con forza anche un'altra distorsione: ci sono temi su cui oggi
diventa difficile fare ricerca, perché chi prova a studiare e
contestualizzare rischia di essere etichettato e delegittimato. È
un clima che soffoca gli studiosi della storia di quegli anni,
che sono l'unico argine alle narrazioni manipolate. Se la storia
la decidiamo per acclamazione, tanto vale abolire gli archivi e
tenere solo i titoli".
"Trieste conosce bene questa tensione - incalza l'esponente
rosso-verde -, perché la storia del confine orientale è stata
troppe volte trasformata in terreno di scontro identitario.
Proprio per questo serve rigore. Serve distinguere i contesti,
riconoscere le responsabilità, non trasformare tutto in un
racconto che confonde e assolve. La memoria pubblica deve essere
un bene comune, non uno strumento per riscrivere il passato".
"Continuerò a chiedere, dentro e fuori le istituzioni, che la
memoria sia trattata con responsabilità, perché senza verità
verificabile non c'è storia, e senza memoria antifascista non c'è
democrazia. I numeri oggettivi dei reali riconoscimenti dati in
forza della legge 92/04, i riferimenti storici e bibliografici
esplicitati nel libro di Sandi Volk sono difficilmente
confutabili. Un libro scritto in modo talmente semplice -
conclude Pellegrino - che colma quell'ignoranza dilagante e su
cui si sta fondando una narrazione che invade anche le menti più
oneste".
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ACON/COM/sm