GIORNO RICORDO. BORDIN: ONORARE LE VITTIME PER RIDARE LORO DIGNITÀ
(ACON) Trieste, 25 feb - "Oggi non celebriamo soltanto una
ricorrenza, ma riconosciamo una ferita della nostra storia che
continua a interrogare la coscienza della nostra comunità". Lo ha
affermato il presidente del Consiglio regionale, Mauro Bordin, in
apertura di seduta d'Aula dedicata al Giorno del Ricordo che si
celebra ogni anno dal 2005 (legge 92 del 30 marzo 2004) per non
dimenticare i massacri delle foibe e l'esodo giuliano-dalmata.
"In Friuli Venezia Giulia - ha detto Bordin - il Giorno del
Ricordo non è un atto formale, ma parte dell'identità civile. È
memoria concreta, che vive nelle famiglie, nei racconti
tramandati, nei luoghi che custodiscono ancora il peso degli
eventi. In questa terra di confine, la storia non è mai stata
distante: ha inciso nelle vite, ha cambiato i destini, ha imposto
scelte dolorose. L'esodo giuliano-dalmata e la tragedia delle
foibe rappresentano una frattura profonda del Novecento italiano.
Le violenze, le esecuzioni, le sparizioni nelle cavità carsiche
colpirono le persone in quanto italiane. Ricordare significa
restituire dignità a quelle vittime e affermare che nessuna
violenza può essere giustificata o ridotta a conseguenza
inevitabile della storia".
"La memoria è un dovere pubblico. È l'antidoto contro ogni forma
di negazionismo o di distorsione ideologica. Quando ci
raccogliamo alla foiba di Basovizza, il silenzio che avvolge quel
luogo è più eloquente di qualsiasi discorso, chiede rispetto,
responsabilità e verità. Per questo quanto accaduto a Cividale
assume un significato che non possiamo minimizzare: colpire il
simbolo dedicato a Norma Cossetto non è un gesto che si può
archiviare come una bravata. È il tentativo di colpire un simbolo
della memoria nazionale. È un'offesa rivolta alle vittime e alle
loro famiglie", ha aggiunto il presidente, a detta del quale "non
possiamo accettare mai che la memoria venga intimidita e la
violenza banalizzata".
"Se accadono ancora simili episodi - ha sottolineato Bordin -
significa che il nostro compito non è concluso. Dobbiamo
rafforzare l'impegno educativo, culturale e istituzionale.
Dobbiamo promuovere uno studio rigoroso della storia, libero da
strumentalizzazioni e capace di riconoscere le sofferenze senza
gerarchie ideologiche".
"Onorare chi perse la vita nelle foibe, chi conobbe l'esilio, chi
dovette ricominciare da zero lontano dalla propria terra,
significa riaffermare i principi su cui si fonda la nostra
Repubblica: la dignità della persona, la libertà, la democrazia",
ha concluso.
ACON/RCM