FRIULANO. MAURMAIR (FDI): PIANO GENERALE TUTELA LA NOSTRA SPECIALITÀ
(ACON) Trieste, 3 mar - In occasione del parere sul Piano
generale di politica linguistica per la lingua friulana, espresso
in V Commissione, il consigliere regionale Markus Maurmair
(Fratelli d'Italia) ribadisce in una nota, dopo averlo fatto in
Commissione, "il valore strategico della tutela del friulano come
presidio dell'autonomia speciale del Friuli Venezia Giulia".
"La nostra specialità regionale affonda le radici nella
compresenza di tre minoranze linguistiche riconosciute: quella
slovena, quella tedesca e quella friulana - afferma Maurmair -.
Investire nella valorizzazione della lingua friulana non è quindi
un atto culturale fine a se stesso, ma "la salvaguardia della
nostra stessa specialità".
Il consigliere esprime "apprezzamento per l'impegno
dell'assessore Roberti, del presidente di Arlef, Eros Cisilino, e
del suo direttore William Cisilino, riconoscendo nel Piano non
solo un documento tecnico, ma un atto di identità. Il Piano
coinvolge una rete ampia di soggetti: università, istituzioni
scolastiche, organismi come l'Aclf, la Società filologica
friulana, il Terzo settore e il mondo delle imprese. Anche i
media hanno compreso l'importanza della lingua: la Rai propone
già oggi programmi televisivi e radiofonici in friulano, e
un'emittente privata trasmette un telegiornale in lingua
friulana".
"In occasione dell'ultima legge di stabilità, con il sostegno
trasversale dei capigruppo consiliari e degli assessori Pierpaolo
Roberti e Barbara Zilli e del presidente del Consiglio regionale
Mauro Bordin - ricorda ancora Maurmair -, sono stati stanziati
fondi specifici per rafforzare l'informazione in friulano sia nel
servizio pubblico che nel privato. Sul fronte culturale, il
teatro stabile in lingua friulana, dotato di sede e fondi propri,
ha restituito al friulano dignità drammaturgica, sottraendolo al
solo registro comico cui era stato a lungo confinato. Il Friuli
Venezia Giulia ospiterà inoltre il prossimo campionato europeo
delle lingue minoritarie di calcio, anche grazie alla presenza
della minoranza slovena".
"Nel dibattito in Commissione - dettaglia l'esponente di FdI - ho
risposto al collega Bullian su tre punti precisi. Sul piano
costituzionale: se l'articolo 116 ha perso il trattino per
effetto di una modifica puntuale, l'articolo 131 il trattino ce
l'ha ancora. Il nome Friuli Venezia Giulia, con la sua
distinzione storica e identitaria, resta sancito dalla Carta
costituzionale e dallo statuto regionale: un dato ineludibile.
Sul piano linguistico: il friulano è una lingua, non una parlata,
e non può essere confuso in modo strumentale con una parlata, chi
lo fa cerca probabilmente il consenso su altri fronti. Il
riconoscimento giuridico garantito dalla Costituzione italiana e
dalla legge 482/1999 non è equiparabile a idiomi locali privi di
statuto: la distinzione non è accademica, è politica e
istituzionale".
Sul tema dei confini identitari, Maurmair respinge ogni tentativo
di perimetrazione rigida: "il Friuli è dove le persone si sentono
friulane, a prescindere dalla lingua parlata. L'esempio di
Sacile, che il 3 aprile scorso ha issato con orgoglio la bandiera
del Friuli, dimostra come l'identità friulana trascenda i confini
amministrativi e linguistici. Eppure proprio la lingua ne è il
fondamento irrinunciabile: i dati lo confermano, con i parlanti
friulani scesi da 600.000 a 444.000. Una contrazione che non
riguarda solo la lingua, ma mette a rischio la stessa legittimità
dell'autonomia speciale - quella che mette a disposizione le
risorse grazie alle quali è possibile fare politica, approvare
emendamenti, finanziare territori. Tutelare la lingua friulana
significa tutelare le fondamenta su cui poggia l'intera
architettura istituzionale del Friuli Venezia Giulia".
ACON/COM/rcm