FRIULANO. MASSOLINO-MORETUZZO (PATTO-CIV): MANCANO DATI E CONDIVISIONE
(ACON) Trieste, 3 mar - "Il Piano generale di politica
linguistica per la lingua friulana è uno strumento strategico
fondamentale. Siamo convinti della crucialità di una tutela e di
un uso quanto più ampi possibili della lingua friulana, così come
della promozione della diversità linguistica, elementi essenziali
per la crescita sociale, civile ed economica della nostra terra,
la cui autonomia e specialità trovano infatti fondamento nella
presenza delle minoranze linguistiche e nella loro salvaguardia".
È questa la premessa posta in una nota dai consiglieri regionali
del Patto per l'Autonomia-Civica Fvg Massimo Moretuzzo e Giulia
Massolino, in occasione della discussione sul Piano generale per
il friulano 2026-30 proposto dall'Agenzia regionale Arlef in V
Commissione consiliare.
"L'obiettivo della pianificazione linguistica per il friulano
dovrebbe essere quello di migliorare la realtà - osservano
Massolino e Moretuzzo -, ma come è possibile farlo in modo
efficace senza una fotografia aggiornata della situazione? I dati
dell'ultima inchiesta sociolinguistica sulla lingua friulana,
risalente al 2023, sono parziali e non consentono un'analisi
puntuale. Nonostante le promesse di pubblicazione, i dati
completi non sono ancora disponibili, e lo stesso Piano ne
riporta solo una parte".
I consiglieri autonomisti segnalano inoltre la scarsa
condivisione nella fase di elaborazione del Piano, che "avrebbe
dovuto nascere da un percorso realmente partecipativo,
coinvolgendo tutti gli attori fondamentali per il raggiungimento
degli obiettivi. Sarebbe stato opportuno prevedere anche un
maggiore coinvolgimento della Commissione, con audizioni di
soggetti come l'Aclif e i componenti della Commissione regionale
consultiva per la minoranza linguistica friulana. Per questo
depositeremo a breve una richiesta di audizione".
Ulteriori criticità riguardano il fatto che "diversi soggetti
pubblici sono chiamati a tradurre gli obiettivi del Piano in
piani di attuazione quinquennali, redatti con il supporto
scientifico di Arlef e sottoposti all'approvazione della Giunta
regionale. Questo rende difficile esprimere una valutazione
complessiva sul Piano". Inoltre "mancano parametri di misurazione
che permettano di monitorare, nel prossimo quinquennio, quanto
del Piano verrà effettivamente realizzato, così come azioni di
monitoraggio intermedio utili a introdurre eventuali correttivi.
Non sono presenti indicazioni sulle risorse messe a disposizione
dall'amministrazione regionale, dato fondamentale per valutarne
la sostenibilità".
"Risulta, infine, che i dati relativi agli indicatori di prodotto
del precedente Piano siano ancora in fase di elaborazione e non
abbiano potuto orientare né la stesura, né la valutazione
dell'attuale", chiosano Massolino e Moretuzzo.
ACON/COM/rcm