TAGLIAMENTO/1. IV COMM, RINALDO: CLIMA CAMBIA, RIVEDERE MODELLI PIENE
(ACON) Trieste, 11 mar - I modelli utilizzati finora per stimare
le piene del Tagliamento potrebbero non essere più adeguati a
descrivere e gestire gli scenari futuri. Diventa quindi
necessario aggiornare le valutazioni idrologiche alla luce del
cambiamento climatico e dell'aumento degli eventi estremi.
È quanto emerge dall'analisi tecnica condotta dall'ingegnere e
idrologo Andrea Rinaldo sul Piano di gestione del rischio
alluvioni del Tagliamento, illustrata nel corso dell'audizione
odierna in IV Commissione, presieduta da Giuseppe Ghersinich
(Lega), alla presenza dell'assessore regionale all'Ambiente,
Fabio Scoccimarro, e dei componenti del Comitato degli esperti
sul Tagliamento.
L'audizione prende spunto da una mozione presentata alcuni mesi
fa dal capogruppo del Patto per l'Autonomia-Civica Fvg, Massimo
Moretuzzo, con la quale si chiedeva alla Giunta regionale di
avviare un percorso per affrontare il tema della messa in
sicurezza del fiume. Mozione successivamente ritirata perché, nel
frattempo, erano progrediti gli studi affidati dalla Regione al
professor Rinaldo e l'assessore aveva proposto di convocare
un'audizione per presentare gli aggiornamenti e i risultati più
recenti del lavoro.
La relazione dello studioso evidenzia come l'aumento degli eventi
estremi e il rapido cambiamento climatico rendano sempre meno
affidabili i modelli basati esclusivamente sulle serie storiche
del passato. "Le opere previste per il Tagliamento - ha spiegato
Rinaldo - sono state progettate assumendo come riferimento la
piena storica del 1966 che, alla sezione di Pinzano, raggiunse
una portata di circa 2.500 metri cubi al secondo. Un dato che,
alla luce delle nuove dinamiche climatiche, potrebbe non essere
più sufficiente per definire le condizioni di sicurezza future".
Da qui la necessità, sottolineata dallo scienziato, di
"ridefinire le piene di riferimento e aggiornare gli strumenti di
analisi per evitare che opere progettate su ipotesi non più
attuali risultino inefficaci".
"Non si tratta di ripartire da zero - ha precisato lo studioso -
ma di verificare se le premesse su cui si basano le progettazioni
siano ancora solide".
Rinaldo ha inoltre insistito sull'importanza di un processo
decisionale aperto al contributo di tutti i portatori di
interesse. "Chiunque abbia competenze o proposte deve poter
portare al decisore la propria valutazione di costi e benefici",
ha affermato lo studio, evidenziando che "spetterà poi alle
istituzioni assumersi la responsabilità della scelta finale".
Nel dibattito sono emerse posizioni contrapposte tra gli esperti
del comitato sul Tagliamento. Se da un lato è stata evidenziata
"la necessità di rivedere l'approccio tradizionale, integrando
geomorfologia, idrologia, idraulica e gestione dei dati",
dall'altra è stata richiamata "l'urgenza di non rinviare
ulteriormente le decisioni operative e di portare a completamento
alcune opere, come quelle di diaframmatura ancora mancanti e
considerate importanti per la sicurezza del territorio di
Latisana".
Pur riconoscendo l'incertezza legata all'evoluzione climatica, è
stato osservato che "il rischio idraulico può essere comunque
ridotto attraverso interventi progressivi come opere di
laminazione delle piene, manutenzione dell'alveo e delle golene".
Dal Comitato degli esperti è stata anche rimarcata la necessità
"di definire con maggiore precisione alcuni parametri
fondamentali per la progettazione delle opere idrauliche, tra cui
l'intensità delle precipitazioni, la portata di picco e il volume
delle piene", senza però "tralasciare la memoria storica e i dati
sperimentali nelle valutazioni idrologiche".
"Eventuali opere temporanee non devono impattare sul capitale
naturale e sulla morfologia unica del Tagliamento: è fondamentale
valutare con attenzione quali benefici reali producano, evitando
interventi che possano generare conseguenze irreversibili" ha
ribadito Rinaldo, rispondendo ad alcune osservazioni sollevate
dal Comitato degli esperti.
Lo studioso ha inoltre sottolineato che "sarebbe imprudente
escludere a priori soluzioni già valutate e scartate in passato.
Prima di assumere decisioni definitive, è necessario riesaminare
tutte le opzioni alla luce delle conoscenze scientifiche più
aggiornate e del quadro complessivo del bacino idrografico".
"Il ruolo della comunità scientifica - ha chiarito infine Rinaldo
- non è quello di stabilire quale opera debba essere realizzata,
ma di fornire basi scientifiche solide su cui le istituzioni
possano fondare le proprie scelte".
1-segue
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