TAGLIAMENTO. PUTTO (PAT-CIV): SERVE CHIAREZZA SCIENTIFICA E POLITICA
(ACON) Trieste, 11 mar - "Riportare la discussione su basi
scientifiche solide e su scelte politiche chiare e coerenti". Lo
chiede, in una nota, il consigliere regionale Marco Putto, del
Gruppo Patto per l'Autonomia-Civica Fvg, dopo l'audizione
dedicata alla sicurezza idraulica del Tagliamento in IV
Commissione consiliare.
"Desidero esprimere un sincero apprezzamento per la scelta di
coinvolgere il professor Andrea Rinaldo - dichiara Putto,
riprendendo quanto detto in Commissione -. Il suo intervento ha
dimostrato grande libertà di giudizio e assenza di
condizionamenti. Può sembrare un fatto naturale nel mondo
accademico, ma nel dibattito politico non è sempre scontato e per
questo rappresenta un elemento di serietà e di onestà
intellettuale che va riconosciuto".
Allo stesso tempo, il consigliere evidenza come negli ultimi anni
la discussione sul Tagliamento abbia sofferto di una evidente
difficoltà di metodo: "In questi tre anni di legislatura abbiamo
assistito a una successione di indirizzi contraddittori da parte
della Giunta - osserva Putto -. Siamo passati da una
rappresentazione mediatica di una traversa laminante tra Dignano
e Spilimbergo come risolutiva, alla proposta delle casse di
espansione nel medio corso, fino a un mix di opzioni varie. Oggi,
invece, emergono nuove riflessioni che mettono in discussione i
parametri stessi su cui si fonda la valutazione delle piene".
Secondo Putto, "questa evoluzione del dibattito dimostra quanto
sia fondamentale affrontare il tema con rigore tecnico e senza
semplificazioni. Nella progettazione delle opere idrauliche non
esiste il rischio zero".
"Quando si progettano opere idrauliche - spiega - si lavora
sempre su basi statistiche. Si stabiliscono tempi di ritorno e si
accetta che eventi eccezionali possano superare quelle soglie. È
un principio fondamentale dell'ingegneria: non esiste un'opera
capace di garantire la sicurezza assoluta in ogni circostanza".
"Nel corso degli anni - ricorda Putto - anche i criteri
progettuali sono cambiati in modo significativo. Fino a 20 anni
fa si dimensionavano molte opere con tempi di ritorno
relativamente contenuti. Con il passare del tempo questi valori
sono aumentati progressivamente, anche perché i fenomeni
meteorologici sono diventati più intensi e frequenti. Ma proprio
per questo dobbiamo evitare di raccontare ai cittadini che esista
una soluzione definitiva capace di eliminare ogni rischio".
Il consigliere evidenzia inoltre come "il confronto tra gli
esperti debba essere considerato un arricchimento e non uno
scontro di posizioni. I contributi degli accademici e degli
esperti che hanno lavorato sul tema non sono in contraddizione
tra loro. Al contrario, credo che possano essere integrati per
arrivare a una visione più completa e scientificamente solida del
problema".
Un passaggio centrale riguarda la necessità di distinguere tra
interventi immediatamente realizzabili e opere che richiedono una
revisione più profonda delle scelte compiute in passato. "Ci sono
opere che possono essere realizzate anche in tempi brevi e con un
impatto limitato sulla naturalità del fiume - afferma Putto -.
Altre invece devono essere oggetto di una riflessione molto più
approfondita, soprattutto se rischiano di alterare in modo
irreversibile un sistema fluviale che rappresenta un patrimonio
naturale unico".
Il consigliere richiama quindi con franchezza quella che
definisce "la questione politica centrale. Dobbiamo dirci con
onestà se alcune indicazioni contenute negli atti iniziali di
questo percorso siano ancora sostenibili oppure no. Se oggi gli
elementi scientifici ci portano a conclusioni diverse, allora
dobbiamo avere il coraggio di prenderne atto e riconsiderare
quelle scelte, ma senza perdere ulteriore tempo".
Un altro punto fondamentale sollevato da Putto è il rapporto tra
le valutazioni scientifiche e le indicazioni dell'autorità di
bacino, in particolare per quanto riguarda i parametri di portata
e volume delle piene. "La domanda centrale è molto semplice -
spiega il consigliere -: se i valori di portata stabiliti
dall'autorità di bacino sono inderogabili, allora tutte le
analisi che stiamo discutendo rischiano di rimanere puramente
teoriche. Se invece esiste la possibilità di rivedere quei
parametri alla luce di nuovi studi, allora il contributo
scientifico che abbiamo ascoltato oggi diventa strategico per
ridefinire l'intero approccio, purchè si operi senza perdere
ulteriore tempo".
Infine Putto riporta il confronto "su un aspetto tecnico molto
concreto: la necessità di laminare le piene. Dal punto di vista
idraulico - osserva - il tema è molto chiaro. Le piene si possono
laminare solo in due modi: all'interno dell'alveo oppure fuori
dall'alveo. Se riteniamo, come molti sostengono, che il medio
corso del Tagliamento debba essere preservato nella sua
naturalità, allora dobbiamo ragionare seriamente su soluzioni di
laminazione fuori alveo".
Secondo il consigliere, "questo approccio consentirebbe di
coniugare sicurezza idraulica e tutela ambientale. Possiamo
immaginare soluzioni che siano il più possibile naturali e
integrate nel territorio".
"Non esiste l'impatto zero, così come non esiste il rischio zero.
Ma abbiamo il dovere di ridurre entrambi al minimo, proteggendo i
cittadini senza compromettere l'equilibrio di uno dei sistemi
fluviali più preziosi d'Europa. Agiamo in fretta e senza perdere
ulteriore tempo", conclude la nota.
ACON/COM/aa