TAGLIAMENTO. PUTTO (PAT-CIV): SERVE CHIAREZZA SCIENTIFICA E POLITICA


TAGLIAMENTO. PUTTO (PAT-CIV): SERVE CHIAREZZA SCIENTIFICA E POLITICA

11.03.2026
16:54
(ACON) Trieste, 11 mar - "Riportare la discussione su basi scientifiche solide e su scelte politiche chiare e coerenti". Lo chiede, in una nota, il consigliere regionale Marco Putto, del Gruppo Patto per l'Autonomia-Civica Fvg, dopo l'audizione dedicata alla sicurezza idraulica del Tagliamento in IV Commissione consiliare.

"Desidero esprimere un sincero apprezzamento per la scelta di coinvolgere il professor Andrea Rinaldo - dichiara Putto, riprendendo quanto detto in Commissione -. Il suo intervento ha dimostrato grande libertà di giudizio e assenza di condizionamenti. Può sembrare un fatto naturale nel mondo accademico, ma nel dibattito politico non è sempre scontato e per questo rappresenta un elemento di serietà e di onestà intellettuale che va riconosciuto".

Allo stesso tempo, il consigliere evidenza come negli ultimi anni la discussione sul Tagliamento abbia sofferto di una evidente difficoltà di metodo: "In questi tre anni di legislatura abbiamo assistito a una successione di indirizzi contraddittori da parte della Giunta - osserva Putto -. Siamo passati da una rappresentazione mediatica di una traversa laminante tra Dignano e Spilimbergo come risolutiva, alla proposta delle casse di espansione nel medio corso, fino a un mix di opzioni varie. Oggi, invece, emergono nuove riflessioni che mettono in discussione i parametri stessi su cui si fonda la valutazione delle piene".

Secondo Putto, "questa evoluzione del dibattito dimostra quanto sia fondamentale affrontare il tema con rigore tecnico e senza semplificazioni. Nella progettazione delle opere idrauliche non esiste il rischio zero".

"Quando si progettano opere idrauliche - spiega - si lavora sempre su basi statistiche. Si stabiliscono tempi di ritorno e si accetta che eventi eccezionali possano superare quelle soglie. È un principio fondamentale dell'ingegneria: non esiste un'opera capace di garantire la sicurezza assoluta in ogni circostanza".

"Nel corso degli anni - ricorda Putto - anche i criteri progettuali sono cambiati in modo significativo. Fino a 20 anni fa si dimensionavano molte opere con tempi di ritorno relativamente contenuti. Con il passare del tempo questi valori sono aumentati progressivamente, anche perché i fenomeni meteorologici sono diventati più intensi e frequenti. Ma proprio per questo dobbiamo evitare di raccontare ai cittadini che esista una soluzione definitiva capace di eliminare ogni rischio".

Il consigliere evidenzia inoltre come "il confronto tra gli esperti debba essere considerato un arricchimento e non uno scontro di posizioni. I contributi degli accademici e degli esperti che hanno lavorato sul tema non sono in contraddizione tra loro. Al contrario, credo che possano essere integrati per arrivare a una visione più completa e scientificamente solida del problema".

Un passaggio centrale riguarda la necessità di distinguere tra interventi immediatamente realizzabili e opere che richiedono una revisione più profonda delle scelte compiute in passato. "Ci sono opere che possono essere realizzate anche in tempi brevi e con un impatto limitato sulla naturalità del fiume - afferma Putto -. Altre invece devono essere oggetto di una riflessione molto più approfondita, soprattutto se rischiano di alterare in modo irreversibile un sistema fluviale che rappresenta un patrimonio naturale unico".

Il consigliere richiama quindi con franchezza quella che definisce "la questione politica centrale. Dobbiamo dirci con onestà se alcune indicazioni contenute negli atti iniziali di questo percorso siano ancora sostenibili oppure no. Se oggi gli elementi scientifici ci portano a conclusioni diverse, allora dobbiamo avere il coraggio di prenderne atto e riconsiderare quelle scelte, ma senza perdere ulteriore tempo".

Un altro punto fondamentale sollevato da Putto è il rapporto tra le valutazioni scientifiche e le indicazioni dell'autorità di bacino, in particolare per quanto riguarda i parametri di portata e volume delle piene. "La domanda centrale è molto semplice - spiega il consigliere -: se i valori di portata stabiliti dall'autorità di bacino sono inderogabili, allora tutte le analisi che stiamo discutendo rischiano di rimanere puramente teoriche. Se invece esiste la possibilità di rivedere quei parametri alla luce di nuovi studi, allora il contributo scientifico che abbiamo ascoltato oggi diventa strategico per ridefinire l'intero approccio, purchè si operi senza perdere ulteriore tempo".

Infine Putto riporta il confronto "su un aspetto tecnico molto concreto: la necessità di laminare le piene. Dal punto di vista idraulico - osserva - il tema è molto chiaro. Le piene si possono laminare solo in due modi: all'interno dell'alveo oppure fuori dall'alveo. Se riteniamo, come molti sostengono, che il medio corso del Tagliamento debba essere preservato nella sua naturalità, allora dobbiamo ragionare seriamente su soluzioni di laminazione fuori alveo".

Secondo il consigliere, "questo approccio consentirebbe di coniugare sicurezza idraulica e tutela ambientale. Possiamo immaginare soluzioni che siano il più possibile naturali e integrate nel territorio".

"Non esiste l'impatto zero, così come non esiste il rischio zero. Ma abbiamo il dovere di ridurre entrambi al minimo, proteggendo i cittadini senza compromettere l'equilibrio di uno dei sistemi fluviali più preziosi d'Europa. Agiamo in fretta e senza perdere ulteriore tempo", conclude la nota. ACON/COM/aa



  • Marco Putto (Patto per l'Autonomia-Civica Fvg)
    Marco Putto (Patto per l'Autonomia-Civica Fvg)