AMBIENTE. PELLEGRINO (AVS): SU CANALE SADE ANCORA TANTI INTERROGATIVI
(ACON) Trieste, 12 mar - "Dalla risposta dell'assessore emerge
con chiarezza che non esiste oggi un progetto operativo per
l'utilizzo delle acque del canale Sade a supporto del sistema
idropotabile, che non sono noti né i costi complessivi
dell'intervento né le modalità di protezione delle acque e che,
dei 105 milioni di euro di cui si è parlato, è stato finanziato
soltanto un milione per la progettazione".
Lo afferma in una nota la consigliera regionale Serena Pellegrino
(Alleanza Verdi e Sinistra) dopo la risposta dell'assessore
regionale all'Ambiente, Fabio Scoccimarro, alla sua
interrogazione sul progetto relativo al canale Sade e sui
possibili collegamenti con il sistema acquedottistico del Friuli
centrale.
"Questa vicenda - prosegue Pellegrino - ricorda molto altre
grandi opere annunciate e mai realizzate. Da sessant'anni questo
progetto viene periodicamente tirato fuori dal cassetto: si
finanziano studi e progettazioni, ma il progetto vero non arriva
mai. Probabilmente continueremo a stanziare risorse per
progettare senza che l'opera si concretizzi davvero".
"Nel corso del dibattito in Commissione -, fa sapere l'esponente
di Avs - ho, inoltre, sottolineato come dalla risposta della
Giunta emerga che l'eventuale utilizzo delle acque del canale
Sade per integrare il sistema idropotabile non è oggi previsto
nella concessione rilasciata nel 2025 e che qualsiasi valutazione
in tal senso richiederebbe una nuova e specifica domanda di
concessione".
"Si tratta di un tema estremamente delicato - osserva Pellegrino
- perché riguarda direttamente la gestione delle risorse idriche
e la qualità dell'acqua destinata ai cittadini. L'ipotesi di
utilizzare acque che provengono dal sistema legato alla centrale
di Somplago e al lago di Cavazzo per scopi potabili pone
interrogativi evidenti e richiede la massima trasparenza".
Secondo la consigliera di Alleanza Verdi e Sinistra "è necessario
riportare la discussione sul reale obiettivo dell'opera. Non
possiamo continuare a parlare di agricoltura o di acqua potabile
quando è evidente che il vero interesse è legato alla possibilità
di tornare a turbinare le acque del lago di Cavazzo".
"Ma la gerarchia nell'uso dell'acqua è chiara: in primis per
tutelare l'ambiente, che deve continuare a garantirci acqua di
qualità, poi per l'acqua potabile per uso umano e successivamente
l'agricoltura, e solo in ultima istanza per usi industriali",
conclude Pellegrino
ACON/COM/sm