TAGLIAMENTO. PELLEGRINO (AVS): RISCHIO ALLUVIONI, REGIONE INCOERENTE
(ACON) Trieste, 13 mar - "La Regione da un lato sostiene di non
voler puntare su opere idrauliche invasive per il Tagliamento, ma
allo stesso tempo, con la modifica del Piano di gestione del
Rischio alluvioni approvato più di quattro anni fa dall'Autorità
di Bacino delle Alpi Orientali, non rinuncia alla possibilità di
nuove edificazioni nelle aree più delicate. È una contraddizione
che rischia di aumentare, e non diminuire, la vulnerabilità del
territorio".
Lo afferma in una nota la consigliera regionale Serena Pellegrino
(Avs), a seguito della risposta in IV Commissione a
un'interrogazione sulle modifiche al Piano di gestione del
Rischio alluvioni.
"La delibera regionale 530/2024 - spiega Pellegrino - prevede
interventi lungo il Tagliamento con l'obiettivo dichiarato di
ridurre il rischio di alluvioni. Si tratta di una scelta che ho
già contestato perché, almeno sulla carta si continua a
privilegiare opere impattanti invece di puntare su soluzioni più
diffuse e sostenibili, che garantirebbero la tutela del fiume".
Secondo Pellegrino "la contraddizione diventa ancora più evidente
se si considerano le modifiche al Pgra e alla relativa
cartografia: non vorremmo che le importanti opere, anche costose,
che la Regione prevede di realizzare lungo il corso del
Tagliamento, risultino inutili se non abbinate al ripristino dei
vincoli di inedificabilità per quei terreni posti in area
golenale, fragili dal punto di vista idraulico e a rischio di
esondazione, perché la popolazione ha diritto di essere tutelata
dagli eventi catastrofali".
"Impegnare, da un lato - aggiunge la consigliera -, del denaro
pubblico per inseguire progetti di ingegneria sul fiume, anche
per tutelare il patrimonio ambientale e, dall'altro, ridurre i
vincoli che dovrebbero limitare la pressione urbanistica nelle
aree più esposte, è una contraddizione".
Per questo l'esponente di Avs chiede "alla Giunta regionale di
chiarire quali siano le aree interessate dalle nuove possibilità
edificatorie e quali modifiche siano state introdotte nelle norme
del piano".
"La vera sicurezza idraulica - conclude Pellegrino - non si
costruisce con nuove opere, magari anche con più cemento lungo il
fiume. Serve, invece, una strategia diversa: lasciare spazio al
fiume, proteggere le aree naturali di espansione delle piene,
ridurre la pressione urbanistica nelle zone più vulnerabili e
tutelare la popolazione, nell'immediato, con un sistema di alert
quanto più sicuro possibile e la costituzione di un fondo che
possa dare aiuti a coloro che potrebbero subire sui beni
materiali".
ACON/COM/sm