LEGGE ELETTORALE. CONSIGLIERE CSX: PARITÀ DI GENERE FERMA AL PALO
(ACON) Trieste, 13 mar - "Le Regioni italiane hanno ormai tutte
introdotto la doppia preferenza di genere nelle rispettive leggi
elettorali per le elezioni regionali. All'appello manca il Friuli
Venezia Giulia che, insieme alla Sicilia, appare sempre più
distante dal resto d'Italia. Oggi, su un totale di 48 consiglieri
regionali, in Regione le donne sono solo 9, diventate 10 dopo una
dimissione: una delle percentuali più basse in Italia".
Lo affermano in una nota le consigliere regionali Laura Fasiolo e
Manuela Celotti (Pd), Giulia Massolino e Simona Liguori (Patto
per l'Autonomia-Civica Fvg), Rosaria Capozzi (M5S) e Serena
Pellegrino (Avs) commentando la sentenza (pubblicata ieri,
giovedì 12 marzo), attraverso la quale la sezione civile del
Tribunale di Trieste ha respinto l'azione di accertamento della
legittimità della legge elettorale regionale del Friuli Venezia
Giulia 18 giugno 2007, numero 17, promossa dalle associazioni di
donne.
"Sulla doppia preferenza di genere pesa l'inerzia della Regione
Friuli Venezia Giulia, che non ha dato seguito all'adeguamento
della legge elettorale. La richiesta era emersa già nella scorsa
legislatura, anche grazie a una proposta di legge del Pd (primo
firmatario Francesco Russo), arrivata in Aula ma respinta dalla
Maggioranza di Centrodestra" commentano ancora le esponenti di
Opposizione.
"Neppure l'appello rivolto al presidente Fedriga e ai consiglieri
regionali con una lettera del 14 novembre 2022, sottoscritta da
27 associazioni, ha avuto seguito - aggiungono le consigliere -.
La richiesta era quella di intervenire legislativamente per
introdurre nella legge elettorale un meccanismo correttivo capace
di favorire l'elezione del genere meno rappresentato".
"Oggi - continuano - l'esito negativo dell'azione giudiziaria
promossa dalle associazioni di donne allontana ulteriormente il
Friuli Venezia Giulia dalle regioni italiane che hanno introdotto
la doppia preferenza di genere, uno strumento che consente di
esprimere il voto di preferenza per un massimo di due candidati
di sesso diverso appartenenti alla stessa lista".
Secondo le consigliere, "il dispositivo della sentenza della
giudice Giovanna Carlesso, sul ricorso presentato da associazioni
femminili e da singole cittadine e cittadini, ha dichiarato il
ricorso inammissibile. La sentenza evidenzia che, essendo il
Friuli Venezia Giulia una Regione a statuto speciale, non può
essere equiparata a quelle a statuto ordinario. La legge 165 del
2004 (che all'articolo 4, comma 1, lettera c-bis, stabilisce i
principi fondamentali per le legislazioni elettorali delle
Regioni a statuto ordinario) non è infatti direttamente
applicabile alla Regione Fvg".
"E ancora - proseguono - la scelta rientra quindi nella
discrezionalità del legislatore regionale, il cui operato è
sindacabile solo in caso di manifesta irragionevolezza o
arbitrarietà, vizi che la sentenza non ravvisa nella normativa
regionale vigente. Il riferimento è dunque alla legge statutaria
regionale 17 del 2007, norma di rango primario emanata in
attuazione dell'articolo 12 dello statuto speciale".
"Risulta quindi evidente il rinvio alla politica che -, osservano
le consigliere regionali del Centrosinistra - non può più
ignorare questa difformità nelle modalità di espressione del voto
rispetto alle altre Regioni italiane. L'assenza di un meccanismo
che favorisca l'elezione delle persone del genere meno
rappresentato costituisce una perdurante e ingiustificata
violazione di norme sia costituzionali sia ordinarie".
"Le disposizioni degli articoli 51 e 117 della Costituzione,
finora disattese, potranno essere rispettate - concludono - solo
se la Maggioranza regionale deciderà finalmente di adeguare la
legge elettorale".
ACON/COM/sm