LOGISTICA. MASSOLINO (PAT-CIV): PORTO TRIESTE NON DIVENTI HUB MILITARE
(ACON) Trieste, 3 apr - "In relazione alle notizie circolate
nelle ultime ore riguardo a un'autorizzazione all'imbarco di
materiale Nato presso il porto di Trieste, esprimiamo forte
preoccupazione per un possibile utilizzo dello scalo in ambiti
connessi a operazioni militari e belliche e sconcerto per le
dichiarazioni del presidente di Confindustria Alto Adriatico sul
ruolo dell'interporto di Pordenone rispetto alla logistica
militare". Queste le dichiarazioni di Giulia Massolino,
consigliera regionale del Patto per l'Autonomia, in una nota
congiunta con Federico Monti, portavoce di Adesso Trieste.
"Riteniamo essenziale ribadire con chiarezza un principio: il
porto di Trieste - si legge nel comunicato della Massolino - non
deve diventare un hub della Nato, né essere progressivamente
coinvolto in dinamiche di carattere militare. L'attuale fase
internazionale, segnata da conflitti e tensioni crescenti,
dimostra come la guerra produca non solo morte e distruzione, ma
anche pesanti conseguenze economiche. La recente flessione dei
traffici commerciali evidenzia quanto l'instabilità geopolitica
incida negativamente sulle attività portuali e sull'economia del
territorio. Esprimo quindi solidarietà ai lavoratori e alle
lavoratrici Usb che hanno proclamato lo sciopero presso il
terminal HHLA-PLT, con riferimento esclusivo alle attività
connesse alla movimentazione del materiale bellico".
"Le recenti dichiarazioni del presidente Michelangelo Agrusti -
aggiunge la consigliera - per cui il sistema logistico regionale
potrebbe arrivare a comprendere anche attività di logistica
militare nell'ambito dello sviluppo dell'interporto di Pordenone
come retroporto del porto di Trieste, sono inaccettabili. Tali
affermazioni delineano esplicitamente un possibile coinvolgimento
strutturale del sistema portuale e logistico del Friuli Venezia
Giulia in filiere legate alla dimensione militare. Si tratta di
una visione incompatibile con la funzione storica del porto di
Trieste e con il ruolo internazionale che la città ha costruito
nel tempo come spazio di incontro tra economie, culture e popoli
diversi. L'idea che il porto franco internazionale e il suo
retroporto possano ospitare attività di logistica militare
rappresenta un cambio di paradigma che non può essere accettato,
né normalizzato nel dibattito pubblico. Il rischio è quello di
una progressiva integrazione del sistema logistico regionale in
strategie geopolitiche e militari che esulano dagli interessi del
territorio e che espongono Trieste a tensioni e conseguenze
economiche e politiche rilevanti".
"Per questo motivo - conclude la nota - riteniamo necessario
mantenere alta l'attenzione affinché il porto di Trieste non
venga progressivamente trasformato in uno scalo militarizzato, ma
continui a rappresentare uno spazio di cooperazione neutrale,
internazionale, di sviluppo economico, e affinché la Regione si
impegni nel ripudiare la guerra e costruire la pace, come spesso
abbiamo sollecitato in questi anni con diverse proposte".
ACON/COM/rcm