CARCERE TS. SBRIGLIA (GARANTE): IMPEGNO COMUNE PER NUOVA STRUTTURA
(ACON) Trieste, 13 apr - "Auspico che il tema della
realizzazione di un nuovo istituto penitenziario a Trieste,
capace di offrire i servizi pubblici previsti dalle leggi
penitenziarie, che non sono finalizzati al solo recupero delle
persone detenute, ma anche a fare in modo che esse rispettino sé
stesse, sia accolto dalle istituzioni locali, impegnandole in tal
senso".
Lo afferma in una nota il Garante regionale dei diritti della
persona, Enrico Sbriglia, a margine della partecipazione, presso
il carcere Ernesto Mari di Trieste, alle funzioni religiose
pasquali celebrate dal vescovo Enrico Trevisi, assieme al
direttore della Caritas, padre Giovanni La Manna e al cappellano
del carcere, padre Silvio.
"Accolti dalla polizia penitenziaria - commenta Sbriglia - siamo
stati accompagnati presso l'Area trattamentale della sezione
femminile dove era stato allestito l'altare provvisorio, in
attesa che terminino i lavori di adeguamento delle scale della
imponente chiesa, al momento non utilizzabile. Il clima era
intenso e sereno insieme, nonostante il carcere sia sold out,
pieno fino all'inverosimile (circa 240 detenuti, tra uomini e
donne), con stanze sovraffollate e condizioni di vita non facili".
Secondo il Garante, "il merito, probabilmente, è anche
dell'approccio umano ed intelligente che il personale tutto,
cominciando dalla direttrice e dal comandante della polizia
penitenziaria, sanno trasmettere verso le persone ristrette".
"Raccolta la preghiera, grande attenzione è stata dedicata alle
parole del vescovo, che ha messo a proprio agio tutti i presenti.
La speranza - aggiunge Sbriglia - non è un concetto teorico, ma
un metodo per migliorare sé stessi. L'idea di un Dio che ci
ascolti, che ci conosca a fondo, che ci aiuti e ci accolga in
ogni circostanza, consente a quanti vogliano giocare la partita
del reale cambiamento di provarci".
"Molto bene - prosegue - il riferimento a un antico ulivo in
terra d'Istria che racconta di come anche le intemperie e le
condizioni non sempre favorevoli del vivere possano addirittura
rafforzare e rendere ancora più imponente quella pianta che, a
ben guardare, assomiglia alla vita di ogni essere umano, tenuto a
cimentarsi con il bene e con il male, ma che, ove abbia le radici
ben piantate nella fede, può essere forte e rigogliosa".
Il Garante, al termine delle funzioni, ha raccolto delle
richieste pervenute da alcune persone detenute, assicurando la
sua attenzione al riguardo. "Resta però, al termine della visita,
quel senso di tristezza nel rilevare come tante giovani persone
vedano i loro giorni spendersi in un contesto di prigionia, lì
dove dovrebbero invece essere utilmente impegnate nello studio,
nel lavoro, nello sport, nelle relazioni sociali. Un buon carcere
- evidenzia Sbriglia in conclusione - è anche una buona scuola,
un buon carcere è anche un luogo dove si riceve formazione
professionale autentica e spendibile sul mercato del lavoro, un
buon carcere è anche una palestra per diventare finalmente buoni
cittadini. Altrimenti, ove ciò non accada, è cosa inutile e
costosa".
ACON/COM/aa