CARCERE TS. SBRIGLIA (GARANTE): IMPEGNO COMUNE PER NUOVA STRUTTURA


CARCERE TS. SBRIGLIA (GARANTE): IMPEGNO COMUNE PER NUOVA STRUTTURA

13.04.2026
12:46
(ACON) Trieste, 13 apr - "Auspico che il tema della realizzazione di un nuovo istituto penitenziario a Trieste, capace di offrire i servizi pubblici previsti dalle leggi penitenziarie, che non sono finalizzati al solo recupero delle persone detenute, ma anche a fare in modo che esse rispettino sé stesse, sia accolto dalle istituzioni locali, impegnandole in tal senso".

Lo afferma in una nota il Garante regionale dei diritti della persona, Enrico Sbriglia, a margine della partecipazione, presso il carcere Ernesto Mari di Trieste, alle funzioni religiose pasquali celebrate dal vescovo Enrico Trevisi, assieme al direttore della Caritas, padre Giovanni La Manna e al cappellano del carcere, padre Silvio.

"Accolti dalla polizia penitenziaria - commenta Sbriglia - siamo stati accompagnati presso l'Area trattamentale della sezione femminile dove era stato allestito l'altare provvisorio, in attesa che terminino i lavori di adeguamento delle scale della imponente chiesa, al momento non utilizzabile. Il clima era intenso e sereno insieme, nonostante il carcere sia sold out, pieno fino all'inverosimile (circa 240 detenuti, tra uomini e donne), con stanze sovraffollate e condizioni di vita non facili".

Secondo il Garante, "il merito, probabilmente, è anche dell'approccio umano ed intelligente che il personale tutto, cominciando dalla direttrice e dal comandante della polizia penitenziaria, sanno trasmettere verso le persone ristrette".

"Raccolta la preghiera, grande attenzione è stata dedicata alle parole del vescovo, che ha messo a proprio agio tutti i presenti. La speranza - aggiunge Sbriglia - non è un concetto teorico, ma un metodo per migliorare sé stessi. L'idea di un Dio che ci ascolti, che ci conosca a fondo, che ci aiuti e ci accolga in ogni circostanza, consente a quanti vogliano giocare la partita del reale cambiamento di provarci".

"Molto bene - prosegue - il riferimento a un antico ulivo in terra d'Istria che racconta di come anche le intemperie e le condizioni non sempre favorevoli del vivere possano addirittura rafforzare e rendere ancora più imponente quella pianta che, a ben guardare, assomiglia alla vita di ogni essere umano, tenuto a cimentarsi con il bene e con il male, ma che, ove abbia le radici ben piantate nella fede, può essere forte e rigogliosa".

Il Garante, al termine delle funzioni, ha raccolto delle richieste pervenute da alcune persone detenute, assicurando la sua attenzione al riguardo. "Resta però, al termine della visita, quel senso di tristezza nel rilevare come tante giovani persone vedano i loro giorni spendersi in un contesto di prigionia, lì dove dovrebbero invece essere utilmente impegnate nello studio, nel lavoro, nello sport, nelle relazioni sociali. Un buon carcere - evidenzia Sbriglia in conclusione - è anche una buona scuola, un buon carcere è anche un luogo dove si riceve formazione professionale autentica e spendibile sul mercato del lavoro, un buon carcere è anche una palestra per diventare finalmente buoni cittadini. Altrimenti, ove ciò non accada, è cosa inutile e costosa". ACON/COM/aa



  • Enrico Sbriglia, Garante regionale dei diritti della persona
    Enrico Sbriglia, Garante regionale dei diritti della persona