FIESTE PATRIE. BORDIN ALL'AULA: INVITA A RIFLETTERE SUL FUTURO DEL FVG
(ACON) Trieste, 14 apr - Correva l'anno 1077, il 3 aprile per
l'esattezza, quando l'imperatore Enrico IV concesse l'investitura
feudale al patriarca di Aquileia, Sigeardo di Beilstein, sancendo
così la nascita dello Stato patriarcale friulano, ovvero della
Patrie dal Friûl (Patria del Friuli), entità politica autonoma,
dotata di un proprio Parlamento e che unificò il territorio
friulano fino al 1420. Così la storia più antica. Quella più
recente ci porta al 2015 e alla legge regionale 6 che istituisce
la Fieste de patrie dal Friûl, da celebrare appunto ogni 3
aprile.
"È una ricorrenza che non appartiene soltanto al calendario - ha
commentato il presidente del Cr Fvg, Mauro Bordin, in apertura
della celebrazione in Aula - ma vive profondamente nella
coscienza della comunità friulana. È un momento che invita a
riflettere su ciò che siamo stati, su ciò che siamo e,
soprattutto, su ciò che vogliamo diventare".
Invitato a intervenire da Bordin su indicazione del presidente
dell'Agenzia regionale per la lingua friulana, Eros Cisilino, il
professore Alberto Travain, presidente del circolo universitario
friulano Academie dal Friûl e del Fogolâr Civic di Udine, ha
proposto una lunga e dettagliata disamina che ha ripercorso i
momenti salienti degli anni Mille del Friuli, fino a parlare di
identità regionale odierna e di formazione dei giovani nelle
scuole, per un Fvg dal grande bagaglio di tradizioni da far
fruttare per il futuro.
"Parlare di questa festa - ha affermato Travain - significa
portare la voce di un riscatto di popolo, non da un punto di
vista etnico o linguistico ma civile e culturale. Un giorno di
festa quale bisogno di avere una data per ricordare e riflettere
sulle proprie radici". Il professore ha poi parlato di
"particolarità e condivisione di particolarità, che non sono la
stessa cosa. Questa nostra regione altro non è che una frontiera
storica, ma su quella frontiera si è anche scritta la Storia. E
nessuno più di noi può essere in grado di capire come poter
essere comunità al di sopra di un confine. Noi siamo la nuova
Patria del Friuli - ha aggiunto - e questo non significa
cancellare tutto il resto che c'è stato ma celebrare il momento
più ampio di sviluppo, anche da un punto di vista militare e
politico, di una storia civile e territoriale che il Friuli di
oggi può ben vantare di avere nelle sue origini".
Parole non distanti dal pensiero del presidente Bordin: "Questa
giornata rappresenta un'occasione preziosa, affinché chi è
friulano come me si riconosca in un patrimonio condiviso fatto di
storia, valori e tradizioni. Un patrimonio che trova nella
marilenghe una delle sue espressioni più autentiche: non solo
strumento di comunicazione, ma segno distintivo di appartenenza e
custode della nostra identità più profonda".
"Come istituzioni e, in particolare, come Consiglio regionale,
abbiamo il dovere di celebrare la storia che ha alle spalle il
Friuli e di continuare a investire nel territorio, nella cultura
e soprattutto nei giovani", ha rimarcato il presidente, non
mancando un passaggio a una delle pagine più dolorose della
propria storia, da cui il Friuli ha saputo rialzarsi, ovvero
quella segnata indelebilmente dal 6 maggio 1976. "Da quella
tragedia - ha concluso Bordin - è nato un modello di
ricostruzione fondato sulla collaborazione tra cittadini e
istituzioni, un esempio concreto di responsabilità condivisa che
ancora oggi rappresenta un punto di riferimento, anche grazie al
ruolo fondamentale del volontariato e della Protezione civile".
Da ultimo, l'assessore regionale Pierpaolo Roberti ha menzionato
"gli oltre 150 eventi commemorativi che si sono svolti, per un
totale di 90 Comuni coinvolti, quale impegno della Regione, in
particolare attraverso Arlef, di sostenere la Festa della Patria
del Friuli come tutela della lingua friulana".
ACON/RCM-fc