PORTI. MASSOLINO (PAT-CIV): NO A MODELLO CHE SVUOTA TRIESTE
(ACON) Trieste, 14 apr - "Non siamo di fronte a un semplice
riassetto organizzativo, ma a un cambio radicale e accentratore
nell'architettura del potere decisionale e finanziario del
sistema portuale italiano, con conseguenze dirette sul futuro
dell'Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Orientale".
Così, in una nota, Giulia Massolino, consigliera regionale del
Patto per l'Autonomia - Civica Fvg, a margine della discussione
in Aula della mozione depositata dal Partito democratico e
sottoscritta da parte di tutto il suo Gruppo consiliare, sulla
proposta di riforma che istituisce Porti d'Italia S.p.a.
"Il modello costruito dalla legge 84 del 1994 e dal decreto
legislativo 169 del 2016 - spiega Massolino - si fonda
sull'autonomia programmatoria, gestionale e finanziaria delle
Autorità portuali. È grazie a questo impianto che Trieste,
insieme a Monfalcone, ha potuto crescere e posizionarsi nei
traffici internazionali. Oggi questo equilibrio viene messo in
discussione da un accentramento strutturale delle funzioni
strategiche. Togliere alle Autorità la capacità di decidere sugli
investimenti e sulle risorse significa svuotarle. Perché chi
decide dove e come investire governa lo sviluppo".
"La riforma - evidenzia l'esponente autonomista - prevede,
infatti, il trasferimento fino all'85% dei canoni di concessione
e tra il 15% e il 25% delle tasse portuali alla nuova società.
Per la nostra Autorità portuale, vorrebbe dire oltre 20 milioni
di euro all'anno sottratti alla capacità di investimento del
territorio. Il tutto senza nemmeno basi economiche solide: la
stessa copertura iniziale da 500 milioni è stata contestata dalla
Ragioneria dello Stato. A questo si aggiunge il possibile
trasferimento fino al 25% del personale: meno risorse e meno
competenze locali, in un sistema che, invece, ha funzionato
proprio grazie alla sua capacità decisionale rapida e radicata
nel territorio".
"Nel nostro caso - prosegue Massolino - è particolarmente critico
il nodo del Porto franco, poiché il dirottamento delle risorse
verso una società nazionale rischia di entrare in contrasto con
gli obblighi internazionali previsti dal Trattato di pace del
1947, che vieta l'imposizione di oneri non legati a servizi. È
una questione dirimente per la competitività e la peculiarità di
Trieste nei confronti dei competitor diretti e, infatti, anche in
Consiglio comunale Adesso Trieste ha depositato una mozione,
cofirmata dall'intera Opposizione, che chiede il ritiro del
disegno di legge e l'apertura di un confronto con territori,
Autorità portuali e operatori economici".
"Questa riforma - aggiunge la consigliera - è peraltro in
contraddizione con la mozione regionale del 2020, approvata
all'unanimità, che impegnava a rafforzare il regime del Porto
franco: non si può rivendicarne le peculiarità e poi accettare un
modello che le indebolisce. L'approvazione trasversale della
mozione in Consiglio regionale oggi è, quindi, un segnale
politico importante".
"Difendere l'autonomia delle Autorità portuali - conclude
Massolino - non è una battaglia di settore, ma una scelta
strategica per la competitività e l'economia del Friuli Venezia
Giulia".
ACON/COM/rm