SALUTE. CELOTTI (PD): CASE DELLA COMUNITÀ NON SIANO SCATOLE VUOTE
(ACON) Trieste, 15 apr - "Senza medici e senza servizi nuovi,
le Case della comunità rischiano di restare scatole vuote. Non
basta costruire i muri, serve far funzionare davvero la sanità
territoriale". Lo afferma in una nota la consigliera regionale
Manuela Celotti (Pd), replicando alla risposta dell'assessore
alla Salute, Riccardo Riccardi, alla sua interrogazione sullo
stato di attuazione delle Case della comunità in Friuli Venezia
Giulia.
"Nel corso dell'interrogazione - fa sapere Celotti - ho chiesto
dati puntuali su due aspetti centrali: la presenza effettiva dei
medici di medicina generale all'interno delle strutture e
l'attivazione di servizi realmente aggiuntivi rispetto a quelli
già garantiti dai distretti. A queste domande non è stata data
risposta e questo è il punto politico vero della questione".
"Si continua a parlare di numeri e percentuali, ma non viene
chiarito quanti medici siano effettivamente presenti nelle Case
della comunità, né quali servizi nuovi siano stati attivati. Il
rischio è che vengano presentati come innovativi dei servizi che
esistono da anni, semplicemente ricollocati dentro nuove
strutture", evidenzia l'esponente dem, che richiama inoltre "il
report della fondazione Gimbe basato su dati Agenas, che
evidenzia come a livello nazionale solo una quota minima delle
Case della comunità sia pienamente operativa secondo gli standard
previsti dal dm 77".
"Anche in Friuli Venezia Giulia non risultano strutture con tutti
i servizi attivi e con la presenza del personale del ruolo unico.
Il nodo principale resta quello organizzativo: siamo ormai alla
scadenza degli interventi edilizi finanziati dal Pnrr, ma la
Regione non si è fatta trovare pronta sul piano dei contenuti. La
riforma non si misura sui cantieri - continua la consigliera -,
ma sulla capacità di garantire assistenza concreta ai cittadini,
soprattutto a una popolazione sempre più anziana e fragile".
Inoltre, Celotti contesta "la discrepanza tra strutture
dichiarate attive e quelle effettivamente inaugurate. Se davvero
30 Case della comunità hanno almeno un servizio attivo, è
necessario chiarire con quali atti formali siano state aperte,
dove si trovino, con quali modalità operative funzionino e
soprattutto perché allora ne siano state inaugurate solo 6 su
30". In conclusione, "rimane una distanza evidente tra la realtà
e la narrazione della Giunta. La verità e che siamo davvero molto
in ritardo e che la Regione e le Aziende sanitarie non hanno
dimostrato capacità e volontà di coinvolgere i medici, il
personale sanitario, le amministrazioni locali e il Terzo
settore. Sono anni che sentiamo ripetere che serve investire sul
territorio, ma poi alla prova dei fatti questo è rimasto in gran
parte un mero proposito. Le Case della comunità rischiano di
rimanere contenitori senza contenuti, lasciando irrisolti i
problemi della sanità territoriale".
ACON/COM/rcm