50 ANNI TERREMOTO. GRUPPO FI: DA QUELLA SERA FRIULI MODELLO NAZIONALE
(ACON) Trieste, 5 mag - "In meno di un minuto, il 6 maggio del
1976, alle 21 circa, una scossa violentissima di terremoto ha
cancellato paesi, vite, certezze. Quasi mille morti, decine di
migliaia di feriti, oltre centomila sfollati. In un territorio
centrale del Friuli c'erano, improvvisamente, solo macerie,
silenzio e paura. Ma fu proprio da quella notte che prese forma
una delle più straordinarie prove di riscatto civile della storia
repubblicana e fu proprio da quella caduta rovinosa e devastante
che il Friuli ha insegnato a tutti a rialzarsi, rimboccarsi le
maniche e ripartire con orgoglio e fierezza".
Nel cinquantesimo anniversario del sisma, in una nota i
consiglieri regionali di Forza Italia Andrea Cabibbo, Roberto
Novelli e Michele Lobianco rendono omaggio alle vittime e alle
comunità colpite, sottolineando come "il terremoto del Friuli non
sia stato soltanto una tragedia naturale, ma uno spartiacque
nella capacità del Friuli di reagire e di interpretare un ruolo
di modello e paradigma da emulare".
Secondo Cabibbo, Novelli e Lobianco "accanto alla solidarietà
nazionale, emersero fin da subito la dignità e la determinazione
del popolo friulano. Nelle tendopoli prese corpo una scelta
precisa: niente assistenzialismo, ma strumenti per ripartire. Da
lì nacque il Modello Friuli, fondato su autonomia responsabile,
protagonismo dei territori, trasparenza e collaborazione tra
istituzioni. Il Parlamento affidò a Regione e Comuni un ruolo
centrale nella ricostruzione, permettendo interventi rapidi e
radicati. La scelta del com'era e dov'era, incarnata dalla
rinascita di Venzone, divenne il simbolo di un'identità
salvaguardata. Non mancarono difficoltà, ma nel confronto con
altre esperienze italiane il modello friulano si impose per
efficacia e partecipazione. A cinquant'anni di distanza, quella
lezione resta attuale. In un'Italia esposta a rischi sismici e
idrogeologici, il Modello Friuli indica una strada chiara:
prevenzione, rapidità decisionale, trasparenza e centralità dei
sindaci. La memoria, evidenziano i consiglieri, è responsabilità
e impegno per il presente".
"Il Friuli del 1976 conobbe il dolore più profondo. Ma seppe
trasformarlo, con umiltà e dignità, in energia civile. A
cinquant'anni di distanza - rimarcano i consiglieri azzurri -
quella lezione resta intatta: dalle macerie può nascere un
modello, se c'è fiducia nei cittadini, se c'è coraggio nelle
istituzioni, se c'è amore per la propria terra, se c'è speranza
nel futuro e volontà di crescere e svilupparsi. È un'eredità che
non appartiene soltanto alla memoria. Appartiene al futuro.
Appartiene al Friuli. E il Friûl al ringrazie e nol dismentee (il
Friuli ringrazia e non dimentica)".
ACON/COM/rcm