DONO SANGUE. BORDIN A CONGRESSO FIDAS: GESTO TRA I PIÙ BELLI
(ACON) Pordenone, 15 mag - Pordenone diventa capitale del
sangue. Ha preso il via oggi, nell'auditorium della Regione, la
prima delle tre giornate dedicate al 64° Congresso nazionale
Fidas, l'appuntamento della Federazione italiana associazioni
donatori di sangue che ha riunito nel capoluogo del Noncello
oltre 150 delegati, volontari ed esperti del sistema
trasfusionale provenienti da tutta Italia. Il congresso,
sostenuto dalla Regione Fvg, si inserisce anche nel percorso
verso Pordenone capitale italiana della cultura 2027, confermando
il ruolo della città come luogo di confronto, partecipazione e
promozione dei valori civici.
All'inaugurazione del Congresso ha partecipato anche il
presidente del Consiglio regionale, Mauro Bordin, insieme ai
colleghi Andrea Cabibbo, Carlo Bolzonello, Lucia Buna, Simone
Polesello, Orsola Costanza e Markus Maurmair.
"Pordenone c'è", ha esordito Bordin, evidenziando la folta
presenza dei rappresentanti della circoscrizione locale
dell'Assemblea legislativa del Fvg come segno di una vicinanza
istituzionale concreta, non soltanto formale. "Quando si
rappresenta un'istituzione è importante esserci, soprattutto in
occasioni come questa, che servono a riflettere, confrontarsi e
continuare l'opera di sensibilizzazione verso i giovani. Chi si
dedica al prossimo deve sentire che le istituzioni ci sono e sono
presenti: il lavoro dei donatori va apprezzato, accompagnato e
sostenuto".
Il presidente del Cr ha richiamato le difficoltà dell'oggi, dal
calo del volontariato alla crisi della natalità, ma ha voluto
mettere in luce soprattutto la forza della risposta delle
comunità: "Nonostante tutto, il dono c'è. I donatori si fanno in
quattro, aumentano il proprio sforzo per compensare i limiti
derivanti dai cambiamenti sociali che stiamo vivendo. È questo
l'aspetto più bello: la volontà di intensificare l'impegno
proprio quando ce n'è più bisogno".
Lo slogan scelto per questa edizione, "Cultura del dono, sorgente
di vita", assume un significato particolare in un anno segnato
dal 50° anniversario del terremoto del Friuli del 1976. Un legame
richiamato anche da Bordin, che ha sottolineato come
"quell'anniversario venga vissuto con sentimenti contrastanti: da
un lato la tristezza per la morte, la distruzione e ciò che il
Friuli era cinquant'anni fa; dall'altro un grande orgoglio per la
capacità della nostra regione di ripartire e diventare un modello
nella ricostruzione, nella Protezione civile, nella gestione
delle emergenze e nella solidarietà".
Il presidente ha ricordato il ruolo fondamentale svolto dai
donatori anche in quella fase drammatica: "All'epoca ci fu una
mobilitazione straordinaria. Quella spinta verso l'altruismo, la
generosità e la voglia di aiutare il prossimo ha contribuito a
rendere il Friuli Venezia Giulia un punto di riferimento. Oggi la
cultura del dono è capillare, presente nelle comunità, nei paesi
e nelle frazioni. C'è una gara positiva a dare una mano, a
crescere, a costruire associazioni solide e a mettersi al
servizio di chi ha bisogno".
"Sono entrato nel mondo del dono in ritardo, frenato dalla paura
del sangue e degli aghi. Non è stato facile - ha concluso con un
passaggio personale -, ma i donatori mi hanno trasmesso
un'emozione: quella di essere utile al prossimo. La mia prima
donazione è stata una cosa straordinaria. Sono uscito dicendo:
oggi sono stato utile a qualcuno. È una delle cose più belle che
possiamo fare nella vita".
ACON/SM