CARCERI. DA CONVEGNO GARANTE EMERGE NECESSITÀ DI SPAZI PER RIEDUCARE


CARCERI. DA CONVEGNO GARANTE EMERGE NECESSITÀ DI SPAZI PER RIEDUCARE

25.05.2026
17:39
(ACON) Trieste, 25 mag - Non soltanto luoghi di detenzione, ma spazi capaci di garantire dignità, sicurezza, relazioni e concrete possibilità di reinserimento sociale. È da qui che parte la riflessione emersa al convegno Cambiare si può. Per un'architettura rispettosa della Costituzione e dell'Ordinamento penitenziario, ospitato nell'Aula del Consiglio regionale e promosso dal Garante regionale dei diritti della persona, Enrico Sbriglia, insieme all'associazione italiana donne ingegneri e architetti di Trieste che ha visto anche la presenza di diversi consiglieri regionali.

Al centro del confronto il sovraffollamento delle carceri, le condizioni strutturali degli istituti penitenziari e la necessità di ripensare il carcere non come semplice spazio punitivo, ma come ambiente educativo e funzionale, in linea con i principi costituzionali e con la funzione rieducativa della pena.

Un dibattito che ha intrecciato architettura, diritti, sicurezza e organizzazione degli spazi, arrivando a interrogarsi sulla funzione stessa del carcere. 'A che cosa serve il carcere?', ha chiesto Domenico Alessandro De Rossi (architetto e presidente del Centro europeo di studi penitenziari), invitando a riflettere 'sulla necessità di scegliere se il sistema debba limitarsi a punire o debba invece favorire percorsi di responsabilizzazione e premialità'. Da qui anche la proposta di immaginare il carcere come 'un'economia circolare, capace di riutilizzare in modo produttivo il tempo sequestrato, introducendo una figura professionale specifica, come un ingegnere gestionale, che possa occuparsi dell'organizzazione e della funzionalità interna delle strutture'.

In apertura dei lavori Sbriglia per descrivere la situazione degli istituti penitenziari italiani ha utilizzato un'immagine efficace: quella di un autobus da 50 posti sul quale vengono fatte salire il doppio o il triplo delle persone. 'Invece di ricorrere a un secondo autobus di supporto - ha osservato - vengono chiamate decine di controllori per mantenere l'ordine e la sicurezza'.

Nel suo intervento il presidente del Consiglio regionale, Mauro Bordin, ha sottolineato come 'il carcere debba garantire non solo giustizia per le vittime, ma anche il rispetto della dignità umana, della funzione rieducativa della pena e di condizioni adeguate per detenuti e operatori'. Bordin ha ricordato il ruolo fondamentale svolto da personale penitenziario, operatori sanitari, insegnanti, magistrati, avvocati e volontari, evidenziando che il carcere 'è anche un luogo di lavoro e di vita che necessita di strutture e servizi adeguati'.

Il presidente dell'Assemblea legislativa ha quindi richiamato i principi costituzionali alla base di 'un Paese civile', ribadendo che 'la tutela dei diritti e della dignità delle persone deve rimanere centrale'. Bordin ha inoltre evidenziato l'importanza di momenti di confronto come quello ospitato in Consiglio regionale 'per mantenere alta l'attenzione sul tema', ricordando anche la realizzazione del nuovo carcere di San Vito al Tagliamento come 'un passo significativo', pur riconoscendo che 'resta ancora molta strada da fare'.

A fotografare la situazione delle case circondariali di Trieste e Udine sono stati i Garanti comunali. Elisabetta Burla, Garante del Comune di Trieste, ha denunciato le difficili condizioni del Coroneo, sottolineando 'come il tema penitenziario resti spesso invisibile e privo di ascolto'. Burla ha evidenziato 'la necessità di creare maggiori collegamenti con l'esterno, investire nella prevenzione e migliorare gli spazi verdi interni per favorire il benessere e il percorso rieducativo dei detenuti'. Richiamando l'articolo 6 dell'ordinamento penitenziario del 1975, la Garante ha denunciato 'il sovraffollamento e le condizioni non dignitose delle celle, spesso occupate da quattro persone in spazi pensati per due, una situazione che compromette sia la funzione rieducativa della pena sia le condizioni di lavoro del personale, privando i detenuti di dignità, affettività e speranza di reinserimento'.

Dalla Casa circondariale di via Spalato a Udine è arrivata invece la testimonianza del Garante Andrea Sandra, che ha ricordato come 'la struttura, risalente al 1925, soffra degli stessi problemi del carcere triestino, ma con un primato in più: il sovraffollamento al 200 per cento'. Nonostante questo, Sandra ha sottolineato gli interventi avviati negli ultimi anni e il lavoro svolto per migliorare gli spazi e la qualità della vita interna. 'Il tema dell'architettura viene considerato parte integrante del percorso di reinserimento sociale dei detenuti' ha spiegato Sandra evidenziando 'il forte senso di responsabilità dei detenuti, la collaborazione dell'amministrazione penitenziaria e il ruolo del volontariato e della cittadinanza'. Con orgoglio ha raccontato anche il commento di un detenuto dopo aver utilizzato la nuova biblioteca: 'Sembra di non essere in carcere'. 'Negli ultimi anni, infatti, sono stati realizzati nuovi spazi - ha spiegato il Garante - una sezione di semilibertà, aule moderne, una biblioteca, aree dedicate alle attività lavorative e una sala multifunzione aperta anche alla cittadinanza. 'Centrale - ha affermato - il contributo dell'architetto Giovanni La Varra, che ha introdotto il tema dell'estetica come elemento funzionale al rispetto della persona'.

'Quello che è chiamato estetica per me è semplicemente funzionalità', ha spiegato La Varra, sottolineando come 'uno spazio ben progettato possa offrire dignità al tempo della pena e rispetto alla persona detenuta. Il progetto, sostenuto anche da realtà locali e dal valore di circa 1,5-2 milioni di euro, ha consentito di ampliare e raddoppiare gli spazi dedicati ai colloqui, creando ambienti più luminosi e accoglienti, comprese stanze pensate per l'affettività e la vita familiare'.

La presidente dell'Ordine degli architetti di Trieste, Graziella Bloccari, ha parlato di 'architettura rispettosa: strutture accoglienti e umane, capaci di garantire sicurezza senza trasformarsi in spazi di annullamento della persona. Luoghi che devono preparare le persone al ritorno nella società'. Mentre il presidente degli ordini degli avvocati, Alessandro Cuccagna, si è soffermato sul tema della politica carceraria, sottolineando che 'non influenza solo la vita detenuti ma anche i processi' e la presidente dell'ordine degli psicologi Fvg, Eva Pascoli ha osservato 'il modo in cui costruiamo gli ambienti è fondamentale: occorre ripensare le carceri come luoghi di riabilitazione e cura'.

Criticità sono state evidenziate anche da Marina Palusa, segretaria dell'Ordine degli ingegneri di Trieste, che ha recentemente visitato il Coroneo. 'L'impressione più devastante l'ho provata nella sezione maschile - ha raccontato - dove in una cella delle dimensioni di una stanza vivono chiusi quattro uomini'. Più positiva invece la valutazione sulla sezione femminile, dove ha apprezzato 'l'ampio soggiorno biblioteca utilizzato sia per momenti individuali sia per attività collettive'. Sul fronte della sicurezza, Palusa ha sollevato il problema 'dell'utilizzo nelle celle di fornelli da campeggio con bombole a gas, un rischio per salute e sicurezza'. Secondo la professionista, 'la struttura attuale, sorta nel 1911 e oggi stretta nel centro cittadino, necessita di una profonda ristrutturazione e revisione. L'attuale carcere - ha concluso - garantisce una sopravvivenza di base caratterizzata da tanto tempo perduto, dalla mancanza di creatività, dalla mancanza di vita: uno spazio di non vita'.

Alla visita al Coroneo ha partecipato anche Adriana Capiello, presidente di Aidia, secondo cui 'l'architettura può ridurre la recidiva creando ambienti che favoriscono responsabilità, crescita e comunità'. Per Capiello gli spazi possono 'restituire dignità riconoscendo la persona prima del reato' e diventare 'una leva concreta per una giustizia più umana ed efficace. Da qui la necessità di valutare sia la rigenerazione delle strutture esistenti sia la progettazione di nuovi spazi in grado di garantire diritti, sicurezza, efficienza energetica e qualità della vita'.

Nel corso del convegno Cesare Burdese, architetto esperto di progettazione carceraria, ha proposto 'un modello articolato in quattro tipologie di strutture: carcere chiuso, case lavoro per il reinserimento sociale, strutture specializzate e una città penitenziaria diffusa'.

Tra gli interventi anche quello dell'architetto Giuseppina Scavuzzo, che ha affrontato il dilemma dell'architetto intorno al carcere, riflettendo sul significato del muro 'come elemento che separa noi e loro e che spesso impedisce ogni relazione'. Patrizia Cannas, (architetto e funzionario tecnico provveditorato regionale Amministrazione penitenziaria triveneto) ha invece presentato un lavoro di coprogettazione realizzato con i detenuti del Coroneo di Trieste, chiamati a raccontare la loro percezione degli spazi vissuti quotidianamente.

Marco Ragonese, progettista di spazi di (re)inclusione, ha posto l'attenzione 'sul significato stesso del vivere in carcere e sulla necessità di costruire un immaginario differente e maggiore consapevolezza, superando il concetto di detenzione esclusivamente punitiva per diffondere la cultura della reinclusione'.

A chiudere il convegno è stato il Garante per i diritti della persona, che ha sottolineato 'l'interesse concreto e trasversale di diverse sensibilità emerso durante la giornata', auspicando che 'si possa immaginare davvero la possibilità di realizzare una nuova struttura penitenziaria perché ce n'è bisogno'. Sbriglia ha quindi indicato anche una possibile prospettiva per il futuro dell'attuale carcere triestino: 'Una riqualificazione che potrebbe trasformarsi in casa per semiliberi'. ACON/RM



  • I lavori del convegno
    I lavori del convegno
  • Un momento dell'intervento del Garante regionale dei diritti della persona, Enrico Sbriglia
    Un momento dell'intervento del Garante regionale dei diritti della persona, Enrico Sbriglia
  • I partecipanti al convegno
    I partecipanti al convegno
  • Garante regionale dei diritti della persona, Enrico Sbriglia
    Garante regionale dei diritti della persona, Enrico Sbriglia