CARCERI. PELLEGRINO (AVS): RIPENSARLE COME PERCORSI DI RIABILITAZIONE
(ACON) Trieste, 25 mag - "Sovraffollamento e carenza cronica di
personale affliggono il sistema penitenziario italiano e il
Friuli Venezia Giulia non fa eccezione. I picchi di
iper-affollamento registrati a Trieste e Udine rendono le
condizioni di vita dei detenuti incompatibili con la
Costituzione, oltre a rendere insostenibile il lavoro della
polizia penitenziaria."
Così in una nota la consigliera regionale Serena
Pellegrino,(Alleanza Verdi e Sinistra), a margine del convegno
Cambiare si può. Per una architettura rispettosa della
Costituzione e dell'Ordinamento penitenziario, svoltosi questa
mattina presso l'Aula del Consiglio regionale a Trieste.
"È stato molto duro l'intervento di apertura dei lavori del
Garante regionale dei diritti della persona del Friuli Venezia
Giulia, Enrico Sbriglia, - osserva Pellegrino - le cui parole
faccio mie, quando ha paragonato il sovraffollamento delle
carceri a un autobus che viaggia con il doppio dei passeggeri
consentiti. Una metafora per denunciare l'assenza di
provvedimenti concreti da parte delle istituzioni, le quali,
anziché intervenire per sanare una situazione in costante
peggioramento, tollerano condizioni che calpestano la dignità di
chi sconta la pena e di chi lavora all'interno degli istituti."
"Gli interventi della giornata - prosegue l'esponente rossoverde
- hanno evidenziato una dura realtà, ovvero che il carcere tende
a reprimere l'emotività, poiché mostrare sentimenti viene spesso
percepito come un segno di debolezza. Eppure, proprio gli spazi
detentivi, se ripensati, possono diventare luoghi di rinascita,
soprattutto quando sono curati dagli stessi detenuti. In
quest'ottica, il ruolo dell'architettura penitenziaria diventa
cruciale. Essa non deve più limitarsi a garantire sicurezza e
controllo, ma ha il compito di tradurre fisicamente il concetto
di pena, conciliando custodia e riabilitazione".
"Attraverso l'osmosi con la bellezza e la legalità, - aggiunge
Pellegrino - l'architettura deve tessere un legame con l'esterno,
trasformando il carcere da non-luogo di isolamento a maggior
spazio destinato alla crescita e al miglioramento della persona.
Poiché gli ambienti che abitiamo modellano la nostra mente è
urgente cambiare i paradigmi culturali della nostra società.
L'esperienza della detenzione non deve limitarsi alla punizione o
alla frizione, ma farsi percorso di accompagnamento e
reinserimento includendo anche la premialità, così come ha ben
esplicitato l'architetto De Rossi, presidente del Cesp (Centro
Europeo Studi Penitenziari). La società, pur ferita dal reato, ha
il dovere di farsi carico del recupero di chi ha sbagliato".
"Come ricorda l'articolo 27 della Costituzione Italiana -
continua la consigliera di opposizione - il grado di civiltà di
un Paese si misura proprio dalle sue carceri, dove la detenzione
ha senso solo se finalizzata alla rieducazione e al pieno
reinserimento del condannato. La domanda che ci dobbiamo porre è
se la pena debba essere considerata uguale per tutti, sollevando
un dilemma filosofico e giuridico fondamentale dell'uguaglianza
di fronte alla legge. La risposta non può che essere che una pena
si considera equa quando rispetta il principio di uguaglianza
sostanziale, tenendo conto delle specificità individuali per
evitare che l'applicazione rigida della stessa sanzione si
traduca in una profonda ingiustizia. Un pensiero - va anche alle
donne che rappresentano una piccola percentuale dei detenuti in
Italia, ma la detenzione femminile è caratterizzata da forti
criticità, in particolar modo quando coinvolge madri e figli
piccoli. La separazione forzata dai figli e la gestione della
maternità in contesti restrittivi pongono enormi sfide
psicologiche e sociali".
La consigliera, sottolineando che "la riforma o l'abolizione
della legge Bossi-Fini deve tornare a essere centrale nel
dibattito politico italiano", ricorda come "molte leggi, scritte
per la propaganda elettorale, hanno effetti nefasti senza
risolvere il problema per cui sono state approvate. Una di queste
è la Bossi-Fini che, se modificata cambierebbe in poco tempo lo
stato delle carceri."
"Se da un lato ampi settori politici e movimenti sociali ne
invocano il superamento -conclude Pellegrino - dall'altro la
linea governativa resta imperniata su un rigido contrasto
all'immigrazione clandestina, con misure punitive che non
risolvono le criticità strutturali, come se il problema del
sovraffollamento delle carceri possa essere al contempo uno
strumento sia dissuasorio sia di propaganda politica".
ACON/COM/rm