CARCERI. PELLEGRINO (AVS): RIPENSARLE COME PERCORSI DI RIABILITAZIONE


CARCERI. PELLEGRINO (AVS): RIPENSARLE COME PERCORSI DI RIABILITAZIONE

25.05.2026
17:49
(ACON) Trieste, 25 mag - "Sovraffollamento e carenza cronica di personale affliggono il sistema penitenziario italiano e il Friuli Venezia Giulia non fa eccezione. I picchi di iper-affollamento registrati a Trieste e Udine rendono le condizioni di vita dei detenuti incompatibili con la Costituzione, oltre a rendere insostenibile il lavoro della polizia penitenziaria."

Così in una nota la consigliera regionale Serena Pellegrino,(Alleanza Verdi e Sinistra), a margine del convegno Cambiare si può. Per una architettura rispettosa della Costituzione e dell'Ordinamento penitenziario, svoltosi questa mattina presso l'Aula del Consiglio regionale a Trieste. "È stato molto duro l'intervento di apertura dei lavori del Garante regionale dei diritti della persona del Friuli Venezia Giulia, Enrico Sbriglia, - osserva Pellegrino - le cui parole faccio mie, quando ha paragonato il sovraffollamento delle carceri a un autobus che viaggia con il doppio dei passeggeri consentiti. Una metafora per denunciare l'assenza di provvedimenti concreti da parte delle istituzioni, le quali, anziché intervenire per sanare una situazione in costante peggioramento, tollerano condizioni che calpestano la dignità di chi sconta la pena e di chi lavora all'interno degli istituti."

"Gli interventi della giornata - prosegue l'esponente rossoverde - hanno evidenziato una dura realtà, ovvero che il carcere tende a reprimere l'emotività, poiché mostrare sentimenti viene spesso percepito come un segno di debolezza. Eppure, proprio gli spazi detentivi, se ripensati, possono diventare luoghi di rinascita, soprattutto quando sono curati dagli stessi detenuti. In quest'ottica, il ruolo dell'architettura penitenziaria diventa cruciale. Essa non deve più limitarsi a garantire sicurezza e controllo, ma ha il compito di tradurre fisicamente il concetto di pena, conciliando custodia e riabilitazione".

"Attraverso l'osmosi con la bellezza e la legalità, - aggiunge Pellegrino - l'architettura deve tessere un legame con l'esterno, trasformando il carcere da non-luogo di isolamento a maggior spazio destinato alla crescita e al miglioramento della persona. Poiché gli ambienti che abitiamo modellano la nostra mente è urgente cambiare i paradigmi culturali della nostra società. L'esperienza della detenzione non deve limitarsi alla punizione o alla frizione, ma farsi percorso di accompagnamento e reinserimento includendo anche la premialità, così come ha ben esplicitato l'architetto De Rossi, presidente del Cesp (Centro Europeo Studi Penitenziari). La società, pur ferita dal reato, ha il dovere di farsi carico del recupero di chi ha sbagliato".

"Come ricorda l'articolo 27 della Costituzione Italiana - continua la consigliera di opposizione - il grado di civiltà di un Paese si misura proprio dalle sue carceri, dove la detenzione ha senso solo se finalizzata alla rieducazione e al pieno reinserimento del condannato. La domanda che ci dobbiamo porre è se la pena debba essere considerata uguale per tutti, sollevando un dilemma filosofico e giuridico fondamentale dell'uguaglianza di fronte alla legge. La risposta non può che essere che una pena si considera equa quando rispetta il principio di uguaglianza sostanziale, tenendo conto delle specificità individuali per evitare che l'applicazione rigida della stessa sanzione si traduca in una profonda ingiustizia. Un pensiero - va anche alle donne che rappresentano una piccola percentuale dei detenuti in Italia, ma la detenzione femminile è caratterizzata da forti criticità, in particolar modo quando coinvolge madri e figli piccoli. La separazione forzata dai figli e la gestione della maternità in contesti restrittivi pongono enormi sfide psicologiche e sociali".

La consigliera, sottolineando che "la riforma o l'abolizione della legge Bossi-Fini deve tornare a essere centrale nel dibattito politico italiano", ricorda come "molte leggi, scritte per la propaganda elettorale, hanno effetti nefasti senza risolvere il problema per cui sono state approvate. Una di queste è la Bossi-Fini che, se modificata cambierebbe in poco tempo lo stato delle carceri."

"Se da un lato ampi settori politici e movimenti sociali ne invocano il superamento -conclude Pellegrino - dall'altro la linea governativa resta imperniata su un rigido contrasto all'immigrazione clandestina, con misure punitive che non risolvono le criticità strutturali, come se il problema del sovraffollamento delle carceri possa essere al contempo uno strumento sia dissuasorio sia di propaganda politica". ACON/COM/rm



  • Serena Pellegrino (Avs)
    Serena Pellegrino (Avs)