FEMMINICIDI. PELLEGRINO (AVS): INVESTIRE IN PREVENZIONE E CULTURA
(ACON) Trieste, 30 mag - "Definire correttamente il femminicidio
presenta una notevole complessità tecnica ogni volta che si deve
classificare un caso specifico".
Così, in una nota, la consigliera regionale Serena Pellegrino di
Alleanza Verdi e Sinistra, a margine del convegno tenutosi a
Udine dal titolo 'Femminicidio: criminalizzazione o prevenzione?'
organizzato dall'associazione Sisifo Odv di Udine, che ha come
obiettivo quello di promuovere la conoscenza di un diritto penale
garantista e liberale, tutelare i diritti umani e favorire il
reinserimento sociale dei detenuti.
"Al convegno - si legge nella nota - hanno partecipato come
relatori Enrico Amati, professore associato di Diritto penale
all'Università degli Studi di Udine, Linda Pontoni, criminologa
investigativa e forense, David Dari, psicologo e psicoterapeuta,
presidente dell'associazione Interpares Cuav e da remoto
Antonella Faieta, avvocata e presidente dell'associazione
Telefono Rosa".
"Quello che è stato affrontato nell'aula dell'Università di Udine
- spiega Pellegrino - è stato un tema di grande attualità che si
inserisce nel drammatico solco della violenza di genere. Ci si è
chiesto se il linguaggio giuridico fosse o meno adeguato e quali
conseguenze potesse comportare, soprattutto considerando che la
legislazione attuale si concentra più sulla punizione che sulla
prevenzione e sull'educazione".
"Dal mio punto di vista - incalza l'esponente di Opposizione - la
visione politica di Centrodestra, tradotta nel codice penale,
appare come uno strumento demagogico di marketing e di ricerca
del consenso, del tutto inadatto a prevenire il fenomeno. E
mentre si discute sul femminicidio, ovvero dell'atto finale di un
ciclo di violenze, molestie e sottomissioni commesso spesso da
partner o familiari per riaffermare un controllo patriarcale, si
continua a pretendere che le riforme necessarie per arginare il
fenomeno siano a costo zero. E ogni anno le donne ammazzate da
chi pretendeva di amarle sono oltre cento".
"C'è bisogno, invece - prosegue la consigliera regionale di Avs
-, di investire nella cultura e nella società, oltre che su norme
che non ingessino l'iter giudiziario. Come ho sostenuto e detto
anche in Parlamento durante la XVII Legislatura, è necessaria una
lettura organica ed evolutiva delle relazioni, superando i
modelli di una società ancora troppo ancorata al patriarcato.
Occorre prevenzione, educazione sentimentale, affettiva ed
emotiva, promuovendo una cultura sociale più equa anche
attraverso un linguaggio di genere che abbatta gli stereotipi.
Solo così si potrà costruire una comunità più equa, evitando
l'invisibilizzazione delle donne e delle soggettività non
binarie".
"Questo processo - conclude Pellegrino - richiede interventi
capillari, a lungo termine, che permeino ogni area della vita
delle persone, agendo in itinere sulla collettività e non solo ex
post sul singolo, come invece pretenderebbero certi 'soloni'".
ACON/COM/sm