CASA. OK IV COMM A DDL: EDILIZIA CONVENZIONATA, BASTERÀ LAVORO IN FVG
(ACON) Trieste, 3 giu - Chi chiederà di accedere all'edilizia
convenzionata non dovrà più essere residente in Friuli Venezia
Giulia, ma dovrà essere titolare di un rapporto di lavoro sul
territorio regionale. È una delle principali novità contenute nel
disegno di legge 80 sulle politiche abitative che la IV
Commissione consiliare, presieduta da Giuseppe Ghersinich, ha
approvato a maggioranza dopo l'esame degli emendamenti.
Tra gli argomenti che hanno affrontato l'assessore Fvg alle
Politiche del Territorio e Infrastrutture, Cristina Amirante, e i
consiglieri regionali figurano anche le garanzie per i
proprietari di immobili privati destinati alla locazione, il
rafforzamento degli strumenti a favore della cosiddetta fascia
grigia (Isee tra 35mila e 46mila euro), la rimodulazione dei
requisiti di residenza per l'accesso all'edilizia convenzionata,
il tema del social housing e il ruolo di coordinamento dell'Ater.
Le altre novità in materia di politiche abitative riguardano un
intervento significativo sulla fascia grigia della popolazione,
rafforzando gli strumenti destinati a chi non possiede più i
requisiti per accedere all'edilizia sovvenzionata ma continua a
incontrare difficoltà nell'ingresso al mercato della casa;
l'introduzione del requisito del contratto di lavoro in Friuli
Venezia Giulia per accedere all'edilizia convenzionata; il
rilancio dell'edilizia convenzionata, strumento già previsto
dalla normativa vigente ma finora poco utilizzato; nuove forme di
collaborazione tra pubblico e privato per interventi destinati
all'affitto e alla compravendita; la riformulazione dei tavoli
territoriali con l'inserimento di nuovi portatori di interesse;
infine, il tema dell'emergenza abitativa e dei criteri di
ammissibilità.
Proprio l'attribuzione ad Ater del ruolo di coordinamento dei
tavoli territoriali è stata oggetto di confronto tra i
consiglieri di opposizione della IV Commissione, che hanno
espresso perplessità sulla scelta e chiesto all'assessore
Amirante, presente ai lavori, che "la regia resti in capo alla
Regione". Contestualmente, sempre i consiglieri di minoranza si
sono detti soddisfatti dell'emendamento della Giunta che prevede
che "i regolamenti siano approvati previo parere della
Commissione consiliare competente entro 45 giorni; decorso tale
termine, i regolamenti possono essere emanati anche in assenza
del parere". Non tutti, però, si sono detti convinti del limite
temporale fissato a 45 giorni, proponendo di estenderlo a 90.
Il dem Massimo Mentil ha sottolineato l'intenzione di "avere un
atteggiamento collaborativo nel costruire una riforma il più
possibile condivisa, ponendoci senza preconcetti ma in modo
critico e riflessivo". Pensiero condiviso anche dalla
pentastellata Rosaria Capozzi firmataria di diversi emendamenti,
tra cui uno, accolto, dedicato alle Comunità energetiche
regionali. Quello che per Serena Pellegrino (Avs), non è stato
abbastanza, invece, è il tempo dedicato ai lavori della
Commissione sul ddl Casa, tanto che ha evidenziato come "sarebbe
stato necessario garantire maggiore spazio alla discussione di
questa legge".
A quanti ritengono che "l'Ater debba continuare a lavorare con il
ruolo previsto dal proprio statuto", come Diego Moretti (Pd), o
che si interrogano sulla capacità dell'ente di assumere funzioni
di coordinamento, come Massimo Moretuzzo (Patto per l'Autonomia
-Civica Fvg), Amirante ha ribadito che "l'impianto normativo
mantiene molti degli istituti della legge 1/2016, compresi i
tavoli territoriali, pur con un diverso punto di vista. Il
rapporto tra Ater e Regione è ovviamente uno degli elementi
centrali di questa impostazione".
L'assessore ha inoltre evidenziato come "la parte più importante
della ristrutturazione riguardi la difficoltà, denunciata
chiaramente durante le audizioni dal direttore di Ater
Udine-Pordenone, di favorire l'uscita delle persone dall'edilizia
sovvenzionata". "Pur condividendo l'esigenza di aggiornare la
normativa", Moretti ha manifestato perplessità riguardo
all'abrogazione della Commissione regionale e al monitoraggio di
competenza della Regione.
La dem Manuela Celotti ha invece chiesto "un piano straordinario
per l'abitare, il potenziamento della gestione del patrimonio
edilizio privato, il riconoscimento delle agenzie sociali per
l'abitare e una maggiore valorizzazione del Terzo settore".
Prima della votazione dell'articolato, Nicola Conficoni (Pd),
dopo aver sottolineato che "il tema della casa sta diventando
un'emergenza anche in Friuli Venezia Giulia", ha criticato la
Giunta sostenendo che "non ha risposto con sufficiente
tempestività e che il disegno di legge arriva in ritardo,
presentando inoltre alcune incoerenze, soprattutto sul tema del
riuso del patrimonio esistente e del consumo di suolo".
Critiche respinte da Michele Lobianco (Forza Italia), che le ha
definite "strumentali e pretestuose da una parte
dell'Opposizione, che finge di dimenticare il lungo e attento
lavoro di confronto e dialogo con i portatori di interesse
coordinato dall'assessore competente e dagli uffici". Lobianco ha
quindi ripercorso le principali tappe del lavoro svolto negli
ultimi due anni. Secondo il forzista, "il tema dell'inclusione
abitativa e del diritto alla casa resta centrale nell'azione
della Maggioranza". Il ddl, ha ricordato, si sviluppa lungo "tre
direttrici fondamentali: etico-sociale, urbanistica e
giuridico-amministrativa. Ci aspetteremmo che proprio la sinistra
riconoscesse e apprezzasse questa sensibilità".
Alcune problematiche sono state invece portate all'attenzione da
Furio Honsell (Open Sinistra Fvg), in particolare "il numero
elevatissimo di domande di edilizia residenziale pubblica che
restano senza risposta, con oltre 6mila richieste inevase, mentre
più di 4mila alloggi Ater non possono essere assegnati perché
necessitano di interventi di manutenzione", ma anche le criticità
legate a bisogni abitativi particolari e il crescente costo degli
affitti.
"Parlare di casa e di politiche abitative in Friuli Venezia
Giulia significa toccare un nervo scoperto", ha affermato Alberto
Budai (Lega). Dopo aver ricordato che in regione "il 25% del
patrimonio edilizio è sfitto, a cui si aggiungono caserme e
alloggi ex militari", Budai ha sottolineato come sia
"fondamentale garantire ai proprietari che il loro bene sia
protetto e che possano affittarlo senza timori legati a
occupazioni abusive, lunghi contenziosi o situazioni che
scoraggiano l'immissione degli immobili sul mercato".
Sul tema degli immobili militari è intervenuto Francesco Martines
(Pd), lanciando un appello all'assessore affinché vengano avviate
azioni propedeutiche alla loro immissione sul mercato. La collega
Laura Fasiolo ha invece posto l'accento sulla necessità "di
integrare nella nuova norma una prospettiva di genere, con
particolare attenzione alle famiglie monogenitoriali, alle donne
vittime di violenza e alle situazioni di precarietà lavorativa
femminile".
Il ddl Casa passa quindi all'esame dell'Aula che lo discuterà la
prossima settimana. Relatori per la Maggioranza saranno Budai,
Lobianco, Edy Moprandini (Fp), Maddalena Spagnolo (Fnv) e Igor
Treleani (fdI). Per la Minoranza, invece, Giulia Massolino (Patto
per l'Autonomia-Civica Fvg), Mentil e Pellegrino.
ACON/RM-fc