PROVINCE/1. IN AULA CDX BOCCIA MOZIONE OPPOSIZIONI SU REFERENDUM
(ACON) Trieste, 11 giu - Con 24 no del Centrodestra e 18 sì
delle Opposizioni, in Consiglio regionale si chiude la partita
sull'indizione di un referendum consultivo in merito al
ripristino delle Province quali enti di area vasta a suffragio
universale diretto. La mozione 216 che chiedeva un tanto è stata
bocciata a maggioranza.
Il testo, a firma del capogruppo Pd, Diego Moretti, e degli altri
dem ma non di Marko Pisani (Ssk), sottoscritto anche dal Patto
per l'Autonomia-Civica Fvg a partire dal capogruppo Massimo
Moretuzzo, da Rosaria Capozzi per il M5S e da Furio Honsell per
Open Sinistra Fvg, anche se pure Serena Pellegrino (Avs) ha poi
votato a favore spiegando il perché, comincia facendo un passo
indietro.
Il documento, infatti, ricorda innanzitutto che a gennaio 2014 il
Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia si presentò al
Parlamento forte di una proposta di legge nazionale accolta
all'unanimità, a cui due anni dopo seguì l'intervento delle
Camere che sancì l'eliminazione dallo Statuto Fvg delle Province
quali enti costitutivi della Regione. Nel frattempo si era dato
vita alle Unioni territoriali intercomunali (Uti) quali enti
associativi a supporto degli enti locali (Lr 26/2014), le quali,
però, nel 2019 (Lr 21/2019) sono state abrogate dal Centrodestra
per gli enti di decentramento regionale (Edr) come nuovi soggetti
strumentali di area vasta. Non solo, perché nel resto d'Italia, a
seguito della cosiddetta legge Delrio (la 56 del 2014), le
Province hanno mantenuto la propria natura costituzionale pur
trasformate in enti di secondo grado, con organi non più eletti
direttamente dai cittadini ma dai rappresentanti dei Comuni.
Il resto è storia di oggi: a gennaio 2023, l'iniziativa
legislativa del Centrodestra, approvata a maggioranza dal
Consiglio regionale, ha portato alla revisione dello Statuto Fvg
per reintrodurre la possibilità di istituire enti di area vasta
dotati di organi elettivi scelti a suffragio universale e
diretto, accolta definitivamente dal Senato il 21 gennaio scorso.
I firmatari passano, quindi, ad affrontare questioni legate ai
costi di gestione per il ripristino degli apparati burocratici di
area vasta, nonché oneri finanziari per il funzionamento delle
indennità e delle strutture di supporto; alle opinioni non sempre
compatte, tra i componenti della stessa Maggioranza,
sull'opportunità di ritornare a tale modello istituzionale; al
fatto che la riforma statutaria prevede espressamente che, per la
definizione dei confini e delle competenze dei nuovi enti,
debbano essere sentite le popolazioni per singoli territori
afferenti alle ex province di Gorizia, Udine, Trieste e
Pordenone, secondo una autentica partecipazione democratica.
Premesso tutto ciò, Moretti e gli altri firmatari erano a
chiedere alla Giunta di indire un referendum consultivo proprio
per interpellare i cittadini sul ripristino delle Province quali
enti di primo grado dotati di organi eletti a suffragio
universale, nonché garantire che tale consultazione avvenga in
tempi certi, anticipando la programmata riforma degli enti di
area vasta che si avrà con il disegno di legge 86, in modo tale
che il Consiglio regionale possa agire secondo la volontà
popolare.
Ma nulla da fare, le argomentazioni non sono state sufficienti
per far cambiare idea ai consiglieri di Lega, Fedriga Presidente,
Fratelli d'Italia e Forza Italia.
1 - segue
ACON/RCM-fc