PROVINCE/2. DEMOCRAZIA MANCATA PER OPPOSIZIONI, ATTO TARDIVO PER CDX
(ACON) Trieste, 11 giu - A far cambiare idea ai consiglieri di
Maggioranza ci ha provato per prima Rosaria Capozzi (M5S), a
detta della quale "non si tratta di un semplice riordino
amministrativo, ma della reintroduzione di un livello di
organizzazione e gestione del territorio. Siamo contrari alle
Province, mentre sosteniamo il rafforzamento degli Edr in quanto
stanno lavorando in maniera efficace. È giusto chiedere ai
cittadini cosa ne pensano, anche per riavvicinarli alle
istituzioni e farlo in maniera democratica".
Furio Honsell (Open Sinistra Fvg) ha sottolineato che, "proprio
perché è ancora viva la memoria delle Province, sarebbe giusto
ascoltare i cittadini. C'è il tempo per farlo, visto che
permangono delle incertezze sulle funzioni che dovranno avere i
nuovi enti di area vasta e dato che ci sarà un onere economico da
sostenere per pagare le figure che si vogliono reintrodurre.
Invece i costi di un referendum sarebbero paragonabili a quanto
si spende per due raduni regionali all'anno degli alpini".
"Straordinario esempio di amnesia politica" è quanto ha, invece,
accusato Antonio Calligaris (Lega) di soffrire chi, come Moretti,
era presente nel 2014 con la Giunta Serracchiani. "Coloro che
scoprono oggi improvvisamente il valore della partecipazione
popolare - ha detto - sono quelli che, quando decisero di
cancellare le Province, non chiesero a nessun cittadino cosa
pensasse: nessun referendum, nessun coinvolgimento delle
comunità. La Sinistra impose la riforma delle Uti dall'alto e fu
un fallimento sul piano economico, politico, amministrativo ed
istituzionale: i cittadini non videro risparmi, si creò un
percorso tortuoso fatto di 16 Uti, duplicazioni, inefficienze e
contraddizioni. Competenze e funzioni passarono alla Regione,
diventata sempre più un grande centro burocratico e meno deputata
alle proprie funzioni originali. Non ultima, c'è una questione di
perdita identitaria dei territori udinese, pordenonese, giuliano
e goriziano".
Serena Pellegrino ha ricordato la posizione del suo partito,
ovvero Alleanza Verdi e Sinistra, "che diede indicazione al
Parlamento di mantenere le Province, al pari di non operare il
taglio dei parlamentari. E presentò una proposta per il
ripristino di Province elettive su tutto il territorio nazionale,
quindi di modifica anche della legge Delrio. Ma la questione era
sull'operatività di tali enti in Fvg, pian piano svuotati di
funzioni di cui si impossessò la Regione, trovatasi poi a dover
creare gli Edr, che però hanno carattere tecnico e non politico".
La consigliera ha, quindi, anticipato che avrebbe votato a favore
della mozione ma solo perché "il referendum è uno strumento
importante. Dovesse essere indetto, daremo indicazioni ai nostri
elettori di votare per il ripristino delle Province".
"Lo facciamo per voi - ha invece spiegato sarcasticamente
Moretuzzo - perché non vorremmo che le parole del ministro Luca
Ciriani, autorevole esponente del Centrodestra, vi tornassero
contro dove ha detto che, così come pensate, sarebbero un
poltronificio". E anche lui ha poi ricordato che "i predecessori
di Ciriani non votarono contro tale modifica, diversamente da
quanto accade oggi".
Tra il serio e il faceto anche Andrea Carli (Pd), che ha
commentato: "Sembra quasi che il calore attorno alla proposta di
Province elettive serva per dare alloggio a chi, a fine
legislatura, non avrà più la possibilità di una carica politica".
Aggiungendo poi: "Nei territori si fa fatica a capire i risultati
concreti che le Province possono portare alla vita dei
cittadini", e rispondendo a Calligaris ha aggiunto: "Non è
attraverso l'elezione diretta del presidente di una Provincia che
si può ascrivere il sentire comunitario, ma nell'offerta di
servizi che le comunità ancora faticano a ricevere".
"Questa mozione è un atto defatigatorio con cui si vorrebbe
impedire di realizzare uno dei punti del programma di
Centrodestra", ha esordito Andrea Cabibbo (FI) sottolineando che
"chi oggi chiede un referendum consultivo finge di ignorare che
il referendum vero si è già svolto nel 2023, quando quasi due
elettori su tre hanno scelto una Maggioranza che ha il ripristino
delle Province nel proprio programma. Desideriamo che la riforma
avvenga in questa legislatura. Siamo l'unica Regione senza
Province, che invece sono il rispetto del principio di
sussidiarietà. Abbiamo la possibilità di correggere un errore che
è stato figlio di una furia iconoclasta e ha poi portato a un
fallimento, le Uti".
"Ho verificato cosa significhi defatigatorio - ha quindi spiegato
Laura Fasiolo (Pd) - e ho trovato che si usa per definire atti
presentati con l'obiettivo di prolungare un processo per fiaccare
la resistenza della controparte. Ma quale resistenza e
resistenza. Qui si tratta di applicare il significato di
referendum quale ascolto dei cittadini. Si tratta di difendere un
principio democratico".
A dirsi contro la mozione "non certo perché è irrilevante il
coinvolgimento dei cittadini, ma perché si tratta di una proposta
intempestiva e non coerente con il percorso intrapreso da questa
Maggioranza a cominciare dal 2018", è stato Mauro Di Bert (Fp),
che ha tacciato il documento di avere "sapore strumentale. Nel
2014 non ci fu alcuno slancio di democrazia nell'ascoltare la
popolazione e si trattò di soli 37 voti su 55 consiglieri
regionali totali". Per Di Bert è iniziato "un percorso lungo e
trasparente, fatto di consultazioni e giudizi importanti, perciò
è difficile comprendere perché oggi un referendum consultivo
quando il processo decisionale è giunto alla sua fase conclusiva
e quando si tratta di un passaggio che la Consulta ha già
definito non necessario". Il consigliere ha, poi, respinto ogni
spaccatura all'interno della Maggioranza.
Di diverso avviso Manuela Celotti (Pd), che ritiene non solo un
atto democratico sentire i voleri della popolazione sulle
Province, ma ha ribadito che "forse a qualcuno tra gli esponenti
del Centrodestra è sorto il dubbio che si tratti di un mero
poltronificio, un ente vuoto che ha potere solo gestionale e
nessuna visione politica. Questo è il momento di essere
democratici come dite di essere, e di verificare quel consenso
che pensate di avere tra la popolazione". Ha, quindi, sgomberato
il campo dalle critiche sulle Uti, affermando: "Non è che non
hanno funzionato, avete deciso voi di spazzarle via abbandonando
i Comuni del Fvg nell'autogestione di criticità che non spettava
loro gestire".
Stimolato dai conti della spesa fatti da Honsell, l'assessore
regionale alle Autonomie locali, Pierpaolo Roberti, ha fatto
presente che "eliminare le Province ha fatto aumentare i costi,
lo ha certificato la Corte dei Conti. Per quanto attiene fare un
referendum che non è obbligatorio, rendo noto che, tra stanze,
onorari per 720mila euro, forfettari per 2 milioni di euro,
materiale di concelleria e spese postali per 300mila euro,
servirebbe un totale di 3.645.000, che sono pari a 8 raduni e
mezzo di alpini del Triveneto e ovviamente senza avere un ritorno
economico".
A chiudere, nella sua replica, Diego Moretti (Pd) ha fatto
presente che, "se nel 2014 non sentimmo il bisogno di indire un
referendum fu perché allora il Consiglio reginale si espresse
all'unanimità, perciò non si ascoltarono i cittadini visto che
tutti i suoi rappresentanti si dissero a favore".
2 - fine
ACON/RCM-fc