PROVINCE/2. DEMOCRAZIA MANCATA PER OPPOSIZIONI, ATTO TARDIVO PER CDX


PROVINCE/2. DEMOCRAZIA MANCATA PER OPPOSIZIONI, ATTO TARDIVO PER CDX

11.06.2026
15:48
(ACON) Trieste, 11 giu - A far cambiare idea ai consiglieri di Maggioranza ci ha provato per prima Rosaria Capozzi (M5S), a detta della quale "non si tratta di un semplice riordino amministrativo, ma della reintroduzione di un livello di organizzazione e gestione del territorio. Siamo contrari alle Province, mentre sosteniamo il rafforzamento degli Edr in quanto stanno lavorando in maniera efficace. È giusto chiedere ai cittadini cosa ne pensano, anche per riavvicinarli alle istituzioni e farlo in maniera democratica".

Furio Honsell (Open Sinistra Fvg) ha sottolineato che, "proprio perché è ancora viva la memoria delle Province, sarebbe giusto ascoltare i cittadini. C'è il tempo per farlo, visto che permangono delle incertezze sulle funzioni che dovranno avere i nuovi enti di area vasta e dato che ci sarà un onere economico da sostenere per pagare le figure che si vogliono reintrodurre. Invece i costi di un referendum sarebbero paragonabili a quanto si spende per due raduni regionali all'anno degli alpini".

"Straordinario esempio di amnesia politica" è quanto ha, invece, accusato Antonio Calligaris (Lega) di soffrire chi, come Moretti, era presente nel 2014 con la Giunta Serracchiani. "Coloro che scoprono oggi improvvisamente il valore della partecipazione popolare - ha detto - sono quelli che, quando decisero di cancellare le Province, non chiesero a nessun cittadino cosa pensasse: nessun referendum, nessun coinvolgimento delle comunità. La Sinistra impose la riforma delle Uti dall'alto e fu un fallimento sul piano economico, politico, amministrativo ed istituzionale: i cittadini non videro risparmi, si creò un percorso tortuoso fatto di 16 Uti, duplicazioni, inefficienze e contraddizioni. Competenze e funzioni passarono alla Regione, diventata sempre più un grande centro burocratico e meno deputata alle proprie funzioni originali. Non ultima, c'è una questione di perdita identitaria dei territori udinese, pordenonese, giuliano e goriziano".

Serena Pellegrino ha ricordato la posizione del suo partito, ovvero Alleanza Verdi e Sinistra, "che diede indicazione al Parlamento di mantenere le Province, al pari di non operare il taglio dei parlamentari. E presentò una proposta per il ripristino di Province elettive su tutto il territorio nazionale, quindi di modifica anche della legge Delrio. Ma la questione era sull'operatività di tali enti in Fvg, pian piano svuotati di funzioni di cui si impossessò la Regione, trovatasi poi a dover creare gli Edr, che però hanno carattere tecnico e non politico". La consigliera ha, quindi, anticipato che avrebbe votato a favore della mozione ma solo perché "il referendum è uno strumento importante. Dovesse essere indetto, daremo indicazioni ai nostri elettori di votare per il ripristino delle Province".

"Lo facciamo per voi - ha invece spiegato sarcasticamente Moretuzzo - perché non vorremmo che le parole del ministro Luca Ciriani, autorevole esponente del Centrodestra, vi tornassero contro dove ha detto che, così come pensate, sarebbero un poltronificio". E anche lui ha poi ricordato che "i predecessori di Ciriani non votarono contro tale modifica, diversamente da quanto accade oggi".

Tra il serio e il faceto anche Andrea Carli (Pd), che ha commentato: "Sembra quasi che il calore attorno alla proposta di Province elettive serva per dare alloggio a chi, a fine legislatura, non avrà più la possibilità di una carica politica". Aggiungendo poi: "Nei territori si fa fatica a capire i risultati concreti che le Province possono portare alla vita dei cittadini", e rispondendo a Calligaris ha aggiunto: "Non è attraverso l'elezione diretta del presidente di una Provincia che si può ascrivere il sentire comunitario, ma nell'offerta di servizi che le comunità ancora faticano a ricevere".

"Questa mozione è un atto defatigatorio con cui si vorrebbe impedire di realizzare uno dei punti del programma di Centrodestra", ha esordito Andrea Cabibbo (FI) sottolineando che "chi oggi chiede un referendum consultivo finge di ignorare che il referendum vero si è già svolto nel 2023, quando quasi due elettori su tre hanno scelto una Maggioranza che ha il ripristino delle Province nel proprio programma. Desideriamo che la riforma avvenga in questa legislatura. Siamo l'unica Regione senza Province, che invece sono il rispetto del principio di sussidiarietà. Abbiamo la possibilità di correggere un errore che è stato figlio di una furia iconoclasta e ha poi portato a un fallimento, le Uti".

"Ho verificato cosa significhi defatigatorio - ha quindi spiegato Laura Fasiolo (Pd) - e ho trovato che si usa per definire atti presentati con l'obiettivo di prolungare un processo per fiaccare la resistenza della controparte. Ma quale resistenza e resistenza. Qui si tratta di applicare il significato di referendum quale ascolto dei cittadini. Si tratta di difendere un principio democratico".

A dirsi contro la mozione "non certo perché è irrilevante il coinvolgimento dei cittadini, ma perché si tratta di una proposta intempestiva e non coerente con il percorso intrapreso da questa Maggioranza a cominciare dal 2018", è stato Mauro Di Bert (Fp), che ha tacciato il documento di avere "sapore strumentale. Nel 2014 non ci fu alcuno slancio di democrazia nell'ascoltare la popolazione e si trattò di soli 37 voti su 55 consiglieri regionali totali". Per Di Bert è iniziato "un percorso lungo e trasparente, fatto di consultazioni e giudizi importanti, perciò è difficile comprendere perché oggi un referendum consultivo quando il processo decisionale è giunto alla sua fase conclusiva e quando si tratta di un passaggio che la Consulta ha già definito non necessario". Il consigliere ha, poi, respinto ogni spaccatura all'interno della Maggioranza.

Di diverso avviso Manuela Celotti (Pd), che ritiene non solo un atto democratico sentire i voleri della popolazione sulle Province, ma ha ribadito che "forse a qualcuno tra gli esponenti del Centrodestra è sorto il dubbio che si tratti di un mero poltronificio, un ente vuoto che ha potere solo gestionale e nessuna visione politica. Questo è il momento di essere democratici come dite di essere, e di verificare quel consenso che pensate di avere tra la popolazione". Ha, quindi, sgomberato il campo dalle critiche sulle Uti, affermando: "Non è che non hanno funzionato, avete deciso voi di spazzarle via abbandonando i Comuni del Fvg nell'autogestione di criticità che non spettava loro gestire".

Stimolato dai conti della spesa fatti da Honsell, l'assessore regionale alle Autonomie locali, Pierpaolo Roberti, ha fatto presente che "eliminare le Province ha fatto aumentare i costi, lo ha certificato la Corte dei Conti. Per quanto attiene fare un referendum che non è obbligatorio, rendo noto che, tra stanze, onorari per 720mila euro, forfettari per 2 milioni di euro, materiale di concelleria e spese postali per 300mila euro, servirebbe un totale di 3.645.000, che sono pari a 8 raduni e mezzo di alpini del Triveneto e ovviamente senza avere un ritorno economico".

A chiudere, nella sua replica, Diego Moretti (Pd) ha fatto presente che, "se nel 2014 non sentimmo il bisogno di indire un referendum fu perché allora il Consiglio reginale si espresse all'unanimità, perciò non si ascoltarono i cittadini visto che tutti i suoi rappresentanti si dissero a favore".

2 - fine ACON/RCM-fc



  • I consiglieri regionali delle Opposizioni che hanno sostenuto la mozione 216
    I consiglieri regionali delle Opposizioni che hanno sostenuto la mozione 216
  • In piedi, il capogruppo Mauro Di Bert (Fedriga presidente), con in primo piano il capogruppo Antonio Calligaris (Lega) e, dietro al centro, il capogruppo Andrea Cabibbo (Forza Italia)
    In piedi, il capogruppo Mauro Di Bert (Fedriga presidente), con in primo piano il capogruppo Antonio Calligaris (Lega) e, dietro al centro, il capogruppo Andrea Cabibbo (Forza Italia)
  • L'assessore regionale alle Autonomie locali, Pierpaolo Roberti
    L'assessore regionale alle Autonomie locali, Pierpaolo Roberti
  • La seduta d'Aula
    La seduta d'Aula