ACQUA. PELLEGRINO (AVS): SERVIZIO IDRICO TS RESTI PUBBLICO E IN HOUSE
(ACON) Trieste, 13 giu - "Sul futuro del servizio idrico
integrato a Trieste serve chiarezza, non fughe in avanti. La
scelta di Ausir di procedere verso la gara, in assenza del Piano
d'ambito regionale, è politicamente sbagliata e
amministrativamente fragile. Per Alleanza Verdi e Sinistra, la
direzione deve essere verso una gestione pubblica e in house,
controllo dei territori e pieno rispetto dell'esito referendario
del 2011". Lo dichiara Serena Pellegrino, consigliera regionale
di Avs, in una nota congiunta con Elisa Moro e Tiziana Cimolino,
esponenti di Avs Trieste, dopo il deposito dell'interrogazione
regionale sul percorso avviato dall'Autorità unica per i servizi
idrici e i rifiuti (Ausir) per l'area triestina.
"Non si può decidere come gestire un servizio essenziale -
aggiunge Pellegrino - prima di aver definito cosa deve essere
gestito, quali investimenti servono, quali infrastrutture sono
necessarie, quali standard di qualità vanno garantiti e quale
sostenibilità economico-finanziaria deve sorreggere il servizio.
L'articolo 149-bis del Codice dell'ambiente stabilisce che la
scelta della forma di gestione avvenga nel rispetto del Piano
d'ambito. Ma quel Piano, in Friuli Venezia Giulia, per il
servizio idrico integrato non risulta ancora approvato".
"La delibera del Consiglio di amministrazione di Ausir del 28
maggio 2026 - prosegue la nota - propone invece il ricorso alla
gara per l'area triestina con decorrenza dal primo gennaio 2028,
in vista della scadenza della concessione al 31 dicembre 2027.
Una scelta che riguarda non solo Trieste, ma l'intero assetto del
servizio idrico provinciale, compresa la prospettiva dell'attuale
gestione in house di Acquedotto del Carso. Questo significa
aprire la strada al mercato proprio dove andrebbe rafforzata la
gestione pubblica".
"Non bastano Programma degli interventi e Piano
economico-finanziario a sostituire il Piano d'ambito. Sono
strumenti regolatori e tariffari, con natura e funzione diverse.
Il Piano d'ambito è invece lo strumento unitario di
programmazione, riferito all'intero territorio regionale,
soggetto anche a Valutazione ambientale strategica. Senza quel
quadro - ribadisce la consigliera regionale -, la scelta della
gara diventa una decisione presa al buio, senza la base tecnica e
politica necessaria".
"Il referendum del 2011 ha detto con forza che l'acqua è un bene
comune e non una merce. La stessa Regione ha più volte richiamato
l'obiettivo di una multiutility regionale pubblica per acqua e
rifiuti. Procedere ora con una gara sull'area triestina significa
andare nella direzione opposta, indebolendo la prospettiva
pubblica e trattando la gestione in house come un'ipotesi
residuale, invece che come la scelta da rafforzare. Con
l'interrogazione - spiega la sua proponente -, chiediamo alla
Giunta Fedriga di spiegare perché, a quasi dieci anni
dall'istituzione di Ausir, il Piano d'ambito regionale del
servizio idrico non sia ancora stato approvato; quali controlli
siano stati esercitati sull'attività dell'Autorità; se ritenga
legittima una scelta di gara assunta prima della pianificazione;
e quali iniziative intenda adottare per ristabilire trasparenza,
correttezza amministrativa e coerenza con l'interesse pubblico".
"La Regione non può restare spettatrice. Ha funzioni di
indirizzo, verifica e controllo su Ausir e, in caso di ritardi o
inadempienze, l'ordinamento prevede anche poteri sostitutivi e la
nomina di un commissario ad acta. Trieste e il Carso non possono
diventare il punto di rottura del modello pubblico del servizio
idrico in Friuli Venezia Giulia. Per Avs - chiudono le esponenti
rossoverdi - la strada è chiara: fermare la gara, approvare il
Piano d'ambito regionale e lavorare a una gestione in house,
pubblica, trasparente e controllabile dai territori".
ACON/COM/rcm