FEMMINICIDI. CAPOZZI (M5S): DA VANNACCI PAROLE GRAVI CHE NEGANO DRAMMI
(ACON) Trieste, 15 giu - "Respingiamo con fermezza
dichiarazioni che banalizzano un fenomeno tanto grave e invitiamo
chi ricopre incarichi pubblici ad affrontare il tema con il
rigore e la responsabilità che merita. Le dichiarazioni del
generale Roberto Vannacci, secondo cui il femminicidio sarebbe
semplicemente un omicidio come tutti gli altri, non sono soltanto
discutibili sul piano politico: sono profondamente sbagliate sul
piano giuridico, criminologico e sociale".
Non usa messi termini, nella sua nota, la consigliera regionale
Rosaria Capozzi (Movimento 5 Stelle), prendendo la parola sul
delicato tema dei femminicidi "collegato alle parole spesso a
sproposito e ai toni chiaramente speculativi utilizzati per
affrontare in maniera populistica e superficiale un problema così
grave".
"Sostenere che il femminicidio non esista come fenomeno specifico
- aggiunge la Capozzi - significa ignorare una realtà
riconosciuta dalle istituzioni nazionali e internazionali, dalla
giurisprudenza, dalla ricerca scientifica e dalle stesse
politiche pubbliche adottate negli ultimi anni. Il femminicidio
non è una fattispecie autonoma del codice penale, ma è una
categoria giuridica, sociologica e criminologica che identifica
gli omicidi commessi nei confronti delle donne in ragione del
loro genere o nell'ambito di dinamiche di dominio, possesso,
controllo e sopraffazione".
"È proprio il riconoscimento di queste dinamiche - precisa
l'esponente pentastellata - ad aver portato il legislatore ad
approvare negli anni norme specifiche contro la violenza
domestica e di genere. Negare queste evidenze equivale a
sostenere che non esistano fenomeni criminali con caratteristiche
peculiari e cause ricorrenti. Sarebbe come affermare che il
terrorismo è semplicemente un omicidio plurimo o che i crimini
d'odio siano soltanto aggressioni come tutte le altre. Il
diritto, invece, distingue i fenomeni per comprenderli e
contrastarli meglio".
"Perciò, le parole del generale Vannacci appaiono ancora più
gravi - sottolinea infine la rappresentante del M5S - proprio
perché arrivano da un rappresentante delle istituzioni. In un
Paese in cui troppe donne continuano a essere uccise da partner,
ex partner o familiari che non accettano la loro libertà e la
loro autodeterminazione, minimizzare il problema significa
contribuire a una pericolosa rimozione culturale delle sue cause".
"Cancellare il concetto di femminicidio - conclude la Capozzi -
significa cancellare la specificità di una violenza che affonda
le proprie radici nella disuguaglianza, nel controllo e nella
negazione della libertà delle donne".
ACON/COM/rcm