ISONZO/1. CONSORZIO BONIFICA IN IV COMM: PREPARIAMO PROGETTO PER 2029
(ACON) Trieste, 15 giu - La Regione, avvalendosi del Consorzio
di bonifica della Venezia Giulia, sta predisponendo un'opera per
la mitigazione degli effetti dei deflussi discontinui
(hydropeaking) del fiume Isonzo attraverso la ricalibratura delle
portate, la rimodulazione del bacino di compensazione e la
realizzazione di un invaso tra due sbarramenti dopo la
demolizione dell'attuale traversa di Ponte Piuma. Ma per il sì
finale al progetto, tra Documento di fattibilità delle
alternative progettuali (Docfap), valutazioni della Regione e del
Gruppo europeo di cooperazione territoriale (Gect), Provvedimento
autorizzatorio unico regionale (Pau) e confronti vari, ci
vorranno non meno di 24 mesi, parola di direzione regionale
Difesa dell'ambiente.
È quanto si è appreso nel corso dell'audizione dello stesso
Consorzio di bonifica della Venezia Giulia, chiamato dietro
indicazioni di Alberto Budai (Lega) dalla IV Commissione,
presieduta da Giuseppe Ghersinich (Lega), per illustrare il
progetto tecnico-economico previsto per l'Isonzo che, come noto,
lambisce le località slovene di Plezzo, Caporetto e Tolmino,
entrando poi in Italia presso la città di Gorizia.
"Si tratta di una questione aperta dal '47 con il trattato di
Parigi e poi con gli accordi di Osimo del '75", ha spiegato per
primo l'assessore regionale Fabio Scoccimarro, che ha poi
affermato che si tratta di "un intervento che la Giunta ha
fortemente voluto e che ha finanziato con 14 milioni di euro
nell'Assestamento del 2024. Le soluzioni che oggi esaminiamo
potranno permettere di recuperare un volume di invaso di circa 1
milione di metri cubi d'acqua. Oggi registriamo dei picchi
improvvisi, anche 4 al giorno, che non dipendono da questioni
climatiche ma di mercato del costo dell'energia elettrica e che
non solo rendono l'irrigazione problematica nell'Agro Cormonese e
critica nell'Agro Monfalconese, ma non garantiscono il deflusso
minimo vitale, compromettendo l'ecosistema del fiume e mettendo a
rischio le specie autoctone".
Per comprender le difficoltà e le critiche emerse, bisogna fare
un passo indietro nella storia.
Il Trattato di Osimo, firmato nel 1975 tra l'Italia e la
Jugoslavia (i cui obblighi sono oggi della Slovenia), affronta la
gestione del fiume Isonzo focalizzandosi su due obiettivi chiave:
la costruzione di una diga in territorio ex jugoslavo per scopi
di produzione di energia elettrica; l'irrigazione della piana a
Sud di Gorizia. Per la gestione delle portate d'acqua, l'accordo
stabilisce quote precise per il rilascio a Salcano (attuale
territorio sloveno), finalizzate a garantire il fabbisogno
irriguo italiano. Il trattato fissa una portata massima di 120
metri cubi al secondo (mc/s) e una minima di 12,5 mc/s, con una
media concordata di 25 mc/s.
Essendo le portate rilasciate dall'impianto variabili, l'allora
Commissione bilaterale decise di far realizzare un bacino di rifasamento
mediante l'edificazione di una nuova diga, in territorio italiano
nel Comune di Gorizia, per attenuare gli effetti degli sbalzi di
portata. La diga e il suo bacino furono finanziati nel '78,
progettati a metà anni '80, ma mai realizzati per diversi motivi.
Da qui in poi, la storia diventa recente, incluse le richieste
cadute nel vuoto della Regione Friuli Venezia Giulia. "A nostra
richiesta di poter concordare gli interventi - è stato reso noto
alla IV Commissione -, la risposta slovena è stata che non sono
tenuti ad alcun avviso dato che gli interventi (essere passati da
17/18 mc al secondo a 13 mc/s) restano entro i 12,5 mc/s pattuiti
dal trattato".
Da parte del gotha intero del Consorzio, dal presidente Enzo
Lorenzon al vice Fabio Coser, dal direttore Daniele Luis alla
componente dello staff Silvia Caruso, sono arrivate le
spiegazioni più in dettaglio della portata del fiume, delle opere
realizzate negli anni, tra dighe, traverse e ripompaggi, in
territorio sloveno "mentre nella parte della nostra regione non
abbiamo dighe, ma solo traverse - è stato fatto presente - perciò
non abbiamo una capacità di invaso, con pericoli di improvvise
piene".
Il Consorzio ha detto anche del lavoro del "Laboratorio Isonzo
2010-2012, dove i maggiori portatori di interesse hanno
realizzato numerosi tavoli tecnici per giungere all'elenco degli
obiettivi, fino alla rinegoziazione dei rilasci previsti dal
trattato di Osimo del 1975, che però può avvenire solo con la
realizzazione di un bacino di compensazione. Passare dalla
pratica irrigua da scorrimento a quella a pioggia degli 8mila
ettari del comprensorio ha permesso di ottenere un risparmio
idrico di più del 50%, con il maggiore beneficio che è andato al
fiume perché così è possibile attingere solo dell'acqua
necessaria, senza spechi".
Ancora gli auditi hanno spiegato il progetto, "il cui studio
avviene anche utilizzando delle simulazioni degli scenari in
condizioni normali e straordinarie. L'idea tecnica è quella di
creare due traverse per recuperare almeno un milione di mc
d'acqua; individuare delle aree di stoccaggio dell'acqua stessa;
iniziare i lavori nel 2029".
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ACON/RCM-aa