PROVINCIE/1. AUDITI IN V COMM SU DDL 86 DIVISI SU NECESSITÀ REFERENDUM
(ACON) Trieste, 16 giu - La discussione sul ritorno delle
Province in Friuli Venezia Giulia continua a dividere giuristi,
amministratori e politica. Nel corso delle audizioni della V
Commissione, presieduta da Diego Bernardis (Fp), dedicate al
disegno di legge 86, sono emerse posizioni differenti sia sul
metodo, sia sul merito della riforma.
A dominare il dibattito è stata soprattutto la questione della
consultazione popolare, con gli interventi del costituzionalista
Leopoldo Coen e di due ex segretari generali della Regione,
Giovanni Bellarosa e Vittorio Zollia.
Coen ha sostenuto che 'esiste una sostanziale differenza tra la
riforma che aveva istituito le Uti e l'attuale ricostituzione
delle Province. Le prime erano forme associative tra Comuni,
mentre le Province costituiscono enti locali autonomi previsti
dallo Statuto regionale'. Secondo l'esperto, il riferimento
contenuto nello Statuto alla necessità di 'sentire le popolazioni
interessate' deve tradursi in un referendum consultivo, almeno
per quanto riguarda la definizione delle circoscrizioni
territoriali dei nuovi enti. 'Un passaggio che - ha aggiunto Coen
- potrebbe evitare futuri contenziosi davanti alla Corte
costituzionale e al Governo'. Una posizione condivisa anche da
Bellarosa, il quale ha ricordato che 'sarebbe stato opportuno
procedere preliminarmente alla revisione delle norme di
attuazione dello Statuto'.
L'assessore regionale alle Autonomie locali, Pierpaolo Roberti,
ha richiamato la sentenza 50/2015 della Consulta, relativa
all'istituzione delle città metropolitane prevista dalla legge
Delrio. 'In quel caso - ha ricordato - la Corte stabilì che non
fosse necessario il referendum consultivo, trattandosi della
creazione di un nuovo ente previsto dalla Costituzione e non di
una modifica dei confini di enti già esistenti'.
Bellarosa ha, però, confermato una lettura differente e ha
ribadito che, a suo avviso, la situazione del Fvg presenta
caratteristiche diverse, ovvero la Regione parte oggi da un
ordinamento privo di Province, dopo la loro soppressione, e la
legge costituzionale che ne prevede il ritorno imporrebbe
comunque la consultazione delle popolazioni interessate "pur
ricordando che l'eventuale referendum avrebbe natura consultiva e
non vincolante".
Nel corso del dibattito, la consigliera regionale Rosaria Capozzi
(M5S) ha chiesto se "la presenza di Sappada all'interno della
futura provincia di Udine, rispetto alla configurazione storica
precedente alla soppressione delle Province, non costituisca già
una modifica territoriale tale da rendere necessario il
referendum". 'Il punto - le ha risposto Bellarosa - è
irrilevante, resta che le Province sarebbero soggetti nuovi".
Sandro Fabbro, di Terza Ricostruzione, ha contestato
l'impostazione del progetto regionale giudicandolo "un ritorno a
un modello amministrativo ormai superato" e ha proposto un
modello alternativo basato su un sistema ispirato alle esperienze
federaliste dell'Europa centrale.
Nel dibattito è emersa anche la questione della natura delle
future Province, dove i vertici degli Enti di decentramento
regionale (Edr) sono intervenuti illustrando funzionamento,
progetti e quadri economici attuali che dovrebbero essere
traslati nei nuovi soggetti.
Coen ha invitato a distinguere tra funzioni di programmazione
politica e attività amministrative. 'Se per le prime è
giustificata l'esistenza di organi elettivi e rappresentativi,
per le seconde sarebbero sufficienti strutture tecniche
efficienti'. E ha suggerito che "sarebbe meglio semplicemente
rafforzare ulteriormente gli Edr".
Serena Pellegrino (Avs) ha, quindi, chiesto "quali siano
concretamente le competenze da attribuire alle future Province e
se non sia opportuno prevedere un passaggio referendario".
Furio Honsell (Open Sinistra Fvg) se gli Edr "abbiano
effettivamente migliorato la gestione delle opere pubbliche" e ha
sollevato dubbi sull'ambiguità normativa sul coinvolgimento delle
popolazioni.
Il dem Francesco Russo ha osservato "se non sia preferibile
ripensare più profondamente l'assetto istituzionale".
Laura Fasiolo (Pd) ha espresso "perplessità sull'utilità del
ritorno delle Province", chiedendo "quali i vantaggi concreti
rispetto agli Edr e come evitare nuove disuguaglianze
territoriali".
Mauro Di Bert (Fp) si è soffermato su "quali sarebbero le
conseguenze di un eventuale esito negativo di un referendum e se
l'espressione 'sentite le popolazioni interessate' implichi
necessariamente un referendum o possa includere altre forme di
consultazione".
Manuela Celotti (Pd) ha interrogato gli esperti "sulla reale
necessità di nuovi enti politici per funzioni già svolte dagli
Edr e sulla dimensione territoriale più efficace".
Massimo Moretuzzo (Patto per l'Autonomia-Civica Fvg) ha espresso
preoccupazioni "sul rischio di un arretramento del
decentramento", dove Bellarosa ha riconosciuto la necessità di
rafforzarlo, invitando però a un approccio graduale.
I dubbi di Diego Moretti (Pd) sono andati alla sostenibilità del
trasferimento di competenze in materia ambientale e trasporto
pubblico.
A sostegno del percorso regionale, il presidente nazionale
dell'Unione delle Province d'Italia (Upi), Enzo Lattuca, ha detto
che "i dieci anni successivi alla riforma Delrio hanno mostrato i
limiti di un sistema che ha indebolito le Province senza
sostituirle con modelli efficaci. La loro assenza ha contribuito
ad aumentare le disuguaglianze territoriali e le difficoltà dei
piccoli Comuni. Tuttavia, il ritorno delle Province avrebbe senso
solo con competenze strategiche di pianificazione, programmazione
e sviluppo".
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ACON/RM-rcm