PROVINCE/2. RISPOSTE A TEMPI, PERSONALE, FUNZIONI, RACCORDO CON COMUNI
(ACON) Trieste, 16 giu -Il personale delle nuove Provincie, i
nuovi compiti strategici dell'ente di area vasta e anche della
Regione hanno tenuto banco nella sessione pomeridiana della V
Commissione, presieduta da Diego Bernardis (Fp), impegnata nelle
audizioni sul disegno di legge 86.
"Non siamo di fronte a un salto nel vuoto, come quando ci fu il
passaggio dalle Province alle Uti - secondo la Uil - poiché il
ddl precisa in modo chiaro la natura dei contratti, rimarranno
quelli regionali, e le funzionalità degli uffici". "Seguiremo il
ricollocamento dei dipendenti degli Edr, per garantire un
passaggio ordinato e privo di penalizzazioni" ha aggiunto la
Cisl. Per la Cisal "va comunque chiarito che, dal 1 gennaio 2027,
il personale trasferito sarà dipendente delle Provincia e non più
della Regione". Direr, il sindacato dei dirigenti, ha definito la
riforma "epocale" e il ruolo del personale "strategico,
soprattutto nella fase d'avvio, per questo va adeguatamente
supportato". La Cgil ha infine ricordato che "i potenziali
lavoratori da trasferire assieme ad eventuali nuove funzioni sono
molti di più. Per tutti vanno garantiti i trattamenti economici
in atto".
Partendo dal presupposto di "progetto di vita" del lavoratore,
Furio Honsell (Open) ha chiesto ai sindacati se "si possano
spostare i dipendenti della Regione in un altro ente locale",
Serena Pellegrino (Avs) "se è possibile inserire in legge un
passaggio che preveda che il lavoratore si esprime sul
trasferimento". Risposte negative: "Nessuna deroga al principio
di successione automatica, l'alternativa è la messa in mobilità".
Manuela Celotti (Pd), temendo "un ulteriore depauperamento degli
organici per i piccoli Comuni", ha richiamato l'attenzione anche
sull'aspetto della qualità del lavoro: "Non è solo una questione
salariale, ma ha un peso anche il contesto organizzativo in cui
le persone operano. La reintroduzione degli enti intermedi poteva
essere l'occasione per rivedere l'equità del Comparto unico". Il
collega Diego Moretti ha chiesto "se rispetto a 10 anni fa, oggi
il personale dei Comuni stia meglio o peggio". Secondo la Uil "le
modifiche introdotte con i contratti stipulati dal 2018 in poi
sono più vantaggiose per i dipendenti degli enti locali rispetto
ai regionali", mentre l'assessore alle Autonomie Locali,
Pierpaolo Roberti, ha risposto con i numeri: "Erano 3.591
dipendenti regionali al 31 dicembre 2024 e 9.667 negli enti
locali. Nel 2015, erano rispettivamente 2.876 e 11.168".
Sul ruolo strategico delle future Province e anche della Regione,
Piero Mauro Zanin, in rappresentanza dell'Associazione regionale
dei sindaci emeriti ha affermato: "La Regione ha avuto funzioni
di propulsione e sviluppo della comunità che nel tempo si sono
appannate, ruolo che deve riprendere assieme alle Province poiché
c'è un vuoto causato dal fallimento delle Uti, esempio di
ingegneria istituzionale".
Rispondendo a Massimo Moretuzzo (Patto per l'Autonomia-Civica
Fvg), Zanin ha aggiunto che "l'elezione diretta della Provincia è
ineludibile; sul tema delle aree montane nella nuova provincia
c'è necessità di avere autonomia per gestire la tematica in
materia trasversale; per quanto riguarda i tempi della riforma,
un primo passo è meglio del vuoto".
A rappresentare nelle audizioni il mondo produttivo è stata
Confcooperative, che ha sottolineato l'importanza "degli enti di
area vasta per sopperire alle carenze di personale e competenze
dei Comuni, con una visione di integrazione funzionale e
operativa anche a monte con la Regione. Non limitiamoci a
proposte di basso respiro, è un'opportunità anche per il tessuto
socioeconomico del Fvg".
2 - fine
ACON/AA-rcm