SALUTE. PELLEGRINO (AVS): PORDENONESE CERTIFICA FALLIMENTO CDX
(ACON) Trieste, 17 giu - "Definire soluzione ciò che appare solo
come un palliativo è grave e irrispettoso nei confronti di decine
di migliaia di cittadini".
Lo afferma in una nota la consigliera regionale Serena Pellegrino
(Alleanza Verdi e Sinistra) a fronte della drammatica situazione
della sanità territoriale nel Friuli Occidentale e in generale su
tutto il territorio regionale, dove - evidenzia la consigliera -
"la carenza di medici ha ormai raggiunto numeri allarmanti".
"Nella sola provincia di Pordenone - commenta Pellegrino - si
contano circa 80.000 cittadini senza medico di base. Secondo
quanto riportato dalla stampa locale, molti medici di medicina
generale sono responsabili di un bacino di utenza che può
raggiungere i 1800 assistiti, un numero di gran lunga superiore
al limite ordinario di 1500 pazienti. La situazione è
particolarmente critica nel capoluogo e nel Distretto del
Noncello, a cui si aggiungono le pesanti carenze nei poli di
Sacile, Aviano e Brugnera. Le zone della provincia pordenonese
soffrono di oltre 50 posizioni vacanti, un dato che evidenzia il
fallimento della programmazione regionale".
"I cosiddetti ambulatori sperimentali di assistenza primaria
(Asap), attivati in via emergenziale, non possono sostituire -
continua l'esponente di Avs - il rapporto di fiducia tra il
cittadino e il proprio medico di famiglia. Per tamponare
nell'immediato questa grave falla avevamo presentato degli
emendamenti, in seguito rigettati dalla Maggioranza, che
impegnavano la Giunta ad aumentare, in via sperimentale, il
massimale di assistiti per i medici in formazione con borsa di
studio. Si tratta di una misura ponte già sperimentata con
successo in altre Regioni, come la Toscana, che avrebbe permesso
di alleviare i disagi".
"La Giunta Fedriga - incalza Pellegrino - continua a seguire
l'emergenza con scarsi risultati: le Case della Comunità restano
contenitori per lo più vuoti, insufficienti rispetto alle
necessità di cittadine e cittadini. Di contro, nella vicina
regione Veneto è stato incoraggiato un accordo con le
organizzazioni sindacali dei medici di medicina generale, al fine
di rafforzare il modello di assistenza territoriale: presso le
Case di Comunità viene promossa la presenza di medici in modo da
assicurare un'effettiva continuità assistenziale e alleggerire il
carico dei pronto soccorso".
"La carenza di medici di famiglia, infine, non può essere
contrastata solamente attraverso l'assunzione di medici in
quiescenza: servono subito riforme strutturali e investimenti
concreti per rendere nuovamente attrattiva la professione di
medico di medicina generale. Lasciare la comunità scoperta,
soprattutto in un territorio con un'alta percentuale di anziani e
di pazienti cronici - conclude l'esponente d Avs -, è
inaccettabile e certifica il fallimento delle politiche
socio-sanitarie perseguite da oltre otto anni dal Centrodestra
regionale".
ACON/COM/sm