PROVINCE. GRUPPO PD: RIFORMA SENZA VISIONE E FUNZIONI DA DEFINIRE


PROVINCE. GRUPPO PD: RIFORMA SENZA VISIONE E FUNZIONI DA DEFINIRE

17.06.2026
17:31
(ACON) Trieste, 17 giu - "Una riforma priva di una visione complessiva e insufficiente, con troppe incertezze sulle competenze delle future Province, senza un percorso certo di trasferimento delle funzioni, adeguate garanzie per gli enti locali e un reale coinvolgimento dei cittadini e dei territori". È in sintesi il giudizio espresso, in una nota, dai consiglieri regionali Manuela Celotti, Francesco Russo, Laura Fasiolo, Massimiliano Pozzo, Francesco Martines e Diego Moretti (Pd) intervenuti in V Commissione riunita per l'esame del disegno di legge 86 "Principi e norme fondamentali del sistema Regione-Autonomie locali, istituzione e ordinamento delle Province del Friuli Venezia Giulia e soppressione degli Enti di decentramento regionale".

Per la consigliera Celotti il provvedimento arriva all'esame del Consiglio regionale "senza il dovuto e necessario coinvolgimento preventivo dei soggetti interessati, nonostante si tratti di una riforma destinata a incidere sull'intera comunità regionale. Il ragionamento sarebbe dovuto partire dalle grandi sfide che il Fvg è chiamato ad affrontare, dalla transizione ecologica all'inverno demografico, fino alle nuove dinamiche produttive e della mobilità. Solo dopo avrebbe dovuto individuare il livello istituzionale più adeguato a governarle. Prima si definiscono obiettivi e funzioni, poi si decide quale ente creare e con quale assetto", osserva ancora la dem, esprimendo inoltre "forti perplessità sulla mancanza di indicazioni puntuali riguardo alle competenze delle future Province e sui possibili effetti sugli organici comunali".

Il consigliere Russo parla di una "constatazione amara sulla scarsa qualità della proposta. Dopo anni di annunci - sottolinea il dem - la maggioranza presenta una riforma che appare ancora un cantiere aperto e che non chiarisce il punto essenziale: quale sia oggi l'utilità delle Province. È una scelta conservativa, che guarda al passato senza spiegare quale valore aggiunto portino nuovi consigli provinciali rispetto alle funzioni già esercitate dagli Edr", afferma Russo, ribadendo la necessità di coinvolgere i cittadini attraverso un referendum consultivo.

La consigliera Fasiolo richiama l'attenzione su "come le audizioni abbiano evidenziato la complessità della materia e la necessità di maggiore prudenza. Il concetto di area vasta non coincide automaticamente con quello di Provincia e la riforma rischia di esporsi a possibili criticità sotto il profilo costituzionale. Sarebbe servito più tempo per approfondire il tema - osserva la dem -, confrontarsi con i territori e in particolare con le aree montane, valorizzando realmente il ruolo che si intende attribuire a questi enti. Un maggiore riequilibrio territoriale sarebbe inoltre necessario per evitare dimensioni squilibrate e conseguentemente una maggiore attenzione per la montagna", conclude Fasiolo.

Il consigliere Pozzo concentra, invece, il proprio intervento sul tema delle competenze: "Il dibattito non dovrebbe essere incentrato sul sì o sul no alle Province, ma sull'utilità concreta dell'ente e sulle funzioni che sarà chiamato a svolgere, per evitare anche doppioni burocratici e sprechi". A suo giudizio, l'articolo 35 del disegno di legge risulta "troppo debole e si limita a rinviare a successivi interventi normativi. Ci si è concentrati sul contenitore, ma il contenuto resta indefinito. Se si vuole davvero rafforzare un ente di area vasta bisogna chiarire fin da subito competenze, tempi e modalità di trasferimento delle funzioni, garantendo al contempo semplificazione amministrativa e alleggerimento del ruolo della Regione", conclude Pozzo.

Anche Martines richiama "l'importanza di costruire riforme condivise e capaci di reggere nel tempo". Pur dichiarandosi favorevole alle Province elettive, il consigliere evidenzia "una contraddizione nell'esclusione del referendum consultivo: se si ritiene che l'elezione diretta rafforzi la partecipazione democratica, non si comprende perché non si voglia consentire ai cittadini di esprimersi su una scelta così rilevante". Nel merito, Martines sottolinea "la necessità di indicare con maggiore precisione tempi e percorsi per il trasferimento delle funzioni dalla Regione alle future Province, lasciando alla Regione solo le competenze di alta strategia, legislative, di programmazione, rapporti internazionali e sanità".

Il capogruppo Moretti, infine, ricorda che "il superamento delle Province è maturato, negli anni passati, all'interno di un contesto politico e istituzionale molto diverso da quello attuale, allora condiviso da tutto il Consiglio regionale, da destra a sinistra al M5S". Per il consigliere dem "il ripristino delle Province doveva essere l'occasione per un grande dibattito nella società politica e civile regionale che riguardasse funzioni, confini e dimensioni dei nuovi enti. Non è sufficiente riproporre un ente che eserciti le stesse funzioni degli Edr. Un ente o ha un significato preciso per le comunità e per i territori, ed è frutto di un ampio dibattito in quelli comunità, oppure rischia di diventare soltanto un ulteriore livello amministrativo", afferma Moretti, definendo in chiusura "un errore il voto contrario al referendum consultivo della scorsa settimana, che a fronte di un Consiglio regionale diviso, potrebbe anche oggi rappresentare uno strumento di partecipazione per una riforma di tale portata".



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  • I consiglieri del Pd durante i lavori della V Commissione
    I consiglieri del Pd durante i lavori della V Commissione