FEMMINICIDIO. BUNA-BUDAI (LEGA): NEGARE FENOMENO NON AIUTA A FERMARLO
(ACON) Trieste, 17 giu - "Abbiamo richiesto alla Commissione
regionale per le Pari opportunità di integrare l'ordine del
giorno dei lavori della prossima seduta per una presa di
posizione unitaria sull'importanza e la valenza della fattispecie
penale del femminicidio, recentemente messa in discussione, da
comunicare al Consiglio regionale". Lo annunciano, in una nota, i
consiglieri della Lega Lucia Buna e Alberto Budai, intervenendo
"sulle affermazioni secondo cui il femminicidio non esisterebbe e
sarebbe un omicidio come tutti gli altri".
"La pari dignità delle vittime non è, e non può essere, in
discussione: la vita di una donna e quella di un uomo hanno
esattamente lo stesso valore. Questo principio, tuttavia -
spiegano - non può essere utilizzato per ignorare la specificità
statistica e criminologica di un fenomeno nel quale le donne
vengono uccise, molto più frequentemente degli uomini, dal
partner, dall'ex partner o all'interno del contesto familiare e
affettivo".
"I dati ci dicono inoltre che la forte riduzione degli omicidi
avvenuta in Italia negli ultimi decenni - prosegue la nota - è
stata determinata soprattutto dal calo delle vittime maschili,
mentre il numero delle donne uccise è rimasto molto più stabile
nel tempo. È un elemento che la politica non può cancellare con
una battuta o con uno slogan".
Buna e Budai ricordano quindi il percorso compiuto
dall'ordinamento italiano: "Il delitto d'onore è stato superato
in Italia nel 1981. Nonostante il rimpianto che qualcuno sembra
nutrire per le pagine più buie e arretrate della nostra storia,
la società e il diritto sono andati avanti. Oggi nessuno può più
considerare il possesso, il controllo o una presunta offesa
all'onore come attenuanti della violenza".
"Si può discutere nel merito della scelta tecnica compiuta dal
legislatore e dell'efficacia di una fattispecie penale autonoma.
Non è invece serio - sottolineano gli esponenti del Carroccio -
negare l'esistenza del problema. Se il Parlamento ha ritenuto
necessario attribuire un nome specifico a questa forma di
omicidio, lo ha fatto per riconoscere una dinamica criminale
precisa, caratterizzata troppo spesso dal controllo, dal possesso
e dal rifiuto di accettare la libertà della donna".
"Sminuire tutto questo per fare propaganda non aiuta a salvare
una sola vita. Il compito delle istituzioni - concludono Buna e
Budai - è comprendere il fenomeno, prevenirlo e offrire strumenti
concreti alle donne che cercano di sottrarsi alla violenza. Per
questo ritengo utile che la Commissione regionale per le Pari
opportunità valuti una posizione condivisa da portare
all'attenzione del Consiglio regionale".
ACON/COM/aa