NUCLEARE. CAPOZZI (M5S): NO AD INGRESSO FVG IN SOCIETÀ KRKO
(ACON) Trieste, 25 giu - "Esprimiamo la nostra forte contrarietà
all'ipotesi che la Regione Friuli Venezia Giulia possa entrare
nella compagine societaria della centrale nucleare di Krko.
Riteniamo molto più coerente e strategico destinare le risorse
pubbliche regionali allo sviluppo dell'efficienza energetica,
delle fonti rinnovabili, delle reti intelligenti e dei sistemi di
accumulo, rafforzando così l'autonomia energetica del territorio
senza impegnare fondi pubblici nel capitale di una centrale
nucleare estera".
Lo afferma in una nota consigliera regionale Rosaria Capozzi
(Movimento 5 Stelle) in merito al delicato tema ambientale legato
alla vicina centrale nucleare di Krko, evidenziando che "la
nostra posizione non si basa esclusivamente sul fatto che
l'impianto sorga in un'area caratterizzata da una significativa
attività sismica, elemento che merita comunque la massima
attenzione, ma deriva da una valutazione più ampia sul ruolo del
nucleare nelle politiche energetiche, dai costi elevatissimi e
dalle tempistiche che di certo non darebbero una risposta
immediata su nostri cittadini e alle nostre imprese".
"Se si ritiene che questa tecnologia non rappresenti la soluzione
energetica da perseguire in Italia, appare incoerente sostenerne
lo sviluppo oltreconfine attraverso una partecipazione pubblica
regionale. L'eventuale ingresso della Regione Fvg nella società
che gestisce l'impianto - aggiunge l'esponente pentastellata -
non costituirebbe di certo una scelta neutrale. Significherebbe,
infatti, condividere responsabilità, rischi e investimenti legati
non solo all'attività della centrale esistente, ma anche alle
prospettive di sviluppo futuro del sito. Compresa la possibile
realizzazione di un secondo reattore. Non si tratterebbe
semplicemente di acquistare energia prodotta da altri soggetti,
bensì di contribuire direttamente alla crescita di
un'infrastruttura nucleare".
"Se il principio politico è che il nucleare non debba far parte
della strategia energetica che intendiamo sostenere, tale
principio - precisa Capozzi - dovrebbe valere sia all'interno dei
confini nazionali, sia all'estero. Non appare convincente opporsi
alla costruzione di nuove centrali in Italia e, allo stesso
tempo, partecipare economicamente alla costruzione o
all'espansione di impianti nucleari nei Paesi confinanti".
"A ciò si aggiungono elementi di preoccupazione relativi alle
caratteristiche del sito. La centrale di Krko, entrata in
funzione nel 1983 e progettata negli anni Settanta, si trova in
una zona sismicamente attiva, situata nell'area di contatto tra
le strutture tettoniche dell'Adriatico e quelle del bacino
pannonico. Svariati geologi - sottolinea la rappresentante del
M5S - hanno sostenuto che il rischio sismico dell'area è stato
storicamente sottovalutato e che la presenza di faglie attive
nelle vicinanze richiede valutazioni particolarmente rigorose.
Inoltre, anche alcuni aspetti relativi al progetto del futuro
secondo reattore sono stati oggetto di osservazioni critiche da
parte della comunità scientifica".
"Va inoltre ricordato che l'impianto è stato concepito in
un'epoca in cui la conoscenza della sismicità del territorio -
conclude Capozzi - era meno avanzata rispetto a quella attuale.
Pur essendo stato sottoposto nel tempo a interventi di
ammodernamento e verifiche di sicurezza, e pur avendo introdotto
sistemi come lo stoccaggio a secco di parte del combustibile
esaurito per incrementare gli standard di sicurezza, restano
forti interrogativi legati all'età dell'infrastruttura e alle
sfide poste dai cambiamenti climatici. Periodi di siccità
prolungata, ondate di calore e l'aumento delle temperature delle
acque potrebbero, infatti, rendere più complessa la gestione dei
sistemi di raffreddamento nel lungo periodo".
ACON/COM/sm