SERVIZIO IDRICO TS. MORETUZZO-MASSOLINO (PAT-CIV): SERVE CHIAREZZA
(ACON) Trieste, 27 giu - "La presenza di Ausir, ente regionale
che dovrà assumere decisioni fondamentali sul futuro affidamento
del servizio idrico di Trieste e del Carso, all'evento
organizzato da AcegasApsAmga, gestore del servizio, solleva
interrogativi che non possono essere ignorati. Così come le
dichiarazioni dell'assessore Scoccimarro, che sembrano anticipare
conclusioni e scenari che dovrebbero, invece, essere oggetto di
un percorso pubblico, trasparente e ancora tutto da costruire e
che non risulta avere al momento i presupposti legali per poter
proseguire in mancanza del piano d'ambito".
Lo affermano in una nota i regionali Massimo Moretuzzo Giulia
Massolino (Patto per l'Autonomia - Civica Fvg) e il capogruppo di
Adesso Trieste in Consiglio comunale Riccardo Laterza,
annunciando di "aver depositato un'interrogazione alla Giunta
regionale per fare chiarezza sull'evento 'Acqua di Trieste: una
storia che guarda avanti', organizzato il 17 giugno da
AcegasApsAmga nella propria sede di Trieste, insieme ad una
mozione e ad una segnalazione ad Arera e al sindaco Dipiazza.
"Ausir - evidenziano i consiglieri - è l'autorità cui la legge
attribuisce funzioni di programmazione, organizzazione e
controllo del servizio idrico integrato. Per questo riteniamo
necessario chiarire con quale ruolo abbia partecipato a
un'iniziativa promossa dal gestore uscente e dedicata proprio al
futuro affidamento del servizio. Anche qualora non vi fosse
alcuna irregolarità formale, rimane un evidente problema di
opportunità istituzionale e di percezione di imparzialità. Chi
dovrà valutare il futuro assetto del servizio deve mantenere una
posizione di assoluta terzietà rispetto ai soggetti interessati".
Municipalisti e autonomisti puntano il dito anche sulle
dichiarazioni rilasciate a mezzo stampa dall'assessore regionale
Fabio Scoccimarro a margine dell'evento: "L'assessore ha
dichiarato che la gara per i prossimi dieci anni sarebbe già
iniziata. Vogliamo sapere a quale procedura si riferisca, perché
ad oggi non risulta alcun percorso formalmente avviato che
giustifichi una simile affermazione. Ancora più sorprendente è il
fatto che queste dichiarazioni arrivino dopo che lo stesso
assessore, rispondendo a una nostra interrogazione lo scorso
maggio, aveva sostenuto che nelle sedi istituzionali non fosse
stato specificato alcunché sul futuro assetto del servizio".
"Ma l'assessore - aggiungono - si è spinto addirittura a
dichiarare che la rete idrica triestina sarebbe di proprietà di
AcegasApsAmga e un eventuale nuovo gestore dovrebbe riconoscere
alla società circa 190 milioni di euro. L'assessore si riferiva
al valore residuo degli investimenti o alla proprietà della rete?
Su quali basi documentali sono state fatte queste affermazioni?
Quali criteri sono stati adottati per determinare la cifra di 190
milioni? Qual è il valore residuo effettivamente riconosciuto
dagli organismi competenti? È doveroso fare chiarezza, perché
numeri di questo tipo rischiano di orientare il dibattito
pubblico e scoraggiare a priori qualsiasi discussione sulle
possibili alternative".
Secondo i consiglieri "l'aspetto più preoccupante è, però, che
tutto questo avvenga mentre il Friuli Venezia Giulia continua a
essere privo del piano d'ambito del servizio idrico integrato, lo
strumento di pianificazione che la legge considera indispensabile
per definire investimenti, organizzazione e modalità di gestione".
"Siamo di fronte a un paradosso - evidenziano -: si discute di
gare, affidamenti, proprietà delle reti e assetti futuri quando
manca ancora il documento che dovrebbe costituire il presupposto
di tutte queste decisioni. È come decidere la destinazione senza
aver ancora tracciato la mappa".
Per questo Massolino e Moretuzzo hanno depositato una mozione che
chiede alla Regione "di intervenire nei confronti di Ausir,
attivando i poteri sostitutivi previsti dalla normativa o
nominando un commissario ad acta per giungere finalmente
all'approvazione del Piano d'Ambito". Contestualmente, i
consiglieri fanno sapere di aver inviato "una segnalazione ad
Arera per evidenziare la situazione esistente in Friuli Venezia
Giulia e verificare la compatibilità dell'avvio delle procedure
relative ai futuri affidamenti con l'assenza dello strumento di
pianificazione previsto dalla normativa nazionale, mentre la
stessa segnalazione è stata inviata da Laterza direttamente al
sindaco di Trieste".
"L'acqua è un bene comune e il servizio idrico è un servizio
pubblico essenziale. Proprio per questo le decisioni sul suo
futuro devono essere assunte nelle sedi istituzionali competenti,
sulla base di dati verificabili, di procedure trasparenti e nel
rispetto delle regole - prosegue la nota stampa -. Non può
passare l'idea che il futuro del servizio sia già scritto o che
alcune decisioni siano già state prese prima ancora che venga
approvato il Piano che la legge impone di predisporre. Anche
grazie al nostro impegno e all'interesse dimostrato dalla
cittadinanza, la partita del futuro del servizio idrico integrato
a Trieste è apertissima. Già nel 2024 la Regione si era espressa
nella direzione di un soggetto gestore pubblico, da costituire a
partire dalle realtà regionali in house che hanno competenze e
capacità per sostenere questa operazione".
"Il ruolo della Regione è strategico in questa partita,
soprattutto in relazione alla copertura del valore residuo degli
investimenti, ed è per questo che è importante una stima accurata
della cifra esatta. A prescindere da tutte le valutazioni
tecniche e burocratiche - concludono -, è ora che il tema
dell'acqua pubblica torni al centro dell'agenda politica della
città".
ACON/COM/sm