PROVINCE/4. AULA, DIBATTITO: VUOTE PER CSX, UTILI PER CDX E SSK


PROVINCE/4. AULA, DIBATTITO: VUOTE PER CSX, UTILI PER CDX E SSK

29.06.2026
15:49
(ACON) Trieste, 29 giu - Sempre nell'ambito della discussione generale al disegno di legge 86, Marco Putto (Patto per l'Autonomia-Civica Fvg) ha evidenziato che "lo Statuto regionale impone la consultazione popolare quando si introducono nuovi enti come in questo caso, ne va della legittimità istituzionale", inoltre "una Provincia si definisce attraverso le sue competenze, ma il ddl non spiega quali saranno e non contiene un cronoprogramma, mentre rimanda tutto ad altre leggi".

Per Furio Honsell (Open Sinistra Fvg), si tratta di "un ddl insensato, che non risolve le carenze del sistema, non spiega che funzioni andranno alle Province nè i loro nuovi confini, con nessun cenno al territorio montano, tutto è deciso solo per opportunismo, in modo dilettantesco".

"Molto rumore per nulla", ha detto Laura Fasiolo (Pd) citando Shakespeare e affermando in tal modo "l'assurdità del provvedimento". La dem ha quindi chiesto il perché di tanta fretta e senza un vero confronto, citando poi molti temi che potrebbero andare in capo alle Province, inclusa la questione transfrontaliera. "Occasione sprecata, con possibile impugnazione di anticostituzionalità" anche per lei.

Voce fuori dal coro, Marko Pisani, che ha ricordato che già 10 anni fa la Ssk aveva difeso in Consiglio regionale l'operato delle Province, che si erano dimostrate necessarie per i diritti di tutte le comunità e strumento di aiuto per i piccoli Comuni. "Per noi servono altre funzioni da trasferire loro, spero che ciò avvenga in pochi mesi come promesso dall'assessore Roberti. Per me la loro reintroduzione è positiva".

Massimo Mentil (Pd) ha sostenuto che il provvedimento non spiega adeguatamente con quali obiettivi si ripristinino le Province e che "averle eliminate allora non è stato demolire ma semplificare l'architettura della Regione, quella stessa semplificazione che la Lega un tempo tanto esaltava e cercava". Per lui, "la valenza del ddl è solo a fini elettorali".

"Avete raccontato il ddl come il male assoluto, una Caporetto della legislazione", ha accusato Michele Lobianco (Forza Italia), per il quale "il ddl ha la bontà di ridare voce a ciò che funzionava, a un ente fatto cadere solo perché si era in un periodo in cui si dava la caccia al politico e alle istituzioni". Il forzista ha quindi sfidato i consiglieri di Opposizione: "Se non siete d'accordo con questa riforma, allora siate coerenti e non presentatevi alle elezioni provinciali".

Il collega di partito Roberto Novelli, dopo aver definito anche lui le Province "enti intermedi che funzionavano grazie a competenze che ora saranno ripristinate", ha ammesso di aver "votato a favore della loro soppressione perché allora era quasi impossibile votare contro minori costi, meno poltrone, maggiore efficienza, invece la riforma con le Uti si dimostrò non del tutto sbagliata ma che molto doveva essere ricondotto a ciò che esisteva prima. La nostra non è una posizione ideologica, ma tornare al passato attualizzandolo".

Per Andrea Carli (Pd) il ddl dimostra che "l'esigenza primaria è avere enti elettivi, più che decidere cosa poi questi debbano fare". Si sarebbe dovuto approfondire meglio il tema con maggiore dibattito e anche per lui manca un coordinamento per la montagna, così come un passaggio per le vallate. Il ddl si presenta "monco" e "non si capisce come siano stati stabiliti i confini dei nuovi enti".

Nicola Conficoni (Pd) ha affermato che "quando nel 2014 il Consiglio regionale unanime ha soppresso gli enti intermedi, non intendeva sopprimere un senso di appartenenza ma semplificare un assetto istituzionale". Il dem ha, poi, accusato "scarse competenze in favore della creazione di nuove poltrone, come ha affermato anche Alessandro Ciriani. Questo è un salto nel vuoto, che non ha nulla a che fare con la riforma della pubblica amministrazione di cui i cittadini avrebbero bisogno".

A detta di Moreno Lirutti (Fp), l'esperienza delle Uti si è dimostrata difficile da mantenere, mentre "gli Edr sono un percorso che va portato a compimento garantendo una rappresentanza politica scelta dai cittadini. Quanto a funzioni affidate progressivamente, è serio perché per prima cosa si devono costruire delle buone fondamenta. Ci sarà una cabina di regia che accompagnerà i trasferimenti dalla Regione e per la costruzione della Casa dei Comuni, che avrà bisogno di risorse e ascolto dei sindaci". Spingendosi oltre, Lirutti ha ammesso che non gli dispiacerebbe "che i presidenti dei nuovi enti siano eletti dal Consiglio regionale".

"Le Province sono elemento di coesione di un territorio eterogeneo", ha spiegato Igor Treleani (FdI). Per lui "la verità è che sono stati eliminati livelli intermedi senza avere la capacità, da parte di chi governava, di costruire alternative solide. Ci sono ambiti che non possono fermarsi ai confini comunali. Con il ddl 86 si creano strumenti e non sovrastrutture, coordinamento e non doppioni".

4 - segue ACON/RCM-aa



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