CARCERI. GARANTE: URGE PROGRAMMARE IL FUTURO DELL'ISTITUTO PORDENONESE


CARCERI. GARANTE: URGE PROGRAMMARE IL FUTURO DELL'ISTITUTO PORDENONESE

01.07.2026
14:04
(ACON) Trieste, 1 lug - "È certo entro qualche anno si porrà un serio interrogativo, ovvero se Pordenone, città della Cultura europea, potrà fare a meno del carcere".

Lo afferma in una nota il Garante regionale dei diritti della persona, Enrico Sbriglia, a margine della partecipazione alla celebrazione della messa, officiata dal vescovo Giuseppe Pellegrini, in occasione della ricorrenza di San Basilide, protettore degli appartenenti al Corpo della polizia penitenziaria, promossa dalla direzione del carcere di Pordenone.

"Serve chiedersi - prosegue Sbriglia - se potremo davvero rinunciare a quella risorsa preziosa costituita dal personale penitenziario e da una variegata e importante comunità di operatori, del privato sociale, della scuola, del mondo della formazione professionale, della sanità, che oggi assicura servizi di cui si può intuire il profitto sociale di cui beneficia la comunità locale, posto che entrerà in funzione un moderno istituto penitenziario nella vicina città di San Vito al Tagliamento. In tal senso - spiega - credo sia il caso di interrogarsi su come agire per non disperdere esperienze, professionalità, storie di territorio che hanno trovato origine e risultati in quello che è il vecchio istituto di piazza della Motta nel capolougo naonense"

"Con la mia presenza a Pordenone - aggiunge il Garante - ho inteso testimoniare il sincero apprezzamento per il grande lavoro svolto dal personale penitenziario presso la Casa circondariale, dove il direttore, Leandro Lamonica, insieme al suo comandante, commissario capo Laura Alimondi, con tutto il personale civile e di polizia in servizio, quello sanitario nonché delle diverse realtà del privato sociale e delle istituzioni pubbliche che operano nel carcere, assicura un lavoro delicato e prezioso a favore delle persone detenute, con evidenti riflessi positivi verso tutta la collettività esterna, nonostante si sia costretti ad operare in condizioni logistiche notoriamente precarie".

"Questo straordinario presidio di sicurezza - osserva Sbriglia - caratterizzato da una missione con evidenti risvolti sociali, a dispetto delle carenze strutturali e con un personale che andrebbe oltre che valorizzato ulteriormente consolidato, riesce comunque a dedicare attenzione, cura, ascolto alle persone ristrette, consentendo che la pena abbia una funzione rieducativa e risocializzante".

"Grazie al loro impegno - evidenzia il Garante - viene fornita l'occasione alle persone ristrette di riconoscere errori e fragilità tradottesi in reato, consentendo di profittare di una chance, di nuove opportunità, al fine di provare a reintegrarsi utilmente nella società libera. Questa è buona e ragionevole sicurezza che si offre al territorio. Se tanto accade è anche perché la città di Pordenone e la sua operosa provincia sanno porsi con animo costruttivo e collaborativo verso gli operatori penitenziari, mostrando l'intelligenza di investire nelle persone, pure ove queste fossero recluse. Quanto fanno gli operatori penitenziari non deve essere considerato un regalo verso la collettività, ma la perfetta restituzione di ciò che impone la nostra Costituzione, l'Ordinamento penitenziario e il sistema complessivo delle norme internazionali che dobbiamo rispettare".

Sbriglia stila quindi delle indicazioni: "Sarebbe ragionevole, se non anche utile, utilizzare l'apertura del nuovo istituto di San Vito al Tagliamento per immaginare un recupero, sempre in ambito penitenziario, del Castello dopo un'intelligente riqualificazione generale e organica dello stesso, destinandolo a ricevere persone detenute in semilibertà o ammesse al lavoro all'esterno, quindi impegnate nel lavoro per grande parte della giornata".

"Parliamo - precisa - di coloro i quali sono sottoposti a vincoli, che rientrano la sera in carcere, per il riposo e i controlli di rito, e che continuano ad essere obbligati a rispettare le disposizioni impartite dalle competenti autorità giudiziarie. In tal modo, ove il Ministero della Giustizia lo consentisse, rimarrebbe a Pordenone un presidio di polizia penitenziaria e continuerebbero i rapporti proficui con il territorio".

Tra le ipotesi di Sbriglia c'è l'idea "di pensare ad un istituto esclusivamente dedicato alle donne, posto che in regione vi è un'unica sezione riservata a loro a Trieste, fornendo finalmente spazi esclusivi per la formazione professionale e scolastica, per la cura dei propri bisogni di donna, di madre, di persona che deve vincere la propria personale battaglia contro le dipendenze e che potrebbe perfino avere vissuto esperienze di sfruttamento. Tra l'altro - ricorda il Garante - in Friuli Venezia Giulia l'Aidia (Associazione italiana donne ingegneri e architetti) si impegna proprio in tema di studio per la rigenerazione di spazi detentivi rivolti alle donne".

"Non sarebbe male - conclude Sbriglia - se le istituzioni si interrogassero al riguardo prima che il carcere di Pordenone si trasformi in un mero ricordo civico o in una foto di ricorrenze che saranno poi archiviate. La presenza alla celebrazione di tante autorità - tra cui il sindaco Alessandro Basso e l'assessore comunale Emilio Scalzotto, il presidente della Fiera, Renato Pujatti, il prefetto Michele Lastella e la questore Graziella Colasanto - mi fa sperare in una soluzione positiva". ACON/COM/rm



  • Un momento della celebrazione della messa in occasione di San Basilide a Pordenone
    Un momento della celebrazione della messa in occasione di San Basilide a Pordenone