CARCERI. GARANTE: URGE PROGRAMMARE IL FUTURO DELL'ISTITUTO PORDENONESE
(ACON) Trieste, 1 lug - "È certo entro qualche anno si porrà un
serio interrogativo, ovvero se Pordenone, città della Cultura
europea, potrà fare a meno del carcere".
Lo afferma in una nota il Garante regionale dei diritti della
persona, Enrico Sbriglia, a margine della partecipazione alla
celebrazione della messa, officiata dal vescovo Giuseppe
Pellegrini, in occasione della ricorrenza di San Basilide,
protettore degli appartenenti al Corpo della polizia
penitenziaria, promossa dalla direzione del carcere di Pordenone.
"Serve chiedersi - prosegue Sbriglia - se potremo davvero
rinunciare a quella risorsa preziosa costituita dal personale
penitenziario e da una variegata e importante comunità di
operatori, del privato sociale, della scuola, del mondo della
formazione professionale, della sanità, che oggi assicura servizi
di cui si può intuire il profitto sociale di cui beneficia la
comunità locale, posto che entrerà in funzione un moderno
istituto penitenziario nella vicina città di San Vito al
Tagliamento. In tal senso - spiega - credo sia il caso di
interrogarsi su come agire per non disperdere esperienze,
professionalità, storie di territorio che hanno trovato origine e
risultati in quello che è il vecchio istituto di piazza della
Motta nel capolougo naonense"
"Con la mia presenza a Pordenone - aggiunge il Garante - ho
inteso testimoniare il sincero apprezzamento per il grande lavoro
svolto dal personale penitenziario presso la Casa circondariale,
dove il direttore, Leandro Lamonica, insieme al suo comandante,
commissario capo Laura Alimondi, con tutto il personale civile e
di polizia in servizio, quello sanitario nonché delle diverse
realtà del privato sociale e delle istituzioni pubbliche che
operano nel carcere, assicura un lavoro delicato e prezioso a
favore delle persone detenute, con evidenti riflessi positivi
verso tutta la collettività esterna, nonostante si sia costretti
ad operare in condizioni logistiche notoriamente precarie".
"Questo straordinario presidio di sicurezza - osserva Sbriglia -
caratterizzato da una missione con evidenti risvolti sociali, a
dispetto delle carenze strutturali e con un personale che
andrebbe oltre che valorizzato ulteriormente consolidato, riesce
comunque a dedicare attenzione, cura, ascolto alle persone
ristrette, consentendo che la pena abbia una funzione rieducativa
e risocializzante".
"Grazie al loro impegno - evidenzia il Garante - viene fornita
l'occasione alle persone ristrette di riconoscere errori e
fragilità tradottesi in reato, consentendo di profittare di una
chance, di nuove opportunità, al fine di provare a reintegrarsi
utilmente nella società libera. Questa è buona e ragionevole
sicurezza che si offre al territorio. Se tanto accade è anche
perché la città di Pordenone e la sua operosa provincia sanno
porsi con animo costruttivo e collaborativo verso gli operatori
penitenziari, mostrando l'intelligenza di investire nelle
persone, pure ove queste fossero recluse. Quanto fanno gli
operatori penitenziari non deve essere considerato un regalo
verso la collettività, ma la perfetta restituzione di ciò che
impone la nostra Costituzione, l'Ordinamento penitenziario e il
sistema complessivo delle norme internazionali che dobbiamo
rispettare".
Sbriglia stila quindi delle indicazioni: "Sarebbe ragionevole, se
non anche utile, utilizzare l'apertura del nuovo istituto di San
Vito al Tagliamento per immaginare un recupero, sempre in ambito
penitenziario, del Castello dopo un'intelligente riqualificazione
generale e organica dello stesso, destinandolo a ricevere persone
detenute in semilibertà o ammesse al lavoro all'esterno, quindi
impegnate nel lavoro per grande parte della giornata".
"Parliamo - precisa - di coloro i quali sono sottoposti a
vincoli, che rientrano la sera in carcere, per il riposo e i
controlli di rito, e che continuano ad essere obbligati a
rispettare le disposizioni impartite dalle competenti autorità
giudiziarie. In tal modo, ove il Ministero della Giustizia lo
consentisse, rimarrebbe a Pordenone un presidio di polizia
penitenziaria e continuerebbero i rapporti proficui con il
territorio".
Tra le ipotesi di Sbriglia c'è l'idea "di pensare ad un istituto
esclusivamente dedicato alle donne, posto che in regione vi è
un'unica sezione riservata a loro a Trieste, fornendo finalmente
spazi esclusivi per la formazione professionale e scolastica, per
la cura dei propri bisogni di donna, di madre, di persona che
deve vincere la propria personale battaglia contro le dipendenze
e che potrebbe perfino avere vissuto esperienze di sfruttamento.
Tra l'altro - ricorda il Garante - in Friuli Venezia Giulia
l'Aidia (Associazione italiana donne ingegneri e architetti) si
impegna proprio in tema di studio per la rigenerazione di spazi
detentivi rivolti alle donne".
"Non sarebbe male - conclude Sbriglia - se le istituzioni si
interrogassero al riguardo prima che il carcere di Pordenone si
trasformi in un mero ricordo civico o in una foto di ricorrenze
che saranno poi archiviate. La presenza alla celebrazione di
tante autorità - tra cui il sindaco Alessandro Basso e
l'assessore comunale Emilio Scalzotto, il presidente della Fiera,
Renato Pujatti, il prefetto Michele Lastella e la questore
Graziella Colasanto - mi fa sperare in una soluzione positiva".
ACON/COM/rm