CASO ROGGERO. PELLEGRINO (AVS): LA GRAZIA NON È UNO STRUMENTO POLITICO
(ACON) Trieste, 18 lug - "La recente e definitiva sentenza
della Corte di Cassazione, che ha condannato a 14 anni e 9 mesi
il gioielliere Mario Roggero, ha sollevato non solo un legittimo
dibattito sulla percezione di sicurezza e giustizia nel Paese, ma
ha innescato una pericolosa sovrapposizione di ruoli
istituzionali". Così in una nota la Consigliera regionale Serena
Pellegrino, Alleanza Verdi e Sinistra, a margine della querelle
istituzionale nata fra il Capo dello Stato e il Guardasigilli.
"Il tentativo del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, di
avocare a sé l'avvio di un'istruttoria volta alla concessione
della grazia - prosegue Pellegrino - rappresenta un'evidente
forzatura istituzionale. Come fermamente e tempestivamente
ricordato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la
grazia è un potere di clemenza individuale ed esclusivo del Capo
dello Stato, tutelato e ribadito dalla Corte costituzionale".
Utilizzare la prospettiva di un provvedimento di grazia - incalza
l'esponente rossoverde - come risposta a caldo a una sentenza
passata in giudicato, o peggio come strumento di pressione
politica, rischia di minare alla base la separazione dei poteri e
di delegittimare il lavoro della magistratura. Il dolore privato
e la comprensibile esasperazione per i reati subiti non possono
giustificare l'abbandono delle regole fondamentali dello Stato di
diritto".
"La Costituzione italiana - aggiunge la consigliera - traccia
confini chiari. Spetta al ministro della Giustizia il compito di
istruire la pratica qualora pervenga un'istanza formale dal
condannato, ma l'atto finale di clemenza rimane prerogativa
assoluta e insindacabile del presidente della Repubblica, il
quale agisce come garante super partes dell'equilibrio
costituzionale e non come Corte d'Appello parallela o strumento
dell'Esecutivo".
Pellegrino auspica che "il dibattito pubblico e la politica
tornino ad assumere toni di rispetto verso le istituzioni e le
sentenze definitive, evitando di alimentare aspettative
irrealistiche che confondono l'opinione pubblica sul
funzionamento del nostro ordinamento giudiziario".
"L'erosione della fiducia nelle istituzioni e la crescente
polarizzazione sociale e politica rischiano infatti di
legittimare la giustizia sommaria, buona solo a far sprofondare
nuovamente l'odierna storia negli anni più bui della nostra
Repubblica", conclude la nota.
ACON/COM/aa