CARCERI. CAPOZZI (M5S): MORTE A PN, GARANTIRE DIRITTI DETENUTI
(ACON) Trieste, 18 ago - "Garantire dignità e diritti
fondamentali ai detenuti non significa essere indulgenti.
Significa, piuttosto, rispettare la Costituzione e rendere più
sicura la società nel suo complesso. È perciò inaccettabile che
all'interno degli istituti penitenziari si continui a vivere in
condizioni segnate dal sovraffollamento, da ambienti spesso
fatiscenti e dalla carenza di personale".
Lo rimarca, affidando il suo pensiero a una nota stampa, la
consigliera regionale Rosaria Capozzi (Movimento 5 Stelle)
premettendo anche come "la morte del giovane detenuto che nel
carcere del castello di Pordenone ha appiccato il fuoco a un
materasso, costituisca una tragedia che impone una riflessione
non più rinviabile sulla realtà delle nostre strutture
penitenziarie".
"In queste condizioni - aggiunge l'esponente pentastellata -
viene inevitabilmente tradito anche il principio costituzionale
della funzione rieducativa della pena. Perché chi sta scontando
una condanna non perde la propria dignità, né i diritti
fondamentali. La privazione della libertà non può e non deve mai
trasformarsi nella privazione del diritto alla salute, a
condizioni di vita dignitose e a un percorso realmente orientato
al reinserimento sociale".
"Particolarmente preoccupante in tal senso è la situazione
dell'assistenza sanitaria. Una sanità penitenziaria che non
riesce a garantire risposte tempestive - precisa Capozzi -
rischia infatti di aggravare ulteriormente una situazione già
drammatica. Proprio per questo motivo, durante i lavori d'Aula
dedicati alla manovra di Assestamento, abbiamo chiesto che venga
introdotta anche la telemedicina, quale strumento concreto per
garantire ai detenuti un accesso più rapido alle prestazioni e
alle consulenze sanitarie".
"È inoltre necessario - sottolinea la rappresentante del M5S -
accelerare il completamento del carcere di San Vito, perché anche
l'adeguatezza delle strutture rappresenta una condizione
essenziale per garantire sicurezza, dignità e un'effettiva
funzione rieducativa della pena".
"La tragedia di questo giovane non deve, pertanto, essere
archiviata come un episodio isolato. Deve invece spingere le
istituzioni - conclude Capozzi - ad affrontare con responsabilità
l'emergenza carceraria, investendo sulle strutture, sul
personale, sull'assistenza sanitaria e sui percorsi di
reinserimento".
ACON/COM/sm