MIGRANTI. NOVELLI (FI): PRIMA DI ACCOGLIERE DECIDIAMO CHI ENTRA
(ACON) Trieste, 25 ago - "Parte dalla domanda sbagliata il
dibattito sull'immigrazione. Prima di chiederci come gestire chi
arriva, dobbiamo decidere chi entra. Quale immigrazione possiamo
sostenere? Se imbarchiamo chi non vuole integrarsi, non esiste
una sola possibilità di gestire i flussi. Viceversa, tramite
canali corretti e sicuri, possono arrivare persone realmente
interessate a integrarsi. Questo è il vero nodo gordiano,
soprattutto per una regione, come il Friuli Venezia Giulia, che
diventa la porta di accesso per le orde di disperati che hanno
trasformato la rotta balcanica in un esodo perenne verso
l'occidente. La Regione sta usando gli strumenti a disposizione,
ma è evidente che servano misure, strumenti e coperture
finanziarie straordinari perché siamo al cospetto di un fenomeno
che è al di fuori dell'ordinario".
Lo afferma in una nota il consigliere regionale di Forza Italia
Roberto Novelli, secondo cui la vera alternativa non è "tra
accoglienza e rigore, ma tra immigrazione governata e invasione
subita".
"Dobbiamo rafforzare i canali legali - prosegue l'esponente
forzista -, individuando con le imprese le professionalità
necessarie, selezionando nei Paesi d'origine e investendo nella
formazione. Allo stesso tempo dobbiamo contrastare con maggiore
efficacia i canali irregolari: devono essere gli Stati a decidere
chi entra, non i trafficanti di esseri umani. Quante volte
leggiamo che le imprese faticano a trovare lavoratori pronti per
certi settori? Quante volte abbiamo sentito, dalle associazioni
di categoria, parlare di matching tra domanda e offerta?
Invertiamo il processo: partiamo da quello che ci serve, anziché
farci carico di quello che arriva".
Novelli richiama anche il cambio di approccio della Svezia, che
punta a ridurre l'immigrazione legata all'asilo e a rafforzare i
rimpatri, concentrandosi parallelamente sull'attrazione di
lavoratori qualificati: "Non si tratta di prendere Stoccolma come
modello assoluto, ma di riconoscere che l'integrazione non
dipende soltanto dalle risorse investite: contano anche il numero
e le caratteristiche delle persone che un territorio è chiamato a
integrare".
Da qui la proposta di introdurre il criterio della "capacità
territoriale di integrazione: non possiamo misurare la capacità
di accoglienza contando soltanto i posti disponibili. Dobbiamo
considerare case, lavoro, scuole, sanità, servizi sociali,
apprendimento della lingua, sicurezza e possibilità di
raggiungere l'autonomia. Non basta garantire un letto per
considerare chiuso il processo integrativo".
Secondo l'azzurro "la politica migratoria deve quindi poggiare su
tre pilastri: immigrazione economica programmata, protezione
internazionale per chi ne ha diritto con procedure più rapide,
contrasto dell'irregolarità e rimpatrio effettivo di chi non ha
titolo a rimanere. Integrare, inoltre, significa anche pretendere
rispetto delle leggi, conoscenza della lingua e progressiva
autonomia".
Infine, Novelli ricorda che "l'accoglienza diffusa è stata un
fallimento: ha sparpagliato bande di disperati in quartieri che
sono diventati, mese dopo mese, sempre meno sicuri, meno
ordinati, meno puliti. Sarebbe meglio riprendere il progetto
dell'hotspot, ovvero un centro di prima accoglienza e
identificazione da costruire in una zona periferica e sicura,
pronta a registrare, assistere e reindirizzare chi arriva nel
nostro territorio, soprattutto alla luce dei recenti sviluppi e
dell'emergenza che investe l'Italia e, restringendo il compasso,
si riverbera con forza anche sul Friuli Venezia Giulia".
ACON/COM/sm