FINE VITA. CAPOZZI (M5S): DAL VENETO UNA LEZIONE DI CIVILTÀ
(ACON) Trieste, 3 set - "L'approvazione della legge sul fine
vita in Veneto rappresenta una scelta di grande valore civile e
istituzionale. Una decisione encomiabile che merita di essere
guardata con attenzione anche nella nostra regione dove, pur
avendone avuto l'occasione, non si è scelto di percorrere la
stessa strada". Lo evidenzia in una nota stampa la consigliera
regionale Rosaria Capozzi (Movimento 5 Stelle), ritornando sul
delicato tema del fine vita e spiegando anche che "il Veneto ha
deciso di intervenire per colmare un vuoto normativo, muovendosi
all'interno del perimetro già tracciato dalla Corte
costituzionale e dando una risposta concreta a persone che vivono
condizioni di sofferenza estrema, nelle quali la malattia e il
proprio corpo possono diventare una prigione senza alternative".
"È una legge - aggiunge l'esponente pentastellata - che, prima
ancora di affrontare una questione politica, riguarda la dignità
della persona, la libertà di scelta e il diritto di non essere
lasciati soli davanti a una condizione esistenziale
insostenibile".
"La decisione del Veneto evidenzia, inoltre, una differenza
politica importante. Di fronte a temi così delicati - precisa
Capozzi - non può non emergere una posizione uniforme all'interno
degli schieramenti: è evidente che ci sono frange di forze
politiche e rappresentanti che hanno scelto di assumersi la
responsabilità di legiferare e altre che, invece, ritengono che
non sia questo il momento, né il livello istituzionale, per
intervenire. È proprio questa la differenza tra 'dove si può' e
'dove non si vuole'. E, quando la possibilità di intervenire
esiste, sottrarsi al confronto e alla responsabilità legislativa
significa lasciare che siano il vuoto normativo e le
disuguaglianze a decidere al posto della politica".
"Il Veneto - sottolinea ancora la rappresentante del M5S - ha
scelto di non voltarsi dall'altra parte. Ha deciso di dare
regole, garanzie e procedure a una materia che non può essere
affidata esclusivamente all'incertezza e alla discrezionalità. La
nostra Regione, invece, quando ha avuto l'opportunità di
affrontare questo tema, non ha avuto la stessa capacità o volontà
di compiere una scelta. Non si tratta di contrapporre territori o
di trasformare il fine vita in una battaglia ideologica; si
tratta invece di riconoscere che, davanti a persone che chiedono
di poter decidere sul proprio percorso di vita e di morte, la
politica ha il dovere di ascoltare, discutere e, quando ne ha la
competenza, assumersi la responsabilità di decidere".
"La legge approvata in Veneto, in questo senso, costituisce una
lezione di civiltà perché restituisce dignità a chi è
intrappolato in un corpo che non lascia alternative, offrendo un
percorso regolato e garantito e riconoscendo che la libertà e la
dignità della persona devono rimanere al centro delle
istituzioni. Ora - conclude Capozzi - anche nella nostra regione
sarebbe doveroso riaprire quella discussione, senza pregiudizi e
senza bandiere ideologiche, partendo da una domanda semplice ma
fondamentale: possiamo davvero permetterci di lasciare sole le
persone proprio nel momento della loro massima fragilità?".
ACON/COM/aa