AMBIENTE. CAPOZZI (M5S): BENE NO A FOTOVOLTAICO ZONA PARTIDOR A UD
(ACON) Trieste, 17 set - "Buona notizia per i cittadini di Udine
Sud: una delle poche aree verdi ancora disponibili nella zona del
Partidor, infatti, rimarrà verde. La transizione energetica va
infatti guidata e pianificata, certamente non subita. Adesso si
approvino le nostre proposte per essere tra le prime Regioni a
recepire al meglio le norme nazionali, ponendo un limite alla
proliferazione di questi campi".
Lo evidenziano in una nota stampa condivisa la consigliera
regionale Rosaria Capozzi (Movimento 5 Stelle) e il coordinatore
territoriale Cristian Sergo, commentando la decisione
dell'Amministrazione comunale di Udine che "ha definitivamente
negato la possibilità di installare l'ennesimo impianto
fotovoltaico a terra sul proprio territorio".
"Nel 2025 erano stati in molti ad aver pensato che, attraverso la
legge regionale 2, la proliferazione degli impianti fotovoltaici
a terra si sarebbe fermata. Invece, sono sempre molteplici le
istanze specifiche che continuano a pervenire ai Comuni. La
Regione Friuli Venezia Giulia non ha voluto recepire nemmeno la
normativa nazionale modificata all'inizio di quest'anno,
consentendo - continuano gli esponenti pentastellati - il
deposito di ulteriori istanze in zone che potrebbero essere
ritenute non idonee o non adatte all'installazione di impianti
fotovoltaici, ma anche di impianti di accumulo (BESS) o di
impianti a biometano, troppo spesso installati vicino ai centri
abitati, suscitando le giuste preoccupazioni dei cittadini".
"Per questi motivi - continua la nota -, dopo aver ricevuto
un'incredibile bocciatura lo scorso marzo, abbiamo predisposto
una specifica proposta di legge regionale per porre un limite
alla proliferazione incontrollata degli impianti di produzione o
di accumulo. L'obiettivo è quello di garantire la possibilità di
raggiungere tutti gli obiettivi prefissati dalla Regione e dallo
Stato, installando le fonti rinnovabili sulle coperture di
edifici pubblici e privati oppure in zone ritenute realmente
idonee".
"E ciò - conclude Capozzi - anche limitando l'uso di impianti
agrivoltaici, affinché gli stessi siano davvero utili alle
aziende agricole del territorio e non a multinazionali poco
propense allo sviluppo dei nostri prodotti enogastronomici e del
turismo lento, ma molto più propense allo sviluppo dei propri
profitti".
ACON/COM/sm