TERRITORIO. PUTTO-MASSOLINO (PAT-CIV): CONCRETIZZARE PRINCIPI DDL 90
(ACON) Trieste, 22 set - "La riforma del governo del territorio
affronta una materia importante. Sulla necessità di superare la
frammentazione amministrativa e costruire strategie territoriali
condivise siamo d'accordo, ma una pianificazione realmente
strategica deve chiarire soprattutto chi decide, con quali
responsabilità e con quale coinvolgimento delle comunità". È
questa la posizione espressa da Marco Putto e Giulia Massolino
(Patto per l'Autonomia-Civica Fvg) nel corso dell'esame in IV
Commissione del disegno di legge 90 sul governo del territorio.
"Tra i punti principali sollevati, c'è il ruolo dei Sistemi
territoriali locali (Stl). Possono essere uno strumento utile di
coordinamento - osservano Putto e Massolino -, ma non devono
diventare un ulteriore livello nel quale decisioni che incidono
concretamente sui Comuni vengono assunte prevalentemente in sede
tecnica. Le scelte strategiche devono mantenere un rapporto
chiaro con gli organi elettivi e, in particolare, con i Consigli
comunali. È necessario evitare anche un'eccessiva concentrazione
delle decisioni in capo alla Regione. Il controllo regionale deve
garantire la coerenza degli strumenti comunali con la
pianificazione regionale, non sostituirsi alle scelte che
spettano alle comunità e alle amministrazioni locali".
"Un capitolo centrale delle proposte avanzate dal Patto per
l'Autonomia-Civica Fvg - fanno sapere ancora i due consiglieri -
riguarda il consumo di suolo. Il territorio è una risorsa
limitata e il principio del non consumo di suolo non può rimanere
una dichiarazione di principio accompagnata da un sistema di
deroghe così ampio da rischiare di svuotarlo. La priorità
indicata è quella del riuso dell'esistente, della rigenerazione
urbana, del recupero delle aree degradate o dismesse e della
rinaturalizzazione, considerando nel bilancio del consumo di
suolo anche le trasformazioni infrastrutturali che comportano
impermeabilizzazione. Particolare attenzione viene chiesta, poi,
per le aree di maggior pregio ambientale e paesaggistico. Aree
naturali protette, siti della Rete Natura 2000, boschi, habitat
di particolare valore e aree sottoposte a tutela paesaggistica
non possono essere considerate equivalenti a qualsiasi altra
superficie non edificata. Per questi territori, chiediamo una
tutela effettiva e non compensabile".
"Altro elemento qualificante è il rafforzamento della
partecipazione dei cittadini nei processi di pianificazione. La
partecipazione - dettagliano ancora - non può ridursi alla
semplice pubblicazione degli atti. Quando si modifica
significativamente il territorio, le persone devono poter
conoscere per tempo le alternative, presentare osservazioni e
proposte e sapere come queste siano state considerate. La
proposta è quella di rendere strutturato il processo
partecipativo, attraverso documentazione accessibile, sintesi non
tecniche, incontri pubblici, possibilità di proporre alternative
e una relazione finale che dia conto dei contributi ricevuti. Su
questo tema abbiamo sottolineato l'importanza di una
pianificazione capace di coinvolgere realmente le comunità: "La
partecipazione non è un elemento accessorio, ma una condizione
per costruire decisioni territoriali più solide e condivise".
Sempre a nome del Gruppo, Putto chiede inoltre "che la riforma
integri in modo più incisivo il tema dell'adattamento ai
cambiamenti climatici. Ondate di calore, siccità, allagamenti,
incendi ed eventi meteorologici estremi stanno già interessando i
nostri territori. La pianificazione deve tradurre questa
consapevolezza in misure concrete. Tra gli interventi indicati:
rigenerazione delle aree impermeabilizzate, riqualificazione
energetica degli edifici, recupero della permeabilità dei suoli,
de-pavimentazione, sistemi di drenaggio urbano sostenibile,
raccolta e riuso delle acque meteoriche e riduzione della
vulnerabilità di insediamenti e infrastrutture".
"Infine, la necessità di garantire ai Comuni tempi e regole certe
per l'attuazione della riforma. Non è pensabile approvare una
riforma di questa portata rinviando ai regolamenti attuativi una
parte significativa delle regole necessarie per applicarla. I
Comuni devono sapere con quali standard, definizioni e modalità
operative dovranno lavorare. Nel complesso - conclude la nota -
le nostre proposte chiedevano una riforma più chiara nella
distribuzione delle responsabilità, più forte nella tutela del
suolo, più rigorosa nella protezione delle aree di pregio, più
concreta sull'adattamento climatico e più partecipata. Nessun
emendamento migliorativo è stato accolto, quindi il voto in
Commissione ci vede astenuti, ma il confronto continuerà in Aula".
ACON/COM/rcm